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«In arrivo i Solidarity Bond dall’Europa. Sono sicuro: la Germania non farà a meno dell'Italia»

Parla Giuseppe Vita, l’ex manager italiano che ha guidato Schering e Axel Springer e che conosce bene la cancelliera Merkel. «La Ue? Può rinunciare al paradiso fiscale dell’Olanda, mai a Francia, Italia e Spagna»

di Alessandro Graziani

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(IMAGOECONOMICA)

Parla Giuseppe Vita, l’ex manager italiano che ha guidato Schering e Axel Springer e che conosce bene la cancelliera Merkel. «La Ue? Può rinunciare al paradiso fiscale dell’Olanda, mai a Francia, Italia e Spagna»


3' di lettura

«Sono certo che a breve l’Europa varerà un piano di SolidarityBond senza condizionalità. La Germania e in particolare la cancelliera Angela Merkel hanno la piena consapevolezza della gravissima situazione in Italia e in Europa . Io sostengo la tesi che una Unione Europea non può esistere senza l’Italia, la Spagna o la Francia,ma può benissimo esistere senza l’Olanda o l’Austria, anche se non è certo l’Europa che vorrei. Vedrete, un compromesso sarà trovato».

Giuseppe Vita, 85 anni, siciliano, medico con specializzazione in radiologia, ha passato gran parte della sua vita ai vertici di grandi società tedesche. Dalla guida della farmaceutica Schering, alla presidenza del colosso dell’editoria Axel Springer. E poi la presidenza di Deutsche Bank Italia, di Allianz Italia e infine di UniCredit.

Nel mondo del business, e non solo, è considerato da decenni uno dei più autorevoli “anelli di congiunzione” tra Germania e Italia. Ed è uno dei pochi italiani ad avere una conoscenza personale da anni con la cancelliera Merkel.

Nega di aver parlato di recente con la cancelliera, ma è noto che ha tuttora frequenti contatti con il suo più ristretto entourage. E dai suoi riscontri diretti ha ricavato l’impressione che «la Germania è perfettamente cosciente della situazione in Italia e di quello che si deve fare per il bene dell’Europa».

Ecco il punto di vista di Vita in questa intervista per Il Sole 24 Ore.

Presidente, l’emergenza sanitaria ed economica indotta dal Coronavirus trova un’Europa divisa. Come finirà la settimana che si preannuncia cruciale per definire prestiti di solidarietà ai vari Paesi dell’Unione?

Ho fiducia che si arrivi a un compromesso ragionevole e sono convinto che l’Europa varerà un robusto pacchetto di prestiti comuni disponibili per tutti i paesi europei che ne avranno bisogno per affrontare l’emergenza, senza condizionalità esterne che non siano quelle della solidarietà e della reciproca fiducia tra gli Stati membri. La lotta politica tra Paesi e al loro interno ha marchiato parole come Eurobond o Esm. Magari li chiameranno SolidarityBonds ma spero non CoronaBond. Conta la sostanza. E la tempistica rapida per aggiungersi senza indugio agli altri piani già annunciati dalle istituzioni europee come il Qe da 750 miliardi della Bce e il piano Sure da 100 miliardi della Commissione Ue. Serve con urgenza liquidità per le aziende e per i cittadini più poveri.

Ritiene che queste risorse siano sufficienti per l’Europa?

Le rispondo con una domanda. Qualcuno ritiene che l’Italia o qualunque altro Paese della Ue avrebbe potuto affrontare questa crisi in modo migliore se non ci fosse stata l’Europa?

Non può esistere un’Ue senza Francia, Italia e Spagna, mentre può andare avanti benissimo senza un paradiso fiscale come l’Olanda

La sensazione è che l’intesa sui prestiti comuni sia ancora in bilico con Austria e il blocco dei Paesi del Nord Europa contrari, il “club med” a favore e la Germania in mezzo. Lei che conosce personalmente la Merkel, come si sta muovendo la cancelliera?

Prima le dico la mia convinzione personale. Nessun paese europeo potrà esistere e avere un futuro isolandosi in un mondo dove ormai la competizione è fra continenti. Quanto alla Germania e in particolare alla signora Merkel, osservo da tanti anni che lei non prende mai decisioni all’inizio di un negoziato. Qualcuno la accusa di essere una temporeggiatrice, io invece credo che sia una maestra nella costruzione di compromessi. Guai per l’Europa se la cancelliera si fosse esposta subito con una posizione netta.

Perché?

Merkel rappresenta il più grande Paese della Ue ed è consapevole di questa responsabilità. Trovare una sintesi di interesse comune è l’atto finale di un processo che deve tenere conto delle differenze tra i vari Paesi e contemporaneamente degli scontri politici tra i partiti dei vari Stati dell’Unione. E poi anche degli scontri interni ai partiti, a partire dalla sua Cdu che deve evitare un rischio scissione per quando tra un anno ci saranno le elezioni politiche nazionali e si dovrà definire il nome del successore della Merkel. Teniamo conto che il problema principale dell’Europa, mi passi il termine, è l’elettoralite cronica che sottopone ogni leader e ogni partito a continui test di voto a livello regionale, nazionale e poi europeo.

Ipotizzando che arrivi davvero presto il via libera ai SolidarityBond senza condizionalità, poi scatteranno le polemiche sul diverso modo di utilizzare le risorse?

Spero di no, ma già temo di sì. Pensi solo alle necessità evidenti di risorse pubbliche per salvare le compagnie aeree, da Lufthansa ad Alitalia. Ma i piani per il futuro dovranno tenere conto che si tratta di investimenti, non di risorse da sprecare. Servirà responsabilità, fiducia reciproca e lotta alla furbizia ,non solo in Italia.

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