Le crisi aperte

In cassa 127mila addetti, 60mila a rischio occupazione

Dopo le riforme di Cigs e Naspi, arriva la scadenza del «quinquennio mobile»

di Davide Colombo e Claudio Tucci

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Dopo le riforme di Cigs e Naspi, arriva la scadenza del «quinquennio mobile»


3' di lettura

Dopo un calo pressoché continuo dal 2012 al 2018, è da gennaio 2019 che la cassa integrazione è tornata a crescere, e a ritmi piuttosto sostenuti. Nei primi 11 mesi dello scorso anno (ultimo dato disponibile, fonte Inps) le ore complessive di Cig richieste dalle imprese hanno superato quota 243 milioni (+20,45% rispetto all’analogo periodo 2018). A schizzare verso l’alto è stata essenzialmente la cassa integrazione straordinaria (anticamera alla Naspi, la nuova indennità di disoccupazione), che è salita, sempre nel confronto tendenziale, del 33,39%. Inps nel 2019 aveva a bilancio 9,5 miliardi finanziare il sistema degli ammortizzatori sociali.

Secondo una elaborazione dell’associazione Lavoro&Welfare, presieduta dall'ex ministro Cesare Damiano, in base alle ore perse, si può calcolare che esse corrispondano, in 48 settimane lavorative, a 127mila lavoratori a tempo pieno assenti dalla produzione e a oltre 30 milioni di giornate lavorative perdute. Sempre lo scorso anno, poi, il numero di aziende in crisi che hanno fatto ricorso a nuovi decreti di Cigs sono state 1.240, pari a 2.283 siti aziendali. I contratti di solidarietà, dopo il Jobs act divenuti causale autonoma della Cigs, sono in costante aumento: nel 2019, 775, il 62,5% di tutti i decreti firmati; e da diversi mesi anche la Naspi veleggia sulle 100mila domande mensili.

Oggi la mappa della cassa integrazione, termometro della difficoltà del nostro tessuto produttivo, è piuttosto articolata. E anche per via delle nuove regole introdotte dalla riforma del governo Renzi del 2015 sta tornando alla ribalta. Le grandi crisi industriali interessano settori come l’automotive, la siderurgia, gli elettrodomestici, il commercio, e in particolare la grande distribuzione, la chimica. I tavoli delle crisi più importanti arrivano al Mise: al momento, sono circa 160 i tavoli aperti, e interessano oltre 200mila lavoratori, di cui circa 60mila a rischio di perdita del posto. Non solo: le aree di crisi industriale complessa sono salite a una ventina, sparse in una quindicina di regioni, da Nord a Sud del Paese, e coinvolgono complessivamente 70mila lavoratori, la gran parte dei quali, a oggi, in mobilità (un assegno di 5/600 euro al mese). Poi ci sono 23 gruppi industriali in amministrazione straordinaria: aziende in forte difficoltà, che, senza nuovi acquirenti o ingressi di capitali, hanno davanti a sè un futuro tutt’altro che roseo.

Il punto è che il sistema disegnato cinque anni fa prevede regole più ferree sugli ammortizzatori (massimo 24-36 mesi in un quinquennio mobile) e il contestuale decollo delle politiche attive. Che non è mai arrivato. Complice la crisi e il mancato avvio della fase di ricollocazione, tutti i successivi governo hanno via via introdotto deroghe. Che oggi sono tantissime. Il primo governo Conte, ad esempio, ha ripristinato la Cigs per cessazione d’attività. Poi, sono arrivate una serie di norme ad aziendam. Ora il nuovo governo (si veda l’intervista alla sottosegretaria Puglisi di mercoledì) propone un tagliando complessivo.

Per Alitalia appuntaamento domani in Senato
Domani alle 16 la commissione Lavori Pubblici del Senato ascolterà il commissario straordinario di Alitalia, Giuseppe Leogrande, sul decreto legge riguardante la compagnia aerea; alle 17 sarà la volta delle organizzazioni sindacali di settore. E' stata richiesta anche, e dovrebbe svolgersi nella stessa giornata, alle 18, l'audizione del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Delta e Lufthansa hanno detto ripetutamente di essere interessate ad Alitalia solo dopo la presentazione di un piano di risanamento che includa tagli occupazionali importanti.

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