Il business delle consegne

AI VERTICI

«In crescita utili e dividendi, così è cambiata Sparkasse»

di Luca Davi


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5' di lettura

Cinque anni fa, Cassa di Risparmio di Bolzano-Sparkasse era uno degli istituti nel mirino di Bankitalia: il capitale era pericolosamente finito sotto i minimi regolamentari mentre i crediti deteriorati erano oltre i livelli di guardia. Da allora molte cose sono cambiate. Tanto che oggi Sparkasse è una delle banche più vivaci del Nord-Est: ha in mano una quota di mercato pari al 20% nell’Alto Adige, una delle zone più ricche d’Italia; vede i crediti deteriorati all’8,73% sui prestiti totali (4,03% netto), ai livelli più bassi del sistema bancario italiano; distribuisce ai soci un dividendo di 8,8 milioni di euro (più del doppio rispetto ai 4,2 milioni del 2017), grazie a un utile netto 2018 di 25,4 milioni di euro (+80%), il miglior risultato degli ultimi dieci anni.

Al vertice della banca di Bolzano oggi ci sono due figure: da una parte il presidente Gerhard Brandstätter, uno dei nomi forti dell’Acri, la potente associazione delle Fondazioni e delle Casse di Risparmio italiane, organizzazione di cui è appena stato riconfermato vicepresidente; dall’altra, l’amministratore delegato Nicola Calabrò, manager che negli ultimi anni si è distinto, in particolare nel mondo delle banche italiane medio-piccole, per la capacità di fare risultato. A maggior ragione in quel Nord-Est bancario travagliato dalle crisi a ripetizione degli anni recenti. Dove il crack di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, collassate sotto il peso dei crediti deteriorati, hanno rappresentato l’epifenomeno di un male più profondo: quello di un tessuto economico in crisi di competività, deficit occultato da una (scriteriata) politica di erogazione dei prestiti da parte di banchieri locali, a loro volta impegnati a sostenere spericolate manovre contabili.

In questo contesto, CariBolzano, una delle più importanti Casse di Risparmio indipendenti in Italia, si è tirata fuori dal guado con le sue mani. Nel 2015, del resto, l’istituto è nei guai: la banca ha appena chiuso il bilancio con un rosso “monstre” da 231 milioni, sei volte quello dell’anno precedente. È l’effetto delle inevitabili perdite maturate a valle di una sfrenata campagna di erogazione dei crediti concentrata sul corporate e immobiliare. A condurre la pulizia, chiesta da Bankitalia, sono Brandstätter (che viene dalla Fondazione omonima) e Calabrò, che prendono il posto dell’ex presidente Norbert Plattner e del dg Peter Schedl, da anni ai vertici dell’istituto. Ai nuovi manager il compito di chiedere uno sforzo ai soci e ripartire: in breve, si raccolgono i 250 milioni di euro che servono a puntellare il capitale e allontanare gli spettri del crack. Da allora, i due banchieri formano un ticket apprezzato dagli azionisti. Non a caso, all’assemblea di aprile di quest’anno, i due banchieri – insieme al vicepresidente Carlo Costa e all’intero Cda – sono stati riconfermati.

L’avvocato banchiere

Abile tessitore di rapporti istituzionali ed economici, “ponte” tra il mondo italiano e quello tedesco (è console onorario della Repubblica federale della Germania per il Trentino Alto Adige), Brandstätter è un avvocato figlio d’arte: il padre, Josef, fonda uno studio legale a Bolzano ed è presidente della Cassa di Risparmio di Bolzano dal 1963 al 1989. Gli anni dell’università trascorsi a giurisprudenza a Firenze - dove insegnano figure come Giorgio La Pira – sono quelli in cui c’è anche Antonio Patuelli, oggi presidente dell’Abi, che reincontrerà negli anni a venire da «protagonista nel mondo bancario», dice oggi il presidente. Ma è l’esperienza a Roma, nello studio del professor Salvatore Pescatore, uno dei grandi nomi della giurisprudenza italiana, a cambiare il suo percorso: da lì,Brandstätter entra in contatto con personaggi e società che saranno la rete da cui ripartire al rientro a Bolzano. In particolare quando, qualche anno dopo, riprenderà in mano le redini dello studio legale paterno. Nel 1991, un nuovo punto di svolta: l’allora governatore dell’Alto Adige, Luis Durnwalder lo chiama per nominarlo presidente del Cda di Mediocredito del Trentino Alto Adige. «Mi aspettavo un incarico da avvocato, e invece mi sono ritrovato banchiere». Passano dodici anni e nel 2003 arriva forse la fase più complicata della carriera professionale di Brandstätter: Durnwalder gli chiede di diventare presidente della Fondazione CariBolzano e difendere così l’omonima cassa di risparmio dalla scalata che, nel frattempo, ha lanciato la Popolare di Lodi guidata da Gianpiero Fiorani. «È stato uno dei momenti più critici, perché dovevo recuperare i soldi della Fondazione, che erano stati pagati da Fiorani per l’acquisto del 20% della banca prima della mia nomina, ma che erano da lui gestiti e in parte depositati in alcuni paradisi fiscali», ricorda oggi. La manovra difensiva riesce e la Fondazione si riprende la banca, anche grazie al supporto esterno di Giovanni Guzzetti.

    Il manager scuola Intesa

    È all’inizio degli anni 2000 che la strada di Brandstätter sfiora, seppur simbolicamente, quella di Calabrò, che in quegli anni, da giovane capo della filiale estera di Sanpaolo Imi, a Vienna, va a Bolzano. «Accompagnavo l’allora a.d. del Sanpaolo, Luigi Maranzana – ricorda oggi Calabrò – per verificare gli spazi di ingresso nel capitale della Fondazione Cassa di Risparmio». In verità passeranno diversi anni prima che il manager approdi alla Sparkasse. La sua carriera è infatti tutta sviluppata dentro a Banca Imi e a Intesa Sanpaolo, gruppo in cui brucia rapidamente tutte le tappe, partendo dalle filiali del Nord-Est per arrivare, nel 2002, al ruolo di responsabile della gestione delle partecipazioni di Sanpaolo Imi nell’Est Europa. E diventare, nel 2006, ceo di Intesa Sanpaolo Romania. Fino al 2011, quando arriva la nomina di dg di Banca Trento e Bolzano, controllata dalla stessa Intesa. Il manager bolzanino non nasconde l’importanza di conoscere e appartenere al territorio. «Parlo tedesco e sono cresciuto qua: questo è un valore per una realtà particolare come l’Alto Adige e per chi fa banca in queste zone». Non è un caso che, dopo la parentesi e l’esperienza «felice» in qualità di direttore generale dell’utility energetica locale, l’Azienda Energetica, quattro anni fa Calabrò abbia accettato la proposta di Brandstätter di rientrare nel mondo bancario. «Si è fatto corteggiare un po’, come una bella donna - dice scherzando il presidente rivolgendosi a Calabrò – ma oggi posso dire di aver fatto la scelta giusta». Le sfide future per la banca non mancano: c’è da tenere il passo con la digitalizzazione e il Fintech, c’è da completare il derisking. «Entro fine 2019 contiamo di arrivare a valori di circa il 3% netto di Npe con un anticipo di 2 anni sulle previsioni Bankitalia per il sistema bancario», sottolinea Calabrò. Ma oggi la banca ha ritrovato «una sua piena collocazione: dopo aver chiuso le filiali non strategiche, cresciamo e siamo leader in Alto Adige, dove forniamo servizi a 360 gradi e vogliamo affermarci come la banca di riferimento per la nostra clientela».

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