Lettera di Marianna Madia

In casa Pd si infiamma la corsa alla carica di capogruppo alla Camera

Ad accendere le polveri per la nomina a Montecitorio è stata Marianna Madia che con una lettera inviata ai deputati e alle deputate del Pd ha parlato di «cooptazione mascherata»

3' di lettura

In casa Pd si infiamma la corsa alla nomina della nuova capogruppo Dem alla Camera. Dopo il via libera arrivato dal Senato al ricambio di genere dove Andrea Marcucci ha lasciato il posto a Simona Malpezzi, ad accendere le polveri per la nomina a Montecitorio è stata Marianna Madia che con una lettera inviata ai deputati e alle deputate del Pd ha parlato di «cooptazione mascherata» per la nomina della nuova capogruppo alla Camera. A stretto giro sono arrivate le risposte sia dell’altra candidata in corsa per presiedere il gruppo Dem, Debora Serracchiani, che ha invitato la candidata Madia a confrontarsi «senza retropensieri», sia quella di un Graziano Delrio offeso per le accuse, ancora capogruppo in carica, almeno fino a martedì 30 marzo quando si apriranno le votazioni.

La lettera della Madia

Con il confronto sulla futura capogruppo della Camera, scrive la candidata Madia ai colleghi di partito «si è ripiombati nel tradizionale gioco di accordi trasversali più o meno espliciti con il capogruppo uscente, da arbitro di una competizione da lui proposta, che si è fatto attivo promotore di una delle due candidate, trasformando ai miei occhi il confronto libero e trasparente che aveva indetto in una cooptazione mascherata». E nell’agganciarsi a un punto di discussione del vademecum che il segretario Letta ha fatto distribuire nei circoli (volti e non maschere), la Madia ha voluto precisare come è nata la sua candidatura.

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«Con Graziano Delrio, che ho sempre considerato persona di valore, ci legano anni di lavoro comune prima al Governo e poi in questa legislatura così complicata. È stato proprio lui, dopo aver accettato l’invito del nuovo segretario a fare un passo indietro, a chiedermi di mettermi in gioco con la mia candidatura insieme a quella della mia amica stimata Debora Serracchiani». Al Senato, ha ricordato la Madia nella missiva, il capogruppo uscente Marcucci ha invitato senatrici e senatori a sottoscrivere unitariamente la candidatura di Simona Malpezzi. Alla Camera, invece, «si è presa un’altra strada. Senonché quello che poteva essere un confronto sano tra persone che si stimano si è subito trasformato in altro».

La risposta di un offeso Delrio

«Per me e Letta la competizione non era un problema», ha replicato con una lettera il capogruppo Dem uscente alla Madia. «Non ho invitato nessuno a candidarsi e nessuno a non farlo perché sarebbe stato poco rispettoso della libertà. Ho espresso serenamente la mia opinione su cosa voterò a chi lo chiedeva dicendo comunque la stima per entrambe». Delrio respinge così al mittente l’ipotesi avanzata dalla Madia di trattative di palazzo e trasversali: «Non ho fatto trattative anche perché direi di aver già fatto la mia parte. E forse di non meritare accuse di manovre non trasparenti o di potere visto che a quel potere ho voluto rinunciare lasciando immediatamente il mio incarico. Certe parole mi feriscono oltremodo perché non corrispondono alla realtà e perché vengono da persona che ho stimato sempre. Credo e spero che si tratti di amarezza e, mi sia consentito, la mia storia personale e politica parla per me».

Serracchiani pronta al confronto

«Per quanto a malincuore, non posso evitare di esprimermi sulla lettera che ci ha inviato Marianna, almeno per la parte che mi tocca e coinvolge personalmente. Mi obbliga a farlo la considerazione che si deve a una collega di riconosciuto valore che ha ricoperto incarichi di governo, e la circostanza attuale che ci vede entrambe candidate alla presidenza del nostro gruppo. Una situazione che vivo con assoluta serenità e in totale trasparenza, onorata anzi di competere con una collega come Marianna».

Inizia così la lettera di Debora Serracchiani inviata a tutti i deputati del gruppo Pd della Camera, in risposta di fatto alla missiva inviata poche ore prima dalla collega Marianna Madia. E in risposta alle accuse avanzate dalla Madia di una cooptazione mascherata la Searracchiani ha rivendicato la sua piena autonomia: «l’autonomia è stata la cifra della mia storia personale e politica, e anche quando sono stata accanto a qualcuno l’ho fatto lealmente, condividendo idee e mantenendo libertà di giudizio. Chi sa, me lo riconosce. E a questo mio piccolo patrimonio tengo molto, perché autenticità e schiettezza sono miei valori che porto in dote al mio partito e offro ai miei colleghi deputati. Quindi spero che, se mai ombre o equivoci possano aver sfiorato Marianna, siano subito dissipati».

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