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In Bayer smart working per gli impiegati e premio individuale e check up per tutti gli operai, come per i manager

di Cristina Casadei


5' di lettura

«Gli attori principali sono le persone». Con questa premessa, Maria Luisa Sartore, human resources manager di Bayer Italia, ci introduce nella gestione delle relazioni sindacali della multinazionale tedesca che, in Italia, ha attuato misure specifiche per la salute dei suoi lavoratori, come l’estensione del check up a tutti e per il work life balance, come lo smart working.

La multinazionale, oggi ha tre stabilimenti produttivi: a Filago c’è il polo dedicato agli agrofarmaci bio, a Segrate quello dei farmaci dermatologici, che, dopo l’accordo del 2018, a breve entrerà a far parte della danese Leo pharma, e infine a Garbagnate il polo delle compresse dove viene prodotta, tra l’altro, la cardioaspirina per il mercato cinese. Quest’ultimo è «il sito che casamadre considera un modello, quello dove oggi vengono prodotte 11 miliardi di compresse. È una storia molto bella quella di Garbagnate», dice Sartore.

Il plant 4.0
Per capirla bisogna entrarci. Nei ritagli tra un incontro sindacale e l’altro di un industrial relations day, Sartore ci introduce a questa storia attraverso gli investimenti sul 4.0 che hanno reso il sito una vera e propria eccellenza nel mondo Bayer e gli ultimi accordi sindacali con Femca, Filctem e Uiltec di cui si può tracciare un primo bilancio. «In azienda oggi ci sono tutti i nostri sindacalisti, quelli regionali e di sito - racconta -. Li abbiamo riuniti perché abbiamo molte questioni da discutere, tra cui il premio». Nel calendario annuale questa è proprio la stagione in cui nelle aziende multinazionali, dopo la presentazione dei conti e dei risultati, si discutono i premi. A Garbagnate negli ultimi 5 anni sono stati investiti 50 milioni di euro, la produzione è passata da 5 miliardi di compresse a 11 e il lavoro che era 5 giorni su 7, su 2 turni, è diventato a ciclo continuo, 7 giorni su 7, h 24. Ci sono state nuove assunzioni, una cinquantina, ma a chi già c’era è stato chiesto uno sforzo per lavorare su una turnazione diversa, su linee futuristiche e con attrezzature nuove. A passo di training e nuovi turni, l’organizzazione si è mossa verso quello che oggi Bayer considera tra i suoi siti modello, con una reattività elevatissima. Un riconoscimento arrivato anche nel corso dell’ultimo World business forum che ha inserito il plant di Garbagnate tra le nove migliori realtà produttive al mondo. «Le nostre persone e i sindacati ci hanno seguito e noi abbiamo deciso di fare un accordo sindacale molto innovativo che potesse riconoscere lo sforzo sia sul piano collettivo che su quello individuale», spiega Sartore.

Il doppio premio
È così che nell’accordo 2017-2019 è nato il doppio premio, per gli operai. Engagement e improvement non sono più soltanto temi per manager, ma sono diventati a tutti gli effetti temi anche per i blue collar che «ogni anno fanno tre colloqui di sviluppo con i loro responsabili per valutare i comportamenti, sostenere il lavoratore nel cambiamento e nelle situazioni nuove, risolvere problemi e pesare le competenze. La peculiarità nel nostro caso - spiega Sartore - è che si tratta di un accordo sindacale, nato con l’obiettivo di rispondere concretamente alla richiesta di casamadre di flessibilità e di livelli produttivi altissimi sia a livello qualitativo che quantitativo».

Gli occhialini digitali
Il supporto della tecnologia si palesa ovunque, attraverso i monitor presenti sulla linea e i tablet con cui la linea viene governata dagli operatori. Ma anche personal devices come «i nostri occhialini digitali. La tecnologia abilita e sostiene i nostri lavoratori nello svolgimento delle loro attività: gli occhialini sono dotati di un display dove compaiono informazioni e suggerimenti utili a seconda della produzione che è stata programmata. A seconda delle richieste di casamadre un algoritmo è in grado di individuare, in un dato momento, le figure più adeguate da far convergere in una determinata produzione», dice Sartore. Industry 4.0 ha portato in azienda tecnologie, ma anche nuove professionalità, come il «data scientist - continua la manager -. Prima ancora che trovarlo sul mercato abbiamo impiegato mesi per scrivere la job description. Una volta individuato il nostro data scientist che è una giovane matematica non eravamo giunti che a una tappa del percorso, perché ci siamo resi conto che la nostra data scientist raccoglieva dati e li metteva in fila ma estrapolati dal contesto. Ecco allora che ci siamo immaginati i translator ossia giovani chimici che hanno lavorato e lavorano sul processo produttivo e hanno il compito di mettere in comunicazione la produzione e la nostra data scientist».

Il check up per tutti
Ma cosa dice l’altro lato della medaglia, quello rappresentato dai lavoratori? «Abbiamo fatto una survey ed è emerso che l’89% ha un alto livello di engagement - racconta Sartore -. Per uno stabilimento produttivo si tratta di un risultato assolutamente singolare». Bayer in Italia non è soltanto Garbagnate e non è soltanto produzione. In totale impiega oltre 2mila persone, in gran parte white collar, quadri e manager che gravitano sull’area milanese. «Nel 2015, in occasione di Expo, ci siamo posti in maniera sistematica il tema della sostenibilità e della mobilità. È stato allora che abbiamo iniziato a sperimentare una diversa flessibilità oraria e a creare in tutti i nostri siti spazi di coworking dove tutti i nostri lavoratori potessero appoggiarsi», dice Sartore. Dato l’apprezzamento della sperimentazione da parte dei lavoratori il salto successivo è stata l’introduzione dello smart working, definito nell’integrativo del 2018-2021. «L’accordo è stato costruito intorno a quattro capitoli - spiega Sartore -: il premio di partecipazione, la conciliazione vita lavoro, il credito welfare dove è confluito il premio presenza pari a 350 euro per tutti i lavoratori che possono essere spesi nei servizi presenti sulla nostra piattaforma: dal trasporto pubblico all’istruzione con la possibilità di devolvere il premio di partecipazione con una maggiorazione del 20%. Il 30% dei nostri lavoratori hanno già aderito. Infine il welfare aziendale e contrattuale nell’ambito del quale abbiamo deciso di estendere a tutti i nostri 2mila lavoratori, nessuno escluso, il check up».

Lo smart working
L’introduzione dello smart working per 5 giorni al mese con una popolazione aziendale eligible di 890 persone è stata una delle iniziative più importanti nell’ambito del work life balance. Una survey che verrà presentata domani nell’headquarter di Milano (in occasione della settimana del lavoro agile promossa dal Comune) ha evidenziato che in media, in Bayer, lo smart working viene fatto per 3 giorni al mese. «Il 55% dei rispondenti ha parlato di un miglioramento della conciliazione vita lavoro mentre per il 42% c’è stato un miglioramento della produttività - dice Sartore -. Il 78% dei lavoratori esprime soddisfazione per l’esperienza che ha portato a una significativa riduzione delle emissioni. In tre mesi abbiamo ridotto di 41mila i chilometri percorsi. L’introduzione dello smart working è stata frutto di un percorso costruito lentamente affinché l’impatto per l’organizzazione fosse positivo. E prima di estenderlo agli employee, lo abbiamo fatto fare ai manager che hanno fatto da apripista nel training a cui poi hanno partecipato tutti gli smart worker».

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