Transizione ecologica

In autunno i piani per Taranto e il Sulcis

Alla definizione dei Piani territoriali è al lavoro un team di consulenza di Price Waterhouse and Coopers che opera nell’ambito di un progetto di assistenza tecnica a sostegno delle riforme finanziato dalla Commissione europea attraverso la Dg Reform

di Giuseppe Chiellino e Carmine Fotina.

(ANSA)

2' di lettura

Una delle novità più importanti della programmazione dei fondi strutturali europei per il periodo 2021-2027 è il Just Transition Fund (JTF) per la decarbonizzazione delle aree industriali più inquinanti. All’Italia attribuisce una dotazione totale di risorse Ue di 1,030 miliardi di euro che con l’aggiunta del cofinanziamento nazionale arriva a circa 1,2 miliardi. Seguendo le indicazioni fornite dalla Commissione europea nel Country Report, tale fondo finanzierà i Piani territoriali per la transizione giusta delle due aree di Taranto (in Puglia) e Sulcis Iglesiente (in Sardegna). Un po’ più della metà delle risorse dovrebbe andare a Taranto. Le due regioni, Puglia e Sardegna, potrebbero destinare a questi piani anche una quota della propria dote dei fondi strutturali classici, il Fondo per lo sviluppo regionale e il Fondo sociale. I due Piani territoriali comporranno un Programma nazionale unitario di cui sarà autorità di gestione l’Agenzia per la coesione territoriale, con una forte delega alle autorità locali per l’attuazione.

Alla definizione dei Piani territoriali è al lavoro un team di consulenza di Price Waterhouse and Coopers che opera nell’ambito di un progetto di assistenza tecnica a sostegno delle riforme finanziato dalla Commissione europea attraverso la Dg Reform, e coordinato dal Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio.

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Sostegno ai territori e ai lavoratori

Le azioni previste nei Piani territoriali dovranno contribuire direttamente ad attenuare gli effetti negativi della transizione verso un’economia climaticamente neutra, fornendo sostegno ai territori e ai lavoratori più colpiti. Per ciascuno dei territori, i Piani devono fornire dettagli in merito alla necessità di diversificazione economica, riqualificazione professionale e risanamento ambientale a seconda delle peculiarità delle aree geografiche, secondo un processo di transizione fino al 2030.

Sono partite le consultazioni con le amministrazioni competenti per materia ai diversi livelli territoriali, ma anche con i soggetti private interessati dal processo di transizione e de-carbonizzazione nelle aree in questione. Tra i soggetti coinvolti, il Mise, il ministero per la Transizione ecologica e il ministero del Lavoro, le parti sociali e le autorità locali. Una “call for interest” che potrà durare al massimo tre mesi dalla data di approvazione dell’Accordo di partenariato. In autunno dunque è atteso l’ok definitivo.

Le opzioni sul tappeto

Tre al momento sembrano le opzioni sul tappeto per l’impiego dei fondi in particolare per Taranto: intervenire sul processo produttivo per ridurre la dipendenza dal carbone; sviluppare nell’area interessata la produzione di energie pulite, in particolare l’idrogeno, che consentano tra l’altro il riassorbimento di lavoratori; interventi compensativi di riqualificazione ambientale e sociale del territorio.

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