ADDIO ALL’OBAMACARE

In arrivo la «Trumpcare» con i crediti d’imposta

di Marco Valsania

La conferenza stampa con cui è stato presentato in Campidoglio il nuovo American Health Care Act

3' di lettura

La controriforma repubblicana nella sanità invocata da Donald Trump per spazzar via Obamacare ha debuttato in Congresso. Un piano che scommette tutto su nuovi crediti d’imposta, calcolati per età e reddito, volti a incentivare l'acquisto di polizze mediche sul libero mercato. Ma che, privo di stime sui costi e previsioni sull’impatto nell’assistenza, dovrà superare fin da subito seri ostacoli e polemiche per trasformarsi da promessa elettorale in legge o ancor più nel “meraviglioso” successo ieri pronosticato - via Twitter - dal Presidente.

La maggioranza repubblicana spera di riuscire a tenere compatti i suoi ranghi per far avanzare la proposta, preparata sotto l’egida dello Speaker della Camera Paul Ryan. Un’unità necessaria data la dura opposizione annunciata dai democratici a smantellare quella che considerano la principale conquista di politica interna dell’amministrazione di Barack Obama. I conservatori non possono permettersi defezioni superiori ai due voti al Senato e ai 22 alla Camera. Una prospettiva men che sicura: l’idea dei crediti d’imposta rimborsabili, che se in eccesso al dovuto in tasse consentono di ricevere la differenza, incontra resistenze tra i conservatori fiscali, che li vedono alla stregua di sprechi e nuovi “diritti sociali”. Rimarrebbero inoltre popolari capitoli di Obamacare quali il divieto a discriminare contro pazienti con malattie pre-esistenti, il no a tetti sulla copertura nell’arco della vita e la possibilità di tenere i figli sulle polizze dei genitori fino ai 26 anni. L’associazione conservatrice Freedom Works ha bollato la proposta come “Obamacare Lite”.

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A sparire sarebbe invece l’obbligo, pena multe, per gli individui di avere una polizza e per le grandi aziende di assicurare i dipendenti. Una penale pari al 30% del premio è tuttavia prescritta a vantaggio delle compagnie assicuratrici e a danno di chi rimanesse senza assistenza per due mesi. Verrebbero inoltre eliminate dall’anno prossimo le tasse nate per finanziare Obamacare, tranne un’imposta sulle polizze aziendali di lusso che scatterebbe nel 2025. E dal 2020, soprattutto, svanirebbero i fondi destinati agli stati per ampliare il programma Medicaid ai redditi subito sopra il livello di povertà. Un incerto compromesso, quello sulla data, tra repubblicani radicali che vorrebbero fermare subito le erogazioni e i più moderati che al contrario chiedono tempo: dei 31 stati su 50 che hanno aderito all’espansione di Medicaid, 16 sono governati da repubblicani. Fra tre anni, tuttavia, i contributi federali diventeranno cifre fisse e ridotte versate agli stati e da usare a loro discrezione.

L’effetto netto delle proposte repubblicane, avvertono numerosi esperti che denunciano l’assenza di un’abituale valutazione economica dell’Ufficio Studi del Parlamento accanto alla legislazione, potrebbe essere una riduzione negli assistiti, mentre non è chiaro quali meccanismi conterrebbero la problematica ascesa dei costi sanitari salvo inviti a una maggior concorrenza. Obamacare (l’Affordable Care Act) - seppur scosso da un caro-sanità che vede la spesa annua per persona superare i diecimila dollari, pari a 3.350 miliardi e al 18% del Pil - ha esteso l’assistenza ad altri venti milioni di americani, facendo scendere i non assicurati al minimo storico del 10% dal 16%. Dieci milioni sono stati coperti da Medicaid e altrettanti da polizze standard comprate grazie a sussidi legati al reddito in una rete di exchange statali creati per dare trasparenza a polizze e costi.

I nuovi tax credit prenderebbero il posto dei sussidi, ma la sfida per i repubblicani sarà dimostrare che sono adeguati e non una “copertura” a nuovi esodi dall’assistenza per chi non è grado di acquistare polizze. Sotto i 30 anni i crediti annuali saranno di duemila dollari, sopra i 60 salgono a 4.000 dollari. Le cifre lievitano a seconda delle dimensioni della famiglia fino a un massimo di 14.000 dollari. E diminuiscono, in ragione di cento dollari ogni mille di reddito, per chi guadagna oltre 75.000 dollari (gli individui) e 150.000 dollari (le famiglie).

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