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In bici nel parco del Cilento, dove la bellezza supera la fatica

La Via Silente, nata «dal basso», per la determinazione di Simona Ridolfi, è un anello da 600 km attraverso territori storici. In attesa di Paestum

di Manlio Pisu

La Certosa di Padula

5' di lettura

Pedalare per due settimane in un sito Unesco immenso e diffuso, che si estende dal mare alle montagne attraverso un territorio segnato da millenni di storia, in cui il compagno di viaggio è il silenzio dei luoghi remoti. Si può fare in Cilento, in provincia di Salerno, dove si incontrano Campania e Lucania.

Basta prendere la Via Silente, una delle “vie dal basso”, nate in Italia negli ultimi anni per iniziativa di qualche cicloviaggiatore innamorato della propria terra, che con testarda determinazione ha portato avanti, talvolta in perfetta solitudine e in assenza di supporto dalle istituzioni preposte, un progetto visionario per promuovere pezzi di Belpaese.

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È nato così l'anello della Via Silente: un itinerario cicloturistico di ben 598 chilometri e 13.460 metri di dislivello in salita, che percorre ogni angolo del Parco nazionale del Cilento, del Vallo di Diano e dei monti Alburni, con i suoi 181.000 chilometri quadrati il più grande parco nazionale d'Italia.

Dal 1998 fa parte di un più ampio sito Unesco, che comprende anche le aree archeologiche di Paestum e di Velia-Elea nonché la Certosa di Padula.

È un pacchetto articolato, ricco di tanti ingredienti: mare con tratti di costa paesaggisticamente pregiatissimi; montagne che sfiorano i 2000 metri di altezza; foreste, borghi, geologia, corsi d'acqua di rara bellezza, grotte, chiese ma anche archeologia e speculazione filosofica.

Nella terra di Parmenide, Zenone e Vico

Qui nel VI secolo a.C. è fiorito il pensiero del presocratico Parmenide e poi del suo allievo Zenone (quello del paradosso di Achille e la tartaruga), entrambi esponenti di spicco della scuola di Elea, oggi Velia, città fondata dai greci di Focea, che per sfuggire allo sterminio da parte dei persiani scapparono sulle loro navi dalla Ionia (Turchia) verso Occidente, trovando riparo sulla costa del Cilento.

Fu un'emergenza umanitaria, risolta grazie alla rete di solidarietà delle comunità greche della Magna Grecia sparse per il Mediterraneo. Raccontano le fonti storiche che i focesi, abili navigatori, si insediarono in un punto indicato loro dai greci sibariti, a loro volta provenienti dall'Acaia (Peloponneso) e trapiantati pochi chilometri più a Nord presso la foce del fiume Sele, dando vita alla grandiosa città di Poseidonia, oggi Paestum, uno dei più importanti siti archeologici d'Italia.

Qui si possono ammirare alcuni dei templi greci meglio conservati di tutto il Mediterraneo.

Diversi secoli dopo, tra il Sei e il Settecento, ha vissuto da queste parti anche Giambattista Vico, il filosofo dei corsi e ricorsi storici, che per anni si è guadagnato da vivere a Vatolla come precettore dei rampolli di una famiglia di notabili locali.

Una «via dal basso»

Anche in questo caso - come già per la Via dell'Acqua da Assisi a Roma, per la Regina Ciclarum lungo il Tevere dalla sorgente alla foce o ancora per l'Eroica tra Chianti e crete del Senese o per la Via Vandelli da Modena a Massa - a monte della Via Silente c'è un'iniziativa dal basso che parte da un cicloturista locale con tanta voglia di fare a casa propria quello che ha visto in altre parti del mondo.

«L'idea mi è venuta nel 2013, percorrendo il Camino de Santiago - racconta Simona Ridolfi, cilentana doc, naturalista e ornitologa -. Ho pensato al mio Cilento e di ritorno da Santiago ho provato a verificare la fattibilità dalle mie parti di un itinerario per cicloviaggiatori».

«Avevo in mente - prosegue – un progetto di promozione territoriale che portasse a visitare anche le aree più interne», nella consapevolezza che il cicloturismo può contribuire a contrastare lo spopolamento dei borghi.

La Via Silente, infatti, si spinge nell'entroterra inerpicandosi sui monti Alburni, senza risparmiare salite. «La bellezza – questa la regola aurea di Ridolfi – doveva superare la fatica».

Tanti gli ostacoli incontrati nella realizzazione del progetto: «Più volte ho avuto la tentazione di gettare la spugna. Ma abbiamo la testa dura».

In bici lungo la via Silente

In bici lungo la via Silente

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Seicento chilometri di panorami

Il risultato, qualche anno dopo, si è visto. Oggi la Via Silente è una realtà: un anello di circa 600 chilometri su strade della viabilità secondaria a bassissima densità di traffico, prevalentemente su asfalto, panoramicissime, da percorrere in senso orario.

Sul web un sito ben fatto soddisfa in italiano e in inglese ogni esigenza informativa.

Il punto di partenza suggerito è Castelnuovo Cilento, raggiungibile in treno dalla stazione di Vallo della Lucania. L'infopoint è a Velina. Qui, per 10 euro, il cicloviaggiatore può registrarsi, ritirare le mappe, la “Silentina”, il certificato in cui raccogliere i timbri ad ogni stazione di sosta e un pacchetto-assistenza per eventuali riparazioni meccaniche alla bici.

Una app dedicata, scaricabile su smartphone, fa da guida. Disseminati lungo il percorso quasi 300 cartelli della Via Silente, apposti anche grazie al contributo della Regione Campania. Da ogni cartello, attraverso un Qr code, è possibile scaricare tutte le informazioni, comprese le preziosissime tracce Gpx, che indicano la via (consultabili tramite la app Komoot).

Il principio è quello del bike packing: chi affronta il percorso, lo fa in autonomia, portandosi il bagaglio sulla bici. La Via Silente propone quindici tappe in quindici giorni; ma ognuno può configurare il cicloviaggio come meglio crede. Per chi abbia meno tempo il sito propone delle varianti più brevi, da 3 a 7 giorni.

In arrivo le e-bike a noleggio

Certo, ammette Ridolfi, in un territorio montuoso come quello del Cilento «il profilo altimetrico è impegnativo». Gli oltre 13mila metri di dislivello in salita non sono proprio alla portata delle gambe di tutti.

Anche per questo, fa sapere Romano Gregorio, direttore del Parco nazionale, è stato messo in cantiere un progetto per creare 37 stazioni di bike sharing in altrettanti Comuni, dove sarà possibile ritirare e consegnare le biciclette a pedalata assistita. In prospettiva, aggiunge Gregorio, dovrebbero diventare 47.

Oltre al riconoscimento come patrimonio dell'umanità in quanto paesaggio culturale il Parco, sottolinea il direttore, ha ottenuto dall'Unesco anche il riconoscimento come riserva di biosfera e come geoparco. Sul mare il borgo di Pioppi, frazione di Pollica, ospita il Museo della dieta mediterranea, riconosciuta dall'Unesco come patrimonio immateriale dell'umanità.

Sulla costa l'itinerario tocca località rinomate come il piccolo borgo di Acciaroli, Palinuro, Marina di Camerota, la splendida Baia degli Infreschi. All'interno, invece, l'anello porta a scoprire angoli nascosti come il grande inghiottitoio di Vallivona, una suggestiva voragine carsica, abitata da felci lussureggianti; la Sella del Corticato; il gioiello della Certosa di Padula; il castello De Vargas a Vatolla, dove visse Vico nonché sede della Fondazione a lui intitolata; il borgo abbandonato di Roscigno.

Ai cineasti farà piacere passare per Castellabbate, il borgo dove è stato girato il film “Benvenuti al Sud!”.

Paestum nel circuito?

Ma nonostante un'offerta così ricca i numeri della Via Silente sono ancora piccoli: circa 500 passaggi registrati nel 2020; circa 300 nel 2021. I numeri reali, compresi i passaggi non registrati, potranno essere di più. Ma sempre pochi rispetto alle potenzialità.

La pandemia di certo non ha aiutato. «Per far crescere l'affluenza, dobbiamo puntare sulle e-bike - conviene Ridolfi -. Per la promozione ci muoviamo con i nostri mezzi, basandoci sul volontariato».

Da questo punto di vista è un peccato che ad oggi Paestum non sia sul tracciato della Via Silente. Tappa obbligata del Grand Tour Sette-Ottocentesco, dove i Borbone amavano portare i loro ospiti, per lasciarli a bocca aperta davanti alla straordinarietà del luogo, l'area archeologica - con i suoi circa 500mila visitatori all'anno - può avere un effetto di traino a cascata anche per la Via Silente grazie, tra l'altro, ai buoni collegamenti ferroviari.

Una breve deviazione consentirebbe di inserire Paestum nel circuito, conferendo all'itinerario un grandissimo valore aggiunto. «È un'ipotesi che abbiamo valutato - osserva Ridolfi -. Molti cicloviaggiatori già lo fanno di propria iniziativa».

Ad oggi, però, la realizzazione non sembra facile. Sono solo pochi chilometri, ma vorrebbe dire includere un'area molto antropizzata e in parte anche degradata. Gli ostacoli sono superabili, ma a condizione che tutto il territorio, a partire dalle istituzioni preposte, unisca le forze per un obiettivo comune di sviluppo.

Di certo la materia prima c'è. «La Via Silente – conclude Ridolfi - ha tutti gli ingredienti per crescere». Intanto, buona pedalata!

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