Mercedes vittoriosa

In Austria prevale Bottas. Vettel, secondo per un soffio, guadagna punti su Hamilton

di Alex d'Agosta

Il finlandese Valtteri Bottas festeggia sul podio la vittoria nel GP d’Austria (AP)

3' di lettura

Ci sono aspetti positivi e negativi di questo gran premio d'Austria che, dalle premesse, sembrava potenzialmente spumeggiante ma, all'atto pratico, lo è stato molto meno. Il secondo posto di Vettel è perciò una buona notizia per il mondiale piloti, un po' meno il quinto di Raikkonen in chiave costruttori. Si sperava meglio visto il miglior tempo del campione tedesco nell'ultima sessione di test del sabato. Ma con Bottas e la sua Mercedes, lo si è capito da tempo, ormai non si scherza più. Ha vinto, lasciando dietro Vettel e Ricciardo, con Hamilton ai piedi del podio a causa di una partenza ritardata frutto di una retrocessione dettata da una sostituzione meccanica: cinque posizioni in meno che non gli hanno più permesso di mettersi in gioco per la corsa.

F1, in Austria trionfa Bottas

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E così il finlandese più giovane in griglia conquista la seconda vittoria in carriera, dopo il Bahrain. Ma non è questa una vera novità: era nell'aria, viste le prestazioni già promettenti con una Williams mai troppo competitiva negli scorsi anni.

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Un'altra non novità è che la Ferrari ha di nuovo corso quasi con un pilota solo, perché per quanto riguarda Raikkonen oggi pesano di più i punti persi rispetto a quelli guadagnati. Con Verstappen escluso in partenza (da un maxi tamponamento provocato da Kvyat, che ha coinvolto anche Alonso) ed Hamilton partito ottavo, insomma, una partenza mediocre e un recupero mediocre (considerando la potenzialità della Ferrari nel 2017) sono sempre meno perdonabili.

In una gara davvero poco interessante per buona parte del tempo, ma tiratissima alla fine, con tempi quasi da “qualifica” per i quattro piloti davanti, quello che conta sono quindi i numeri che vanno a far computo nelle rispettive classifiche iridate. Vettel guadagna sei punti su Hamilton, portandosi a 171 contro 151 del suo diretto avversario: nonostante l'amarezza per il mezzo secondo sul traguardo e la chance di poter passare Bottas con il Drs se avesse avuto mezzo giro in più, il ferrarista è cosciente di aver guadagnato qualcosa di importante nella giornata di oggi.

Dopo il gesto avventato di due settimane fa sapeva di non dover più adottare comportamenti critici e, soprattutto, era ben cosciente anche che questa auto-penalizzazione di Hamilton era un regalo inaspettato per accarezzare il sogno di tenere ancora la leadership mondiale. Un altro regalo del destino che non andava assolutamente buttato via ma, anzi, sfruttato al massimo. Ha fatto quello che ha potuto e davvero peccato per non aver fatto di meglio: Ricciardo ed Hamilton in fondo non lo potevano impensierire per evidenti problemi di blistering, mentre le sue gomme erano ancora all'altezza di attaccare Bottas se avesse potuto contare su un altro giro per valorizzare il grande recupero conquistato.

La Ferrari avanza quindi con rimpianto e ringrazia Ricciardo, perché ha saputo domare il campione inglese per difendere una posizione importante, che porta fra l'altro l'italo-australiano a salire per la quinta volta sul podio quest'anno, dopo una bella vittoria a Baku, portandosi così meritatamente a consolidare il suo quarto posto nel mondiale piloti.

Nel campionato degli altri la sesta piazza per la Haas di Grosjean è indubbiamente un'ottima boccata d'aria non solo per la classifica, ma anche per l'immagine: senza safety car, infatti, era l'ultima auto a pieni giri. Ma la “noiosità” di avere così tanti doppiati non ha comunque frenato le lotte nella seconda metà della zona punti, dando ancora grande lustro alla Force India (che ha annunciato a fine anno di cambiare nome slegandosi proprio dalla nazione indiana), settima e ottava con Ocon meglio di Perez, e alle Williams, a chiudere la top ten, con Massa davanti a Stroll.

La gara è stata quindi avvincente solo negli ultimi dieci giri, quando Vettel ha raggiunto Bottas e Hamilton si è piazzato dietro Ricciardo. In soldoni è cambiato poco o nulla rispetto a Baku e ancora non si è giunti a metà stagione. Pesano però i punti persi da Ferrari nel mondiale costruttori: viste le debacle ripetute degli avversari, non sarebbe stata di certo auspicabile una posizione di inseguimento a 33 lunghezze di distanza. Riuscirà Raikkonen a darsi una scrollata nelle prossime gare estive?

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