CRISI INDUSTRIALI

Dall’Ilva ad Alitalia a Whirlpool, a Roma sciopero in difesa dell’occupazione

Oltre cento i tavoli aperti al Mise. Nell’ex Ilva sciopero di 32 ore con pullman di lavoratori partiti da Taranto per sfilare nella Capitale

di Domenico Palmiotti


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4' di lettura

Da ArcelorMittal ad Ast Terni. Da Whirpool ad Embraco. Da Alitalia a Bosch. L’Italia delle oltre cento crisi industriali, con i tavoli aperti al Mise che ancora non trovano soluzione, scende in piazza Santi Apostoli a Roma per lo sciopero nazionale indetto da Cgil, Cisl e Uil. Uno sciopero che mette al centro il lavoro e la necessità di difenderlo. La protesta nazionale è stata indetta nei giorni scorsi dopo che ArcelorMittal, al Mise, ha dichiarato, nell’ambito del suo nuovo piano, 4.700 esuberi, di cui 2.900 in una fase immediata.

Questa è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso spingendo tutto il sindacato alla mobilitazione. A Taranto e nell’ex Ilva lo sciopero è di 32 ore, dalle 23 del 9 dicembre alle 7 dell’11. Partiti ieri sera dalla città pugliese per Roma in pullman oltre mille lavoratori. Sciopera anche il sindacato Usb ma per conto suo, effettuando oggi un presidio davanti all’acciaieria di Taranto.

Così i leader Cgil, Cisl e Uil dal palco
«Siamo ancora una volta in piazza - dice Annamaria Furlan della Cisl dal palco di piazza Santi Apostoli -. È da febbraio dell'anno scorso che riempiamo con centinaia di migliaia di lavoratori le piazze italiane ed oggi siamo qui per le oltre 160 vertenze aperte al ministero dello Sviluppo Economico che coinvolgono oltre 300 mila lavoratori e lavoratrici».

«Abbiamo - rileva Furlan - bisogno di risposte a partire dall'Ilva all'Alitalia dalla Whirlpool a Mercatone Uno. In tutti i settori abbiamo vertenze aperte. Mai si è stati così in basso in questo Paese rispetto alla non capacità di risolvere le vertenze aperte. Vogliamo dare un messaggio chiaro: non si viene in questo Paese a fare shopping e poi a buttare via le imprese e chi ci lavora. Il messaggio chiaro al Governo e alla politica è che basta mettere le imprese al centro delle liti interne ai partiti e alla maggioranza. Ci vuole serietà in queste cose, quella che finora è sempre mancata».

«Basta parole, non c'è più tempo da perdere. Ora si facciano le cose, è il momento dei fatti» sottolinea Maurizio Landini della Cgil. «Le mobilitazioni promosse da Cgil Cisl e Uil in questa settimana parlano al Governo e alle imprese - sottolinea Landini - chiedendo di fare cose concrete e di dare un futuro ai giovani che hanno ripreso la piazza e chiedono risposte a chi ha la responsabilità».

Per Landini, «il mondo del lavoro unito chiede il cambiamento del Paese: si mettano in testa che non si cambia senza e contro i lavoratori».

« Smettessero di litigare nella maggioranza e con l'opposizione» chiede Carmelo Barbagallo della Uil. «Sarà un Natale brutto per tante famiglie - afferma -. Non possiamo di fare un altro Natale così. Bisogna dare speranze ai giovani e agli anziani».

E sul fronte dell'adesione allo sciopero in ArcelorMittal, la Fiom Cgil segnala «che gli stabilimenti sono fermi: adesione a Taranto 90%, a Genova e Novi Ligure 80%, a Racconigi 100%, adesione al 100% anche a Padova e Marghera».

La manifestazione Ilva a Roma

Le dichiarazioni dei sindacati
«Ci aspettiamo nelle prossime ore, dopo la nostra grande manifestazione, una decisione chiara e netta del Governo sul risanamento ambientale, sulla tutela e garanzia dei livelli occupazionali e la continuità produttiva. Con o senza ArcelorMittal» afferma Rocco Palombella della Uilm. E Marco Bentivogli della Fim Cisl sostiene a 24Mattino: «Oggi sciopero ex Ilva. Siamo in una situazione assurda con un rimpallo tra azienda e Governo in cui ci vanno di mezzo, come al solito, i lavoratori, il piano ambientale che rischia di essere sepolto per sempre». E per Francesca Re David, a capo della Fiom Cgil, «le crisi stanno colpendo tutti i settori, dall’elettrodomestico alla siderurgia e all’automotive, dall’elettronica all’informatica fino alle installazioni.

Sono necessari investimenti, pubblici e privati, per mettere in moto gli ammortizzatori sociali vecchi e nuovi ed affrontare la transizione industriale verso nuovi modelli di sviluppo ecosostenibili, fermando la chiusura degli stabilimenti».

Ilva, crisi emblematica
Attualmente l’Ilva è tra le questioni principali. Per l’importanza del complesso industriale, per il suo stretto rapporto con la manifattura italiana in qualità di fornitore della materia prima, l’acciaio, e per i numeri in gioco. A poco più di un anno dal subentro di ArcelorMittal, che a giugno 2017 ha vinto una gara, dopo la gestione dell’amministrazione straordinaria, lo scenario è complicato. Un mese fa ArcelorMittal ha dichiarato la sua volontà di recedere dal contratto di fitto. Ne è scaturito un contenzioso giudiziario al Tribunale di Milano con ArcelorMittal che ha depositato un atto di citazione contro i commissari di Ilva mentre questi ultimi hanno replicato con un ricorso cautelare urgente la cui finalità è quella di bloccare il progressivo svuotamento della fabbrica prima del disimpegno finale del privato.

Il contenzioso é adesso in stand by. Nel senso che la nuova udienza è fissata a Milano per il 20 dicembre ma ArcelorMittal, Ilva in as e Governo stanno trattando per trovare un nuovo accordo e chiudere il conflitto. Ieri, 9 dicembre, c’è stato un incontro al Mise tra il negoziatore del Governo per il dossier Ilva, Francesco Caio, presidente di Saipem, e i tecnici di Mise e Mef. Oggi, 10 dicembre, è in programma un nuovo confronto con l’ad di ArcelorMittal, Lucia Morselli, mentre il 12 dicembre il ministro Stefano Patuanelli ha convocato i sindacati e Ilva in as al Mise.

No agli esuberi di Mittal
Il piano della multinazionale dell’acciaio, con i 4.700 esuberi prospettati, è avversato sia dai sindacati che dal Governo tant'è che quest’ultimo, pur tenendo aperto il confronto con Mittal, sta lavorando ad una sua proposta. Che è imperniata sulla tutela dell’occupazione, sul ricorso alla cassa integrazione e non agli esuberi per gestire la crisi di mercato, su un’ambientalizzazione più spinta, sull’uso del preridotto di ferro e del forno elettrico per abbattere le emissioni, sul rifacimento del grande altoforno 5, che Mittal ha invece escluso, per sostenere una produzione a regime di 8 milioni di tonnellate e sulla presenza dello Stato, con una sua partecipazione, come garanzia.

Ha dichiarato sul punto il premier Giuseppe Conte: «È prevista anche la partecipazione di aziende pubbliche, a partecipazione pubblica. Quando ho parlato di “Sistema Italia”, intendevo questo. Noi siamo pronti a fare la nostra parte per rendere questo progetto ancora più efficace, credibile, e il piano industriale ancora più sostenibile».

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