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In Calabria, tra parchi archeologici e mare alla scoperta della Magna Grecia

Il cinquantenario del ritrovamento dei Bronzi di Riace è l’occasione per un viaggio che attraversa 8mila anni di storia nella regione, da Sibari a Vibo Valentia

di Evelina Marchesini

8' di lettura

Il 2022 è l'anno della Calabria. Il cinquantenario del ritrovamento dei Bronzi di Riace è infatti l'occasione per una fitta serie di appuntamenti gestiti con la campagna Bronzi50 e decisamente gli eventi non si chiudono con la fine di agosto. Il magazine Time ha inserito la Calabria tra i World's Greatest Places 2022 e una visita, magari approfittando della magia di settembre, è quasi d'obbligo. Tra mare e archeologia, ecco alcuni itinerari per vacanze o lunghi weekend culturali e naturalistici. Rigorosamente alla riscoperta della Magna Grecia.

Partenza da Sibari

Il viaggio può cominciare dalla costa ionica, da dove tutto ebbe inizio. Sybaris, a partire dall'VIII secolo a.C., è stata la prima e più popolosa colonia della Magna Grecia. È veramente un viaggio nel tempo. La visita nel parco archeologico di Sibari, che racchiude resti e monumenti che coprono oltre mille anni di storia, compreso il “Toro Cozzante”, quello che gli studiosi considerano il reperto più importante nell'ambito della bronzistica dopo i Bronzi di Riace, è dunque il perfetto punto di partenza.

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Il Museo di Sibari (foto: Federico Neri)

La “stratificazione” del sito ha custodito vestigia di tre insediamenti: Sybaris arcaica, fondata dagli Achei nel 720 a.C., Thurii, rifondata dagli ateniesi e fiorente in età ellenistica ed infine la più recente Copia, colonia romana sopravvissuta fino al III secolo d.C. Gli scavi hanno riportato alla luce la fase romana della città di Copia più superficiale negli strati e più consistente. Nell'area detta “Parco del Cavallo” (oggetto di campagne fin dal 1932), è emersa una grande strada lunga ben 350 metri e larga 13.

Sul versante nord-est del parco sono visibili i resti del teatro romano risalente al I secolo d.C. Dietro il teatro è possibile visitare una grande villa urbana impreziosita con pavimenti policromi a mosaico. Il Museo della Sibaritide, posto nelle immediate vicinanze della vasta area archeologica, è allestito in un edificio moderno, progettato dall'architetto Wallach negli anni 80 e raccoglie i reperti rinvenuti nel corso delle decennali campagne di scavo condotte nel centro antico e nei siti più significativi della Sibaritide e illustra con oggetti straordinari la lunga storia, usi, tradizioni e costumi del territorio.

Il Toro Cozzante (foto: Federico Neri)

Tra questi un accenno particolare merita la statuetta bronze denominata Toro Cozzante, il reperto più illustre del museo; ritrovata in un edificio dell'antica colonia romana Copia e risalente al V secolo a.C. il reperto è considerato dagli studiosi una delle scoperte più importanti per quanto riguarda la bronzistica dopo i Bronzi di Riace.

Alla ricerca di Skylletion

Proseguendo verso sud il tour lungo la costa ionica, si approda all'antica città greca di Skylletion, dove un tempo il più famoso dei viaggiatori della storia, Ulisse, mosse i suoi passi, secondo la leggenda. Oggi i resti della città sono conservati nel p arco archeologico di Scolacium, compreso il teatro di Scolacium, dal quale è possibile ammirare un panorama mozzafiato sul parco archeologico, essendo ubicato su una collina.

Parco Archeologico di Scolacium (foto: Federico Neri)

Il Parco Archeologico di Scolacium costituisce un unicum nel panorama delle strutture similari. L'area sorge infatti all'interno di un suggestivo uliveto secolare, oggi proprietà dello Stato, dove un tempo si trovava la città greca di Skilletion. Sulla sua fondazione si tramandano due leggende: la prima dice che a fondarla fu Menesteo, re di Atene; la seconda addirittura la attribuisce ad Ulisse.La vera fondazione però, dicono gli storici, è più recente, e fu realizzata verso il VI-V sec. a.C. forse da Ateniesi o da Crotoniati. Il sito fu scelto per la sua posizione strategica per i commerci fra Ionio e Tirreno.

Tuttavia della città greca non c'è oggi traccia: sulla sua area fu fondata una colonia romana ad opera di Caio Gracco alla fine del II secolo a.C. e da quel momento conobbe un celere sviluppo, fino alla rifondazione della colonia da parte dell'Imperatore Nerva (Isec. d.C.). In questa fase la città fu ampliata e vennero costruiti altri monumenti oltre a quelli preesistenti.

La visita consente di immergersi nella vita quotidiana della città. Sono visibili il Foro, con una particolare pavimentazione in laterizio che rappresenta un unicum nel mondo romano; i resti di edifici pubblici fra cui la Curia, il Caesareum e il Capitolium. Poco lontano è visibile il Teatro, dalla capacità di 3.500 posti, adagiato su una collina, secondo il modello greco; accanto l'anfiteatro, unico esemplare in Calabria di tale costruzione romana.

Oltre a questi edifici, sono state trovate terme, due acquedotti, fontane e necropoli. Oltre ai resti romani, la località affascina poi con la sua imponente basilica normanna.

Un salto indietro fino a Locri

Proseguendo e passando per Soverato e Roccella Ionica (bellissime soste di mare), si arriva a Locri, un vero salto nella storia, ma questa volta a ritroso, fino a camminare tra i resti di una civiltà dell'età del bronzo e del ferro. La locride offre la possibilità di immergersi nella vita quotidiana dell'epoca, passeggiando tra il santuario di Demetra, la Casa dei Leoni in onore di Adone e il teatro di Locri.

Reperti dal sito archeologico di Locri (foto: Federico Neri)

Iniziando la visita al Parco, a poca distanza dal Museo, si notano un tratto di muro e una torre a pianta quadrangolare, di epoca ellenistica. Un santuario nei pressi è dedicato a Demetra, in località Parapezza, fondato in epoca arcaica. A poca distanza c'è anche la porta e la torre circolare di Parapezza. Subito oltre un tempio dedicato ad Afrodite, edificato alla fine del VII sec. a.C.. Alla decorazione della facciata occidentale del tempio sono le statue dei Dioscuri. Superato il santuario di Zeus Fulminante, riconosciamo la Porta Portuense, collocata accanto ad un muraglione e a un probabile approdo portuale.

Alle pendici dell'altura di Cusemi, poco più in alto del Dromo, si può visitare il teatro greco-romano di Locri, costruito intorno alla metà del IV sec. a.C., ma modificato in epoca romana, per lo svolgimento degli spettacoli tra gladiatori e belve feroci, eliminando le file più basse al fine di erigere un muro di protezione per il pubblico. In questa ristrutturazione furono anche costruiti muri radiali per contenere la cavea, e piantati nel terreno pali lignei che consentivano di proteggere gli spettatori dal sole, mediante un velum di copertura.

Mosaico della Villa di Casignana (foto: Federico Neri)

La villa romana di Casignana

Lungo la Statale 106 in direzione nord verso Locri, nella località Contrada Palazzi di Casignana si trova la Villa Romana di Casignana, una delle ville più significative della Calabria e dell'intero meridione d'Italia. La Villa Romana di Casignana si estende per circa 15 ettari di fronte al mare, una meraviglia. La “Villa di Casignana” è stata costruita presumibilmente durante il I sec. d.C. in una zona già frequentata in età greca. Raggiunse il suo massimo splendore nel IV sec. d.C. Vista la ricchezza dei materiali, si ritiene che la villa possa essere appartenuta ad una famiglia patrizia legata all'attività vinicola. Questa ipotesi si basa anche sui molti frammenti di anfore romane ritrovate e alcune raffigurazioni presenti nei mosaici.

Il complesso termale della villa rispecchia la classica architettura romana.Si presenta un ambiente riscaldato (il calidarium) e un ambiente con temperatura più moderata (il tepidarium) che serviva a preparare il fisico all'ambiente più freddo (il frigidario). Molto belli sono i mosaici della “sala ottagonale”. Presentano motivi geometrici e i pregiati marmi di rivestimento. Nella parte est delle terme si trova il mosaico con thiasos marino che mostra quattro Nereidi in groppa a un leocampo (un leone con coda di pesce), un tigricampo (una tigre con coda di pesce), un bovecampo (un bue con coda di pesce) e un ippocampo (un cavallo con coda di pesce), personificazioni dei mari conosciuti: il Mare Africum, il Mare Indicum, il Mar Nero. La scoperta della villa risale al 1963.

Capo Colonna (foto: Federico Neri)

Risalendo a Capo Colonna

Si narra che il termine Magna Grecia venne utilizzato per la prima volta nell'epoca in cui gli imperi di Sibari e di Crotone germogliavano. Ecco, allora, che è il turno di Kroton, l'antica colonia greca, a Capo Colonna, che oggi ospita l'antico santuario Heraion Lakinion, dedicato alla dea Hera, di cui è diventata iconica la colonna che si affaccia sulle acque del mar Jonio.

Distante pochi passi, il museo archeologico di Capo Colonna conserva i reperti del parco archeologico, compreso il “Diadema Aureo”, la corona che cingeva la testa di una statua della Dea Hera. La colonia greca di Kroton fondata, secondo lo storico greco Strabone, da alcuni Achei al ritorno dalla spedizione militare della guerra di Troia. Luogo di culto molto venerato, è noto anche per essere stato frequentato da Pitagora e dagli allievi della sua famosa scuola nel V secolo a.C. È in questo periodo che il grande filosofo e matematico scelse questo lembo di Calabria come sua patria elettiva.

Il più importante edificio del santuario è il grande tempio dorico di Hera Lacinia edificato intorno al 470-460 a.C. Ha conservato per secoli preziosi oggetti votivi del Tesoro dedicato alla dea, tra i quali il famoso Diadema Aureo, una corona in lamina d'oro sulla quale si sviluppa una decorazione a treccia. La corona doveva cingere la testa di una statua di Hera, così come testimoniato da una serie di monete di Kroton. Tutti i reperti sono conservati presso il Museo archeologico nazionale di Crotone.

Nelle aree circostanti il tempio si trovano i resti di un edificio, probabilmente adibito come albergo per ospiti di riguardo, e dell'edificio denominato “H”, utilizzato per i banchetti festivi e rituali. Nella zona settentrionale dell'area sono presenti parti di un insediamento di epoca romana, identificato con la colonia di Croto, datata attorno al 194 a.C. E ancora numerosi altri fabbricati, tra cui tre ville baronali settecentesche, una piccola chiesa intitolata alla Madonna di Capo Colonna, con un ampio sagrato, su cui si affaccia la Torre Nao, fortificazione del XVI secolo.

Reggio Calabria, il centro

La città di Reggio Calabria ospita il MArRC, la casa dei Bronzi di Riace, simboli della Magna Grecia e della Calabria. Il suo allestimento, oltre ai Bronzi, conta 220 vetrine, quattro livelli diversi su cui si racconta l'intera storia del popolamento umano della Calabria. (www.museoarcheologicoreggiocalabria.it).

Verso i Tauriani

Un breve tragitto porta a Palmi, al parco archeologico dei Tauriani, dove vivevano uomini di stirpe italica con una forte indipendenza. Affacciato su un mare da sogno, il luogo in cui sorgeva Taureana era il limite nord del territorio reggino. La sua posizione in altura consentiva di controllare l'ingresso dello Stretto da nord e, allo stesso tempo, di intrattenere rapporti con gli abitanti delle isole Eolie, che giungevano fin qui grazie al gioco delle correnti, e la cui presenza è testimoniata dai ricchi ritrovamenti di ossidiana, il tipico materiale vetroso di origine vulcanica di cui le isole Eolie sono ricche.

Il parco archeologico ha una ampiezza di tre ettari, nei quali si può osservare la Casa del Mosaico. Si tratta di un edificio in cui è presente un mosaico di piccole tessere policrome, un santuario urbano, una strada romana, un teatro di forma circolare. La capienza è di 3000 spettatori; inoltre, nel perimetro del Parco, si può visitare una Torre di guardia Spagnola risalente al XVI secolo e che faceva parte del circuito di protezione delle coste calabresi dalle incursioni dei pirati turchi.

Il gioiello più prezioso del parco archeologico dei Tauriani è la Cripta di San Fantino, il luogo di culto cristiano più antico della Calabria. Questo edificio sotterraneo, scoperto fortuitamente negli anni '70 del secolo trascorso, ha la caratteristica di essere un antico edificio di culto romano, trasformato in luogo di sepoltura di san Fantino il cavallaro.

Vibo Valentia per concludere

Per concludere il viaggio attraverso il tempo manca solo l'ultima tappa: quella nell'area archeologica di Hipponion a Vibo Valentia, una città fondata dai Locresi. Una località la cui importanza strategica è rimasta inalterata nei millenni. Visitare l'area Archeologica di Hipponion e il suo Museo Archeologico consentono di compiere un tuffo nella storia di ben 8000 anni. Veipuna, Hipponion, Vibona, Monteleone: questi i suoi nomi, per una località la cui importanza strategica è rimasta inalterata nei millenni. Una cinta muraria di ben sette chilometri racchiudeva un territorio che dalla collina si affacciava sul mare, dove sorgeva il suo porto. Una muraglia poderosa, intervallata da torri cilindriche, di cui oggi è possibile vedere un tratto, testimone delle lunghe contese di cui Vibo fu oggetto.

Ricostruita sempre nello stesso sito, ancora oggi il territorio restituisce preziose testimonianze di tutte le epoche, raccolte nel nuovo Museo, all'interno del castello Normanno Svevo. Qui vennero Pirro, Giulio Cesare, Cicerone. Ottaviano vi dimorò per un anno.

Il ritrovamento del Bronzo A in una foto d’epoca

L’Evento celebrativo Bronzi50 1972-2022 è promosso dalla Regione Calabria in collaborazione con il Segretariato Regionale per la Calabria del Ministero della Cultura, il Comune di Reggio Calabria, la Città Metropolitana di Reggio Calabria ed il Comune di Riace, della Direzione Regionale Musei Calabria, del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, dell’Università della Calabria e di Unioncamere Calabria e l’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria (www.bronzi50.it).

Riproduzione riservata ©

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