dai giornali internazionali

In Cina è già l’ora del “revenge spending” e di (ri)programmare viaggi

Negozi e catene riaprono, con le dovute precauzioni, e fuori si formano le code: è la «spesa per vendicarsi». Solo del virus, si spera

di Giulia Crivelli

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Negozi e catene riaprono, con le dovute precauzioni, e fuori si formano le code: è la «spesa per vendicarsi». Solo del virus, si spera


2' di lettura

Negli Stati Uniti ogni ora, quasi ogni minuto, si allunga la lista di negozi, catene di ogni settore (ristoranti e fast food compresi), department store e boutique del lusso che annunciano chiusure a tempo indeterminato. In assenza, al momento, di una direttiva federale. Lo stesso vale per la Francia e la Germania, dove le misure non sono ancora draconiane come quelle introdotte in Spagna e, naturalmente, da noi. Quelle cioè che permettono l’apertura solo a negozi di alimentari, farmacie e altri considerati di prima necessità.

In Cina sta avvenendo l’opposto: tutti riaprono e si parla addirittura di “revenge spending”, letteralmente, spendere per vendicarsi, la spesa della vendetta. Consolatorio suonerebbe forse meglio, ma tant’è. Con buona pace, almeno guardando alla Cina, di chi azzarda che il coronavirus ci possa cambiare in meglio o almeno renderci più consapevoli del lato spirituale dell’esistenza. Quello materiale, sembra dire il messaggio che arriva dalla Cina, ha già (ri)preso il sopravvento.

L’articolo di Bloomberg News con i pareri degli analisti (in inglese): Revenge Spending Spurs Chinese Luxury Rebound From Virus

L’85% delle 3.600 gioiellerie della più grande catena cinese, Chow Tai Fook Jewellery Group, che è anche il più grande gruppo del settore al mondo per fatturato, hanno riaperto (foto in alto). Con alcune precauzioni: mascherine per gli addetti e accessi ristretti. Ma fuori da ogni negozio ci sono già le code. Lo stesso vale per maison del lusso come Chanel: i negozi in Italia e molti altri Paesi sono chiusi, quelli in Cina hanno riaperto e anche in questo caso da domenica si sono viste le prime file.

Ieri il quotidiano China Daily ha pubblicato un altro articolo che dà il senso dell’umore post-quarantena. Il titolo era Recovery wish list being drawn up, ovvero: “si cominciano a scrivere le liste delle cose da fare per riprendersi”. Ai primi posti ci sono: andare al ristorante, viaggiare, festeggiare e fare shopping (curiosamente non al primo posto).

L’articolo del China Daily (in inglese): Recovery wish lists being drawn up. Public eager to dine out, travel and make merry

Il paragone con la Sars
China Skinny , società di marketing e strategie molto famosa in Cina, prevede una ripresa “esplosiva” del settore turismo, domestico e verso l’estero, sulla base di quello che successe dopo la fine dell’emergenza legata alla Sars, nel 2003. Sheryl Shen, associate marketing manager di China Skinny, intervistata dal China Daily, ricorda che durante la Golden Week dell’ottobre 2003, prima occasione festiva dopo la crisi Sars, il numero di voli fece un balzo del 200% rispetto all’anno precedente. Per lo Spring Festival del 2004, l’aumento fu del 201% rispetto allo stesso periodo del 2003, un mese prima dello scoppio della Sars.

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