verso la fase 2

In arrivo più fondi per tasse e borse di studio universitarie

Dal 4 maggio via alle attività di ricerca ma lezioni online almeno fino a settembre. Attesi aiuti nel decreto aprile per non perdere studenti l’anno prossimo

di Eugenio Bruno

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(IMAGO ECONOMICA)

Dal 4 maggio via alle attività di ricerca ma lezioni online almeno fino a settembre. Attesi aiuti nel decreto aprile per non perdere studenti l’anno prossimo


3' di lettura

A differenza delle scuole il post lockdown degli atenei è ormai imminente. Dal 4 maggio, chi vorrà potrà riavviare la macchina della ricerca dando così inizio alla Fase 2. Poi, entro luglio, si passerà agli esami e alle lauree di persona. Per la ripresa della didattica in presenza invece se ne parlerà solo nella Fase 3 prevista per settembre, seppure in forma mista con le lezioni a distanza. A prevederlo sono le linee guida che il ministro Gaetano Manfredi ha messo a punto in via definitiva dopo aver sondato le varie “anime” del mondo accademico (Cun, Crui, Cnsu) e aver letto i loro pareri.

In un quadro più generale che molto probabilmente porterà il governo a inserire, nel decreto di aprile, un piano straordinario per tasse e borse di studio per evitare di perdere matricole a causa della crisi. Perché è in questa fase che molti ragazzi decidono dove iscriversi l’anno prossimo e - come sottolinea al Sole 24 Ore del Lunedì lo stesso responsabile dell’Università - «Abbiamo bisogno di avere più studenti universitari. Per questo metteremo in campo - aggiunge - modelli organizzativi che ci consentano di avere una frequenza regolare dei corsi sia in presenza sia online ma anche misure di sostegno per il diritto allo studio».

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La Fase 2
Manfredi la identifica con il periodo che va dal 4 maggio al 31 luglio. L’idea, come detto, è quella di separare i destini della ricerca e della didattica. La prima ripartirà. Laboratori e biblioteche di atenei, enti di ricerca, Accademie d’arte e conservatori (Afam) potranno riaprire i battenti per le attività individuali, sulla base di un piano per la sicurezza che ogni istituzione metterà a punto seguendo le indicazioni dell’Inail. Una decisione su cui il ministro ha avuto anche il via libera del comitato tecnico scientifico, lo stesso organo che ha invece sconsigliato di riaprire le scuole prima di settembre.

Nelle intenzioni dell’ex presidente della Crui, entro luglio potranno ricominciare a svolgersi in presenza anche i primi esami e le prime lauree. Fermo restando il rispetto delle misure di protezione e di distanziamento e tenendo sempre presente la curva del contagio nei vari territori. E, infatti, saranno i singoli rettori a decidere se e quanto spingersi avanti con le riaperture con un piano operativo dettagliato. Ma è presumibile che nelle zone più colpite dall’epidemia di Covid-19 questa facoltà resti inoptata fino a dopo l’estate. Mentre è certo che fino al 31 luglio non ci sarà una ripresa dei corsi universitari in presenza.

La Fase 3
Le attività didattiche potranno tornare a essere svolte dal vivo solo a partire dalla fase 3 che nel disegno di Manfredi partirà a settembre e si concluderà il 31 gennaio 2021. In coincidenza cioè con il primo semestre del nuovo anno accademico 2020/21. Fatta la premessa che la ripartenza delle lezioni in presenza andrà studiata insieme al comitato tecnico scientifico, l’indicazione del ministro è di immaginare una prosecuzione dei corsi online almeno per gli studenti stranieri e per i fuorisede che avrebbero difficoltà a spostarsi. È chiaro poi che dovremo dimenticarci per un po’ le aule affollate che eravamo abituati a vedere fino a tre mesi fa, soprattutto nei maxi-atenei per i corsi con più studenti. Tant’è che l’ex rettore della Federico II suggerisce ai propri ex colleghi di iniziare a pensare a modalità alternative per gli insegnamenti più numerosi. Ad esempio, rotazione delle persone, formazione mista, allungamento dell’orario delle lezioni.

Gli aiuti in arrivo
Da docente prima e da rettore poi Manfredi sa benissimo che un Paese come il nostro, penultimo in Europa per numero di laureati, non può permettersi di perdere altri studenti universitari. Ed è proprio per questo che dal decreto calendarizzato per fine aprile potrebbe arrivare un segnale di attenzione che aiuti il mondo dell’università a mettersi alle spalle l’emergenza. Sia ai rettori che chiedono risorse per adeguare infrastrutture fisiche e digitali alle nuove sfide della didattica mista e delle lezioni a piccoli gruppi, sia agli studenti che si aspettano un occhio di riguardo su borse di studio e tasse per non essere costretti a rinunciare, causa crisi, a giocarsi le loro chance di futuro. L’intenzione di intervenire come detto c’è. In che misura e per quanto tempo sarà oggetto di trattativa al tavolo della maggioranza nei prossimi giorni.

Per approfondire:
Rettori prudenti su riapertura a luglio: solo nei territori sicuri

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