Emergenza sanitaria

In arrivo i ristori per gli allevatori colpiti dalle misure contro la peste suina

Il governo stanzia 35 milioni di euro per gli imprenditori di Liguria e Piemonte fermati dalle restrizioni sanitarie. In arrivo anche un supercommissario

di Micaela Cappellini

2' di lettura

Un commissario straordinario per gestire l’emergenza e un pacchetto di ristori da 35 milioni di euro per le imprese che stanno subendo le conseguenze delle misure sanitarie di contenimento adottate contro la peste suina africana, nella speranza di circoscrivere al più presto il fenomeno e riaprire un pezzo importante del nostro territorio. La decisione è stata presa nel corso del vertice che si è tenuto a Roma tra il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, quello della Salute Roberto Speranza, e i presidenti delle Regioni Liguria e Piemonte, che rappresentano le due aree colpite dai provvedimenti.

Le misure adottate giorni fa dal ministero della Salute per il contenimento della malattia in Piemonte e Liguria ed evitarne il passaggio dai cinghiali selvatici ai suini e ai cinghiali allevati, hanno infatti messo a dura prova le attività produttive e commerciali dei territori coinvolti: chi alleva o trasforma carne di maiale in una di queste zone rosse, infatti, non può portarla al di fuori della zona stessa.

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I 35 milioni di euro previsti per i ristori rientrano nei 50 milioni di euro destinati alla biosorveglianza e al sostegno alle imprese della filiera dall’ultimo decreto Ristori ter. Il governo ha inoltre deciso di nominare un Commissario straordinario interregionale per la gestione dell’emergenza: si tratta di Angelo Ferrari, direttore dell’Istituto sperimentale Zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Intanto, i territori coinvolti corrono ai ripari: la regione Liguria ha chiesto la sospensione dei pagamenti fiscali e previdenziali per le imprese della filiera della carne suina dei Comuni della zona rossa, oltre alla rinegoziazione dei mutui. Il consiglio comunale di Genova ha deciso invece di costituire un tavolo permanente tra istituzioni locali e di valutare indennizzi per tutte le attività colpite. Il Piemonte invece prosegue il monitoraggio capillare per l’individuazione e la geo-referenziazione delle carcasse dei cinghiali deceduti. Sempre dal Piemonte arrivano le richieste di aiuto delle imprese: i divieti imposti dall’ordinanza ministeriale e da quelle firmate dalle Regioni per fermare il focolaio, sottolineano i consorzi di tutela del Salame Nobile del Giarolo e Terre Derthona-Strada del Vino e dei Sapori dei Colli Tortonesi (che rappresentano un territorio di 48 Comuni), rischiano di mettere ko l’economia dei paesi appenninici del Piemonte.

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