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In Emilia-Romagna la Coop Valley d’Italia con il 30% del fatturato nazionale

Presentata la terza edizione del Rapporto biennale sulla cooperazione 2020-2021, elaborato dalla Consulta della Cooperazione regionale dell’Emilia-Romagna

di Ilaria Vesentini

(ipopba - stock.adobe.com)

3' di lettura

«Per comprendere l'importanza della cooperazione emiliano-romagnola basterebbe il dato sul fatturato: 33,7 miliardi di euro su un totale in Italia di 116,9 miliardi (ovvero il 30%) e 4.548 imprese cooperative con oltre 235mila addetti, il 13% dell'occupazione regionale. E delle 30 imprese più grandi del territorio, 15 sono cooperative». Inizia così la terza edizione del Rapporto biennale sulla cooperazione 2020-2021, elaborato dalla Consulta della Cooperazione regionale.

Il Rapporto è stato presentato a Bologna in occasione delle celebrazione del 2 luglio, Giornata internazionale della cooperazione, dedicata quest'anno al contributo che il sistema cooperativo mondiale può dare al raggiungimento, entro il 2030, dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 indicati dall'Onu per contrastare la povertà, combattere il cambiamento climatico e garantire l'uguaglianza e l'inclusione di tutti.

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Emilia-Romagna prima regione

«L'Emilia-Romagna è la prima regione d'Italia a vocazione cooperativa sotto il profilo dell'occupazione, quasi un occupato su sette lavora in una società cooperativa, così come il 13% del Pil della regione è legato alla cooperazione. C'è il modello cooperativo e mutualistico dietro la resilienza di questo territorio e alla sua capacità di resistere e innovare anche nelle situazioni più complesse e difficili, con una visione di lungo periodo che sostiene assieme crescita economica, sviluppo sociale e responsabilità ambientale », sottolinea Francesco Milza, presidente dell'Alleanza Cooperative Italiane dell'Emilia-Romagna.

I numeri

Nella “Coop valley” d'Italia il 13% dei posti di lavoro è appannaggio di imprese cooperative, contro l'8% in Italia, così come lo è il 13% del Pil regionale (4,4% la media nazionale). In Emilia-Romagna oltre il 70% degli occupati nel settore del sociale opera all'interno di cooperative, percentuale che supera il 40% nei servizi alle imprese, il 30% nella logistica, il 20% nell'alimentare, il 17% nell'agricoltura, il 13% nell'accoglienza e ristorazione. Il 40% del fatturato cooperativo dell'Emilia-Romagna deriva dal commercio (giocano un ruolo chiave Coop e Conad), una quota che ha assunto maggior rilevanza negli anni della pandemia, perché il commercio ha aumentato il volume d'affari del 6,6%, mentre la cooperazione ha tenuto come volumi ma ha sofferto in termini di aziende (-7,4% le coop in regione tra 2019 e inizio 2022, con cali a doppia cifra tra Modena e Piacenza) e di addetti (-3,1%, mentre le altre forme giuridiche hanno consolidato i numeri pregressi). Tra le province, Rimini è quella con la minor incidenza delle cooperative sul totale dell'occupazione (il 6%, meno della metà del dato regionale), Reggio Emilia quella con il valore maggiore, quasi il 19 per cento.

La mutualità quale leva di sviluppo

«La cooperazione rappresenta una componente strategica, storica e identitaria della nostra Regione, e oggi è la linfa che alimenta settori fondamentali come i servizi sociali e alla persona. Una realtà che ha contribuito anche alla tutela e al rafforzamento dei diritti dei lavoratori, che in grande maggioranza, all'interno del mondo cooperativo della Regione, sono a tempo indeterminato, con una percentuale di stabilizzazione più alta che in altri settori», interviene l'assessore allo Sviluppo economico e lavoro dell'Emilia-Romagna, Vincenzo Colla. «I principi mutualistici ed etici della cooperazione sono asset condivisi sul territorio, fatti propri dal Patto per il lavoro ed il clima, indispensabili per rilanciare l'economia e raggiungere l'obiettivo comune di costruire prospettive durevoli per le generazioni future», rimarca il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che nel modello cooperativo vede la strada maestra per la nascita e diffusione delle comunità energetiche rinnovabili e l'autoconsumo su cui l'Emilia-Romagna, prima in Italia, ha da poco legiferato.

La sfida dei nuovi lavori

«Il ruolo che la cooperazione svolge in settori come quello sociosanitario o edilizio è fondamentale e crescente, ma è diventato un dramma trovare personale - avverte Massimo Mota, co-presidente Agci Emilia-Romagna – anche perché la disoccupazione volontaria sta assumendo dimensioni inimmaginabili anche in questa terra operosa. È inutile colpevolizzare i giovani, sempre meno numerosi, che non credono più nel modello di vita dei padri, fatto di sacrifici, dobbiamo ripensare contratti e luoghi di lavoro per garantire una diversa qualità di vita. Qui abbiamo il Dna di resilienza, solidarietà e creatività, per sperimentare nuovi modelli di sviluppo anche nella cooperazione. Il nostro terreno di crescita sarà il terzo settore, per gestire una società che invecchia e che non si risolve con una casa di riposo in più, bensì inventandosi nuove città, nuovi servizi, nuovi lavori».


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