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In calo la fiducia di imprese e consumatori

Gli italiani sono ancora più pessimisti e in luglio peggiorano i due indici Istat che misurano il clima di fiducia dei consumatori e delle imprese

di R.I.T.

3' di lettura

Gli italiani sono ancora più pessimisti e in luglio peggiorano verso l’umor nero i due indici Istat che misurano il clima di fiducia dei consumatori e delle imprese. Il numero di riferimento del grado di ottimismo dei consumatori in luglio è sceso da 98,3 a 94,8; è il minimo dal maggio 2020 quando gli italiani erano ancora avvolti dalla morsa del confinamento virale. L’indice di fiduca delle imprese scende da 113,4 a 110,8.
Tutte le componenti dell’indice di ottimismo dei consumatori sono in calo: il clima economico e il clima sul futuro scendono — nell’ordine — da 93,9 a 84,9 e da 98,8 a 92,9. Per le imprese, la fiducia è in peggioramento nella manifattura (l'indice scende da 109,5 a 106,7) e nei servizi di mercato (da 109,0 a 104,1) mentre c’è un soffio di ottimismo nelle costruzioni (l'indice sale da 159,7 a 164,4) e nel commercio al dettaglio (da 107,2 a 108,1).

Ordinativi, produzione, scorte e altre voci

Nella manifattura peggiorano le attese sul livello della produzione e, in misura più marcata, i giudizi sugli ordini. Le scorte sono giudicate in diminuzione rispetto al mese scorso.
Nel comparto delle costruzioni migliorano i giudizi sugli ordini ma soprattutto crescono le attese sull'occupazione in azienda.
Con riferimento ai servizi di mercato, tutte le variabili che compongono l'indicatore si deteriorano rispetto allo scorso mese.
Infine, nel commercio al dettaglio la dinamica negativa dei giudizi sulle vendite si associa a un marcato aumento delle aspettative sulle vendite future e a un incremento delle scorte di magazzino.

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Il commento dell’Istat

«A luglio — commenta l’Istat — l'indice di fiducia delle imprese diminuisce riportandosi sul livello dello scorso maggio. Il peggioramento è determinato dall'evoluzione negativa della fiducia nella manifattura e nei servizi di mercato. Anche l'indice di fiducia dei consumatori evidenzia una dinamica negativa, raggiungendo un minimo da maggio 2020. Si segnala un diffuso peggioramento di tutte le variabili che entrano nel calcolo dell'indice ad eccezione dei giudizi sull'opportunita’ di acquistare beni durevoli nella fase attuale».

Le osservazioni di Nomisma

«I consumatori avvertono intensamente la diminuzione del potere di acquisto frutto di un'inflazione in ascesa e salari immobili. Le imprese avvertono l'incalzare dell'aumento dei prezzi energetici, delle materie prime e della logistica, oltre ad avvertire echi di recessione conseguenti alla situazione internazionale e alla politica monetaria restrittiva europea», avverte Lucio Poma, capo economista di Nomisma. Tuttavia, «se è innegabile la complessa situazione internazionale e la conseguente pressione sui prezzi energetici e delle materie prime, l'economia italiana nel suo complesso non naviga in cattive acque».

In allarme le associazioni dei consumatori

Secondo la Federconsumatori, «le famiglie stanno già rinunciando a carne e pesce, il cui consumo è sceso di oltre il 16%, scelgono verdure e ortaggi più convenienti, spesso ricorrendo alle offerte e ai banchi last minute con i prodotti più vicini alla scadenza. In tema di vacanze, le famiglie che possono concedersi il lusso di partire optano per soluzioni low cost (cercando ospitalità presso amici e parenti o prenotando fuori stagione) o riducono la durata del proprio soggiorno. Diminuiscono, inoltre, le spese per la cura della persona e persino le spese per la salute: si tagliano le visite specialistiche non urgenti, le cure odontoiatriche, ma soprattutto si taglia sulla prevenzione».
Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori dice: «Non si tratta solo dell’effetto Ucraina, caro bollette e caro carburanti, che certo da mesi ha fatto precipitare la fiducia degli italiani, ora ai minimi da maggio 2020».

Le associazioni dei commercianti

«La crisi di Governo non ha influito in quanto successiva alla rilevazione, che avviene nei primi quindici giorni del mese», avvisa la Confcommercio. «Per la famiglie il problema principale, e che incide di più sulla percezione di un deterioramento delle condizioni personali e familiari, continua ad essere rappresentato dall’incremento dei prezzi. Non è un caso che il ridimensionamento del sentiment sia iniziato a settembre del 2021 quando la ripresa dell’inflazione ha cominciato ad assumere una dimensione più significativa e meno temporanea». La Confesercenti sottolinea «la perdita di potere d'acquisto delle famiglie, soprattutto per i redditi medi e bassi, ormai percepita concretamente e con le aspettative di inflazione si stanno consolidando».

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