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In calo l’ottimismo delle imprese: pesano populismo, Brexit e tensioni Usa-Cina

Dopo Bankitalia anche il Fmi taglia le stime del Pil dell'Italia


2' di lettura

Il peso dell’incertezza e fatale all’ottimismo delle imprese. A certificarlo è il nuovo International Business Report (Ibr) di Grant Thornton. La ricerca, che viene realizzata due volte all’anno, raccoglie le risposte di 5mila leader aziendali in 35 nazioni, inclusi i Paesi del G20.

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Le loro risposte mostrano che l’ottimismo globale è ora al 39%, con una diminuzione di 15 punti percentuali rispetto al 54% registrato nel secondo trimestre 2018. Si tratta del risultato più basso dal quarto trimestre 2016.

I fattori di rischio individuati dai manager
A pesare sui giudizi dei manager sono una serie di fattori considerati di “rischio”, tra i quali non mancano la guerra commerciale latente tra Usa e Cina e alle tendenze populiste affermatesi in molte delle principali economie occidentali, tra cui l’Italia, e le incertezze legate alla prolungata querelle della Brexit. Fattori che influiscono e contribuiscono a far crescere di 22 punti percentuali (rispetto al secondo trimestre 2018) l’incertezza economica come principale rischio, toccando una quota del 50%.

La spada di Damocle della Brexit
Restringendo il campo all’Europa e tornando sul tema spinoso dell’uscita del Regno Unito dalla Ue, l’ottimismo delle imprese nel continente è calato al 28%, 18 punti percentuali in meno rispetto alla precedente ricerca, mentre a Londra è crollato al 9% proprio a causa dell’incombere della Brexit. «Le previsioni delle imprese di conseguire nel 2019 maggiori ricavi – recita il report di Grant Thornton – si attestano al 41%, in diminuzione rispetto al precedente 59%, e anche le aspettative sulla redditività a livello globale diminuiscono, nello specifico di 9 punti percentuali, attestandosi al 39%».

Le previsioni del Fmi bilanciano gli altri fattori
Per Alessandro Dragonetti, managing partner di Bernoni Grant Thornton, «il quadro politico generale continua a manifestare instabilità, riflettendosi anche sui mercati finanziari, particolarmente volatili negli ultimi mesi. Tuttavia, le previsioni di crescita del Pil globale sviluppate dal Fondo Monetario Internazionale rimangono sostanzialmente confermate (3,5% per l’anno 2019). Ciò fa sì che i leader aziendali nell’economia reale restino ottimisti, poiché sanno che le proprie imprese cresceranno di conseguenza. Nonostante l’aumento dei rischi, i fondamentali economici sono ancora solidi e le opportunità non mancano».

Il momento ideale per investire
Generalmente, in tempi di incertezza economica, sembra poco intuitivo effettuare ulteriori esborsi e investimenti e molte imprese tendono a rinforzare le proprie operazioni e a ridurre sensibilmente o cessare gli investimenti.
«Tuttavia», conclude Dragonetti, «riteniamo che sia proprio questo il momento adatto per investire nel futuro: i tassi di interesse sono ancora contenuti, e lo rimarranno almeno fino alla fine dell'anno, pertanto le aziende che intendono porre in essere percorsi di crescita dimensionale e di internazionalizzazione devono sfruttare la congiuntura, ponendo al centro soprattutto le nuove tecnologie».

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