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In cerca di risk manager per i rinnovi dei cda

Marina D’Artibale, presidente InTheBoardroom Alumnae by Valore D, racconta quali sono stati i profili più richiesti per la nuova tornata di assemblee

di Monica D'Ascenzo

4' di lettura

Le tensioni geopolitiche e gli ultimi due anni di Covid hanno avuto un effetto anche sui profili cercati per gli amministratori indipendenti dei board delle società quotate. Solo le società partecipate dal Mef o dalle sue controllate, il cui cda o vertice gestionale è in scadenza con le assemblee previste in primavera, sono 49 per un totale di 230 poltrone . Inoltre ci sono 41 società, che solo in parte coincidono con le precedenti, in cui scade il collegio sindacale, l'organo di vigilanza, per ulteriori 120 poltrone. In totale ci sono 350 poltrone da assegnare. A cui si aggiungono tutti i rinnovi delle società quotate con azionisti privati. Le liste saranno rese note a breve ma qualche indicazione sui profili che sono stati cercati e richiesti si ha già da chi è stato interpellato per avere nomi candidabili.

«Fra le competenze più richieste nei board al momento ci sono ancora finanza e controllo, digital transformation, strategy e Esg, ma di rilievo anche il risk management dopo i due anni di pandemia e ora la guerra in Ucraina. Sono necessarie competenze di analisi del rischio e simulazione strategica rispetto agli scenari che si possono verificare» sottolinea Marina D’Artibale, presidente InTheBoardroom Alumnae by Valore D, il corso per amministratori che in dieci anni ha preparato oltre 390 figure,c he oggi siedono in cda di aziende quotate e non.

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«In questa nuova tornata di assemblee che vedrà il rinnovo dei board abbiamo notato un macrotrend nella scelta degli amministratori indipendenti, che ci avvicina alla pratica anglosassone. Se una volta erano prevalenti figure di controllo, oggi invece si guarda di più anche a figure che vengono dal mondo dell'impresa e che possono portare contributi nelle scelte strategiche» sottolinea D’Artibale, che prosegue: «Stiamo notando una maggiore attenzione al cv rispetto a quanto avveniva in precedenza, quando gli elementi di appartenenza a un network pesavano molto. Auspichiamo che ci sia ancora maggior chiarezza sui criteri di valutazione per le partecipate pubbliche e dei grandi comuni. quando aveva un peso anche l'appartenenza politica nelle nomine di controllate statale. Tante alumnae hanno partecipato all'ultimo bando del comune di Milano e una è stata selezionata per il cda della Fondazione della Triennale».

In The Boardroom vanta diverse professioniste e manager che ricoprono oggi posizioni di vertice, a partire da Claudia Parzani, che ha strutturato e lanciato il progetto dedicato a preparare le professioniste di talento per il ruolo di componente degli organi sociali. Proprio di ieri la notizia della sua nomina a presidente di Borsa Italiana. Fra le alumnae Marinella Soldi, presidente Rai; Barbara Cominelli, ceo di Jll; Laura Cioli, ceo di Sirti; Angela Cossellu, ceo Officer at EUR; Francesca Reich, ceo Poligrafico dello Stato; Giovanna Della Posta, ceo Invimit; Laura Donnini, ceo Harper Collins Italia. Nel complesso sono 40 (15%) alumnae con esperienza di ceo , 25 di business unit director, 15 di general manager, 58 ( 20%) di CLevel e riporti diretti su 280. Non mancano poi esempi di consigliere indipendenti in società quotate come Paola Bonomo (cda Tim), Veronica Diquattro (cda Gruppo 24 Ore), Marina Rubini (cda Leonardo), Elena David (cda Fideuram), Susanna Zucchelli (Cda Elica e Valsoia) oppure di società regolamentate IVASS come Diana D’Alterio (board Vera Assicurazioni e Vera Protezione).

«La tendenza trasversale è cercare persone che abbiano competenze digitali e in ambito di sostenibilità. I 2 anni di pandemia - spiega la presidente - hanno accelerato processi che erano già in atto facendoci fare un salto nel futuro di almeno 5 anni, soprattutto riguardo al tema della digitalizzazione. Nel settore della salute, ad esempio è emersa in modo prepotente la necessità di innovazione digitale per gestire al meglio il paziente; pensiamo inoltre al nuovo modello organizzativo del lavoro ed alle interazioni ibride con i clienti, alle sfide che pone l'uso dell'intelligenza artificiale, sempre più determinante nello sviluppo delle imprese di settori diversi. Sarà necessario affrontare temi etici, di responsabilità e di competenze. Quando si parla di AI e machine -learning non si può prescindere dai processi per governare questi sviluppi, ed oltre alle nuove conoscenze tecniche sono ad esempio necessarie competenze nuove anche a livello legale».

La sostenibilità è certamente nella lista delle priorità delle aziende, che, anche di fronte alle sfide esterne poste dal contesto macroeconomico, non possono arretrare sul tema senza il rischio di perdere colpi in competitività. «Sul fronte della sostenibilità il campo di azione si sta allargando progressivamente e si cerca di rileggere in chiave di sostenibilità tutte le scelte aziendali. Viviamo un un momento storico particolare che rischia di farci fare un passo indietro su questi temi a causa delle crisi geopolitiche, per questo bisogna lavorare per formare competenze sempre più innovative in questa direzione dalla produzione, alla logistica e alla supply chain».

Per l’edizione 2021-2022 sono stati presentati 800 curriculum e sono state selezionate due classi, con la novità dell’ammissione aperta anche agli uomini. La decima classe è composta da 50 partecipanti, 40 donne e 10 uomini. Dei partecipanti, 24 sono provenienti da aziende associate a Valore D (il 52%) e andranno a comporre una classe eterogenea per ruoli, profili e background diversificati, in cui il 42% dei partecipanti ha un profilo STEM. L’undicesima classe è composta da 46 persone, 36 donne e 10 uomini, di cui 22 provengono da aziende associate a ValoreD. Il 43% dei partecipanti ha un profilo STEM.

«La diversità di genere, di competenze, di origine è una leva di innovazione. La peculiarità del programma di formazione executive Intheboardroom di Valore D è che integra gli approfondimenti sulla governance societaria con un modulo che allena ad essere più efficaci nella promozione del valore della diversità come leva di business e crescita per le aziende» osserva D’Artibale, che conclude: «La diversity è un tema di business. In Italia però le donne sono ancora sottorappresentate ai C level e C level -1. La crescita della presenza femminile nei cda non ha portato nello stesso arco temporale alla crescita a livello di executive. Esiste ancora una falla nella pipeline che porta ai vertici delle aziende, per cui le manager si perdono nel percorso. E' necessario agire perché non si disperdano più talenti che possono essere utili alla ripresa economica e sociale di questo Paese».

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