cambiamenti climatici

Australia, ecco le prime stime assicurative dei danni degli incendi

Già richiesti 10.550 risarcimenti assicurativi, per quasi 650milioni di dollari Usa ma si tratta di dati preliminari

di Federica Pezzatti

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Già richiesti 10.550 risarcimenti assicurativi, per quasi 650milioni di dollari Usa ma si tratta di dati preliminari


3' di lettura

L’allarme incendi continua a preoccupare. Il cambiamento climatico è una miccia che fa sempre più danni. Ora è in fiamme l’Australia ed è difficile prevedere quando l’allarme potrà rientrare, viste le elevate temperature previste per l’estate appena cominciata in quell’emisfero. Ma negli scorsi anni è toccato a Portogallo, California, Canada e al polmone della Terra: l’Amazzonia brasiliana dove il numero di incendi boschivi è aumentato del 30% nel 2019 rispetto all’anno precedente.

Gli assicuratori australiani, secondo la nota del 10 gennaio dell’Insurance Council of Australia, hanno già ricevuto 10.550 richieste di risarcimento per i cosiddetti “ wildfires ” (ossia gli incendi boschivi) con perdite assicurative stimate di 939 milioni di dollari australiani (circa 650 milioni di dollari Usa) . Ma si tratta di un dato preliminare che viene aggiornato quasi quotidianamente.

Anche il clima sta alla base di questi nuovi guai che pesano sempre più sulle tasche dei riassicuratori e degli assicuratori. Il fuoco è uno degli attori che si sta imponendo sulla scena ovviamente dominata dalla potenza degli uragani e delle altre catastrofi naturali che hanno impatti ben più devastanti sulle aree urbane. Come si può vedere dal grafico qui sotto le perdite globali degli assicuratori causate da incendi boschivi sono in deciso aumento: se nel primo decennio del nuovo millennio erano contenute entro i 10 miliardi di dollari, negli ultimi anni si è verificata una decisa accelerazione: dal 2010 al 2018 si sono superati i 4o miliardi di dollari. Il fuoco ha dunque un peso sempre più rilevante sul conto totale dei danni che nel 2018 è stato di 165 miliardi mentre nel 2017 alluvioni, uragani, terremoti e smottamenti (oltre al terrorismo) hanno causato 350 miliardi di dollari di danni.

I SINISTRI CATASTROFALI

Perdite globali causate da incendi boschivi. Per decade dal 1980. In miliardi di $ (prezzo valuta del 1980). (fonte: Swiss Re Institute)

I SINISTRI CATASTROFALI

Catastrofi in calo nel 2019

Dopo un biennio da dimenticare i primi conteggi del 2019, secondo le analisi preliminari di Swiss Re, evidenziano un calo nelle perdite economiche. Nel complesso, infatti, i danni provocati lo scorso anno da eventi catastrofali ammontano a circa 140 miliardi di dollari, in calo del 20% rispetto ai 176 miliardi di dollari del 2018. Allo stesso tempo, le perdite assicurate sono stimate, a livello globale, a circa 56 miliardi di dollari, in calo del 40% rispetto ai 93 miliardi di dollari nel 2018 e al di sotto della media annuale (75 miliardi di dollari) degli ultimi 10 anni.

Ancora presto per fare delle stime

Ora è difficile prevedere l’effetto del disastro australiano sui dati di quest’anno. «Le stime sono ancora molto approssimative – spiega Lucia Bevere, senior catastrophe data analyst di SwissRe Institute –. Quel che è abbastanza certo è che, sia dal punto di visto dell’area bruciata sia per quanto riguarda la durata dell’episodio attivo dall’8 novembre, si tratta dell’evento più rilevante tra quelli mai registrati». Quanto a importanza, sempre in Australia nel febbraio 2009 ci sono stati incendi devastanti con un impatto in termini di vittime e danni molto più elevato.

Gli incendi ancora in corso hanno infatti arso 10 milioni di ettari, 1.400 abitazioni e oltre un miliardo di animali, tra cui 8 mila koala, vittime delle fiamme da settembre. Per fortuna è più contenuto il numero delle persone che hanno perso la vita fermo a 24. Gli incendi in corso hanno infatti coinvolto più che altro foreste e aree selvagge e solo nelle ultime settimane si sono estesi anche alle zone urbane, ma per ora non si può ancora fare una precisa quantificazione dei danni assicurati.

Quel che è certo è che il cambiamento climatico sta portando a eventi di pericolo secondario più frequenti e più gravi, che si manifestano in modi diversi: inondazioni più locali, piogge torrenziali, siccità prolungata, gravi incendi e altri eventi meteorologici estremi. «Venendo ai roghi è chiaro che il “climate change” incide ma non è l’unica causa – sottolinea Bevere –. L’aumento delle temperature incrementa la possibilità di condizioni di siccità atmosferica che a sua volta amplifica le possibilità di scoppio di incendi. Inoltre la maggiore quantità di vapore acqueo in atmosfera origina un incremento delle precipitazioni che, in particolare in ambienti caldi, si traduce in un aumento della vegetazione. Questa sterpaglia quando c’è siccità, diventa biomassa secca che può prendere fuoco anche accidentalmente dando origine a enormi roghi, i n particolare quando tira il vento».

Tuttavia , secondo l’esperta, è difficile attribuire tutti i danni al climate change. «Sta influendo infatti sull’ammontare delle perdite anche l’esposizione al rischio di un numero sempre più crescente di case costruite nell’interfaccia selvaggia, ossia verso le zone boschive», spiega Bevere.

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