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In Canada vince la Fia in nome della sicurezza. Vettel, che rabbia

di Alex D'Agosta


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(AFP)

3' di lettura

La gara di Montreal sembrava cosa di Vettel. Un weekend praticamente perfetto, iniziato con una bella pole, che mancava dal GP tedesco del 2018: solo un'unica sfumatura di gara, ma ci stava. Il “manico” c'è, l'auto anche. Tutti pronti a lodare Ferrari e piloti, entrambi previsti in arrivo sul podio con puntualità non inferiore a un treno svizzero. Episodio di gara o meno, è successo tutto in pochi attimi. E tant'è. Negli ultimi dieci giri è diventata un incubo, una rincorsa verso un'assai difficile guadagno di tempo tale da garantire un vantaggio contro Hamilton appena superiore ai 5 secondi di penalità comminata per un rientro apparentemente pericoloso dopo un “diritto” in chicane. Le regole sono discretamente ben scritte, ma c'è sempre un certo margine di interpretazione. E a questo giro si è visto che l'interpretazione non è stata ben contestualizzata nella stagione in corso, perché pur cercando di non farsi influenzare, questi giudici non hanno evidentemente tenuto conto dei costi e benefici di una decisione del genere.

Ad Hamilton un secondo posto “sbagliato” avrebbe pesato “nulla” a fine stagione, ci si potrebbe già scommettere facilmente. In questo caso gli “arbitri” sono stati rigidi e hanno voluto dimostrare che la sicurezza viene sempre per prima: cosa assai giusta, ricordando che abbiamo perso una delle migliori promesse della Formula 1 moderna per una serie di circostanze sfortunate, che partivano però da un comportamento inadeguato alla situazione da parte del compianto Bianchi.

Decisione incomprensibile
Un tradimento non solo della Ferrari ma dell'intera Formula 1. Non c'è molto da dire: Vettel probabilmente ha sbagliato e i giudici non devono aver avuto dubbi per sancire un provvedimento del genere, che sembra leggero ma invece avrà ripercussioni su tutto. Morale, mondiale. Testa. Vettel ha tante qualità ma fra i suoi difetti si ricordano impulsività e difficoltà a gestire i momenti di stress. Ma è la Fia che forse andrà sotto processo, almeno dai media. Questa decisione, anche fosse giusta, richiama un altro episodio molto simile ma a carico di Hamilton che, tuttavia, non ha avuto alcuna penalità.

Un gesto forte
Lascia la macchina fuori dal parco chiuso, salta via e passa all'hospitality prima di andare alla premiazione. Passa davanti all'auto di Hamilton e inverte i numeri 1 e 2, mettendo il vincitore davanti alla piazzola vuota. Come un bambino piccolo, o meglio come un adulto che non vede più dalla rabbia. Sul podio Hamilton lo invita un attimo prima degli inni a salire sul gradino più alto, lui ci resta un attimo, poi scendendo al secondo, tiene per un po' il piede sinistro sullo scalino dell'inglese. All'inquadratura successiva non c'era più. Fa tenerezza, fa rabbia, fa male allo stomaco. E farà tanto discutere.

Ah, la gara
E vabbè, cosa conta. No, non era una “corsa dei cavalli”. Il Canada è sempre bello da vedere. Non ha piovuto quindi non si sono visti i “numeri da circo” dello scorso decennio.

Le conseguenze
C'è in ballo una possibile sanzione per l'episodio dei numeri. Molto peggio se avesse saltato il peso, obbligatorio con tuta e casco appena scesi dall'auto, prima ancora di poter far pipì o bere acqua. C'è in ballo un brutto contraccolpo d'immagine per la Mercedes. Dopo anni di dominio, dove appare una squadra che vince “troppo facile”, che in qualche modo è aiutata dal “gommista”, un aiuto del genere, ammesso che lo sia, comunque suona male, tenendo conto il già difficilmente sanabile vantaggio che c'era già in questa gara, visto il dominio record in tutte le gare della stagione. In ogni caso, la storia di questo gran premio non finisce forse domenica: Ferrari potrebbe appellarsi e sperare di annullare l'attribuzione del tempo extra in separata sede. Ma con un Binotto che a fine gara ha dichiarato che le decisioni non discutono, forse è apparso un po' troppo morbido e, da questo episodio, almeno sul fronte del carattere alcuni potrebbero iniziare a rimpiangere qualcuno degli ultimi precedessori.

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