servizi idrici

In Calabria l’acqua è un miraggio in molti comuni

di Donata Marrazzo

Cosenza (Olycom)

3' di lettura

In Calabria è emergenza idrica. Tra guasti alle reti di adduzione e di distribuzione, vecchie di 60 anni, dispersioni (46%), disservizi, tariffe contestate (tra i 437 euro di Reggio Calabria e i 171 euro di Cosenza, secondo Cittadinanza attiva), morosità diffuse e piani di rientro disattesi, l’acqua viene erogata a singhiozzo. Alcune zone di Cosenza rimangono a secco per giorni. I residenti di Nicotera, alla luce dei risultati delle analisi eseguite su campioni che hanno rilevato presenza di manganese e coliformi, chiedono l’utilizzo dei pozzi. Anche se l’Asp dichiara la conformità dell’acqua. E la Sorical (società di gestione del servizio idrico) sostiene di fornire acqua pulita fino alle tubazioni.

Nei mesi scorsi, la sospensione del servizio a Catanzaro ha colpito anche il Policlinico di Germaneto per cui è stato necessario l’intervento della protezione civile per riempire le cisterne dell’ospedale. C’è in corso un’indagine della magistratura per avvelenamento colposo delle acque della diga dell’Alaco, dall’invaso delle Serre Vibonesi (prossima udienza il 21 febbraio). Guasti alle condotte creano problemi nell’area metropolitana di Reggio Calabria. «Ma il progetto di riavvio della diga del Menta porterà l’acqua a caduta entro settembre, consentendo di dismettere tutti i pozzi salini», anticipa Luigi Incarnato, commissario liquidatore di Sorical.
Società mista a prevalente capitale pubblico (53,5% Regione Calabria; 46,5% Acque di Calabria spa -100% Veolia), cui è affidata dal 2003 la gestione, il completamento, l’ammodernamento e l’ampliamento degli schemi idrici di grande adduzione, accumulo e potabilizzazione dell’acqua, la Sorical è in liquidazione dal 2012, con più di 300 milioni di euro di credito non corrisposti (oggi ridotti a meno della metà), e viene gestita anche da un secondo commissario nominato dal socio privato, Baldassarre Quartararo. La previsione è che dalle sue ceneri risorga una società interamente pubblica, con il coinvolgimento dei Comuni.
Intanto l’emergenza idrica sta raggiungendo picchi insostenibili. Alcuni piccoli centri si sono messi in proprio con la costruzione di pozzi artesiani: Riace, in provincia di Reggio Calabria, e Saracena, sul Pollino, gestiscono in autonomia l’intero ciclo delle acque. Con evidenti vantaggi economici. Si stacca dalla Sorical anche il comune di Vallelonga nel Vibonese.
Cosenza è il caso limite. Il sindaco Mario Occhiuto, dal 2011 a oggi, con interventi sulle condotte, per 5mln di euro, ha ridotto di un quinto la dispersione idrica (era del 77%) e ripianato gran parte del debito con la società. Ritiene iniqua, pertanto, la richiesta di immediato pagamento di una parte del piano di rientro presentata in questi giorni dalla Sorical. E visto che le carenze persistono, e permangono i rischi per la cittadinanza, ieri Occhiuto ha firmato un’ordinanza per chiedere alla Sorical che le chiavi dei serbatoi siano consegnate al Comune al fine di permettere a tecnici specializzati il controllo e l’installazione di misuratori di volume e di portata. «Conclamata l’attuale e gravosa crisi idrica sul territorio urbano» il sindaco impone inoltre alla società «l’erogazione della portata minima istantanea di 311 l/s d’acqua». Una presa di posizione forte.
Il commissario Incarnato sostiene che la Società stia erogando quantità sufficienti di acqua (308 l/s) e che la questione sia invece da imputare a dispersioni e bypass che la dirottano dal centro alle zone periferiche. Occhiuto si appella alla salvaguardia dell’igiene e della salute pubblica. E per dimostrare l’inadempienza della Regione e della Sorical, nella sua ordinanza ribadisce che secondo gli accordi di programma sottoscritti con i Comuni, la Regione avrebbe già dovuto realizzare interventi radicali e invece «ha perso i finanziamenti del POR 2007/2013».
Il sindaco sottolinea inoltre che «il Comune ha continuato a condurre attività di manutenzione». Ma nonostante tutto ci sono periodi in cui la portata dell’acqua è assolutamente insufficiente. E a nulla serve aumentarla anche del doppio nei giorni seguenti: «La Sorical gioca sulla media dell’acqua fornita – insiste Occhiuto - ma il recupero successivo del non erogato giornaliero, con costanza e immediatezza, si traduce solo in un irrazionale sovraccumulo che comporta sprechi e aggrava l’emergenza».

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