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In arrivo cento nuovi hotel: corsa agli investimenti a Cortina,Pompei e Trieste

In apertura 17mila camere, positive le attese degli investitori

di Vincenzo Chierchia

(mattiatumoloph - stock.adobe.com)

4' di lettura

Il mercato degli investimenti negli hotel non si ferma, gli operatori guardano avanti e la pandemia è già scontata. È quanto emerso - come si legge in una nota - nel corso della prima tavola rotonda del 2021 organizzata da PKF hotelexperts che ha radunato oltre 60 importanti stakeholder nazionali e internazionali tra gruppi alberghieri, albergatori, investitori, developer, studi di progettazione, istituzioni pubbliche e finanziarie ed aziende del settore per tracciare lo scenario dell'hospitality e degli investimenti in Italia. L'appuntamento apre un ciclo di conferenze che andrà avanti fino a settembre.

Privilegiate in questa fase di mercato le destinazioni alternative alle grandi città d'arte e l'attenzione degli investitori si concentra su luxury, resort, lifestyle e soluzioni ibride, in grado di diversificare le fonti di reddito, su resort e hotel lifestyle.«Il valore degli investimenti nel corso del 2020 in Italia è stato di circa un miliardo di euro e per il 2021 la stima è di raggiungere quota 1,5 miliardi – dichiara Giorgio Bianchi, Managing director di PKF hotelexperts -. La pipeline vede 100 alberghi in apertura con oltre 17mila camere, di cui 64 invia di costruzione e 36 pianificati». Location alternative come Trieste, Bergamo, Bologna, Cortinad'Ampezzo, Perugia hanno mostrato particolare resilienza, mentre le Big Four (Milano, Venezia,Firenze e Roma), dove si concentra il 78% dei valori patrimoniali alberghieri delle città - su un totale del patrimonio immobiliare alberghiero italiano di oltre 117 miliardi stimati nel 2020 - restano penalizzate dal blocco dei flussi stranieri.«Dopo la pandemia - aggiunge Bianchi - gli alberghi dovranno ripensare ilconcetto di hospitality e infatti si stanno già attrezzando promuovendo concept ibridi. Altro dato emerso è l'arrivo di brand internazionali in destinazioni alternative come il caso di Radisson e Falkensteiner a Cortina, Six Senses in Umbria e Moxy a Pompei-Oplonti. L'appetito degli investitori sta cambiando e noi come PKF lo vediamo sul campo. Da poco infatti siamo stati scelti come advisor daun importante fondo internazionale per il quale curiamo un'attività di ricerca e valutiamoopportunità di investimenti in varie destinazioni, non soltanto nelle grandi città ma in location comeTrieste, Napoli, Val Gardena, Liguria Puglia, Sicilia e Sardegna». Alla tavola rotonda sono stati invitati a partecipare in qualità di regional experts: Alessandro Belli diCDP Immobiliare SGR, Claudia Scarcella di RICS, Marco Malacrida di STR, Fabrizio Gaggio di GruppoUNA e Marco Gilardi di NH Hotels.

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Alessandro Belli, Head of Tourism Real Estate di CDP, spiega che «l'investimento nel turismo daparte di CDP è iniziato 4 anni fa, ma lo scorso ottobre è stato lanciato il Fondo Nazionale del Turismo con una forte iniezione di equity con oltre 2 miliardi destinata ad alberghi importanti ed iconici».Parlando di valore degli asset e costi di sviluppo, Claudia Scarcella, Country Manager RICS, ha sottolineato la necessità di promuovere alti standard professionali e tecnici. La sfida è mantenere ivalori patrimoniali e un buon standard di servizio, ricorrendo ad un approccio digitale e sostenibile.Per questo c'è bisogno di upskill e di investire in formazione.

La sentiment survey elaborata da PKF per valutare gli effetti a lungo termine del Covid-19 sulbusiness alberghiero ha fatto emergere che il 49% degli intervistati ritiene che gli hotel abbianobisogno di rivedere prodotto e concept. Nei prossimi 12-18 mesi il segmento che performerà meglio sarà il leisure (58% di risposte) e la pipeline di sviluppo potrebbe subire un ritardo di un anno per il 16% del campione, mentre per il 7% si tratterà di un rallentamento di brevetermine per aspetti legati a costruzione e forniture. La ripresa è attesa tra il 2023 e il 2024.

I dati elaborati da STR mettono in luce la situazione del 2020, con gli alberghi italiani che hanno perso il 63% di occupazione nelle strutture aperte, contro un -72% che concerne l'inventory totaledelle camere.«Le previsioni – sottolinea Marco Malacrida, direttore Italia di STR – sono ancora di bassa occupazione per i prossimi mesi, tra il 10 e il 30%, secondo i gruppi alberghieri che hanno partecipatoal nostro sondaggio. Permane un clima di incertezza che frena le prenotazioni. Una soluzione che hamostrato resilienza è stato l'abbinamento del food & beverage alla vendita di camere».

Nonostante il quadro ancora debole sul fronte del tasso d'occupazione, i gruppi alberghiericontinuano ad investire in nuove aperture. Fabrizio Gaggio, managing director Gruppo Una,conferma che lato mercato l'occupazione è ancora bassa: «Ci attestiamo sul 25% negli alberghi delgruppo aperti. Gli investimenti però proseguono e stiamo per aprire il Milano Verticale, una struttura iconica con una parte residence. Ci aspettiamo una buona risposta dal mercato. Un'altra struttura in apertura è in zona Trastevere a Roma. Stiamo cambiando il business model all'interno dell'aziendae siamo fiduciosi in una nuova luce per il futuro. Sicuramente l'ibrido è un modello da seguire, unabuona soluzione per i 4 stelle. Lavoriamo per integrare attività sociali, sport e coworking».

Marco Gilardi, Director Operations Italy & USA NH Hotels, sottolinea l'apertura lo scorso anno diun 4 stelle a Verona, ricorda l'operazione di annessione degli hotel Dedica Anthology e conferma un modello di sviluppo che segue i nuovi trend di mercato con nuove aree all'interno degli hotel, office room, spazi dedicati agli uffici e servizi legati anche al food & beverage, con un occhio allasostenibilità e al digitale.

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