Coltivazione high tech

In Emilia-Romagna noci pronte alla sfida con la California 500

La riminese New Factor capofila di 20 aziende per una coltura moderna

di Ilaria Vesentini

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Nella coltivazione delle noci tecniche intensive e meccanizzazione

La riminese New Factor capofila di 20 aziende per una coltura moderna


3' di lettura

Vincere la sfida con la California. È la scommessa di venti aziende agricole capitanate da New Factor che tre anni fa hanno dato vita al progetto In-Noce per sviluppare una coltura moderna (intensiva, meccanizzata e irrigua) di noci in Romagna. Porterà a piena produzione 500 ettari di noceti entro il 2025 e dovrebbe garantire maggiori marginalità a chi lavora la terra. Iniziativa sposata poche settimane fa anche da Agro Noce, società controllata dal Fondo Idea Agro (lo strumento di DeA Capital Alternative Funds Sgr dedicato a investimenti ecosostenibili in agricoltura), entrata a far parte della cooperativa faentina Agrintesa, partner del progetto In-Noce, portando in dote i suoi 170 ettari di noceti che verranno impiantati nei prossimi due anni a Santa Bianca di Bondeno, nel Ferrarese. «Il nostro progetto parte dal modello californiano di agricoltura sostenibile capital intensive e guarda lontano, come è necessario quando si parla di grossi investimenti che arrivano al break-even non prima di 7-8 anni, perché questo è il tempo che un noce impiega ad arrivare alla piena produttività» spiega Alessandro Annibali, ad di New Factor, azienda riminese specializzata nella commercializzazione di frutta secca per la Gdo (42 milioni di fatturato, un’ottantina di dipendenti), motrice del progetto di filiera In-Noce e del marchio commerciale “Noci di Romagna” nonché apripista della coltivazione hi-tech di noci negli 80 ettari dell’azienda agricola di San Martino di Forlì. L’emergenza Covid sta complicando un mercato non semplice. Alla crescente competizione (la produzione di noci è aumentata del 12% negli ultimi tre anni solo in Europa) si sommano la minor capacità di spesa delle famiglie italiane (la frutta secca è un bene voluttuario di lusso) e la scarsa cultura culinaria sulla noce, a differenza di mandorle e nocciole. I numeri che Annibali ha raccontato e ascoltato nel suo ruolo di ambasciatore per l’Italia all’incontro annuale dei 900 produttori internazionali di frutta secca associati a Inc-International nut and dried fruit council parlano chiaro: l’Italia dovrebbe arrivare nel 2025 a coprire la metà della domanda interna di noci passando dalle attuali 19mila tonnellate a 30mila tonnellate di produzione (di cui un quarto dalla Romagna) su consumi annui che viaggiano in media tra le 50 e le 60mila tonnellate. Anche la California aumenterà i suoi volumi su una scala 30 volte più alta. «I produttori californiani hanno raccolto il 20% in più di noci quest’anno rispetto al 2019 - precisa il manager – e con i noceti già piantati arriveranno a un milione di tonnellate di noci prodotte nel 2025, poco meno della metà dei consumi mondiali». Per reggere la crisi globale e smaltire gli enormi stock gli americani stanno facendo dumping sul prezzo: le noci californiane si trovano sul mercato anche a meno di 4 €/kg (gli agricoltori ne incassano la metà), un prezzo troppo basso per remunerare le aziende romagnole che hanno creduto nella nocicoltura ad alta tecnologia riducendo consumi idrici, emissioni di CO2, utilizzo di pesticidi. «Dobbiamo comunicare meglio il valore del prodotto italiano e creare domanda aggiuntiva. Le nostre noci , essiccate al 7% di umidità, garantiscono al consumatore un prodotto di alta qualità, fresco, con proprietà organolettiche che le noci californiane non hanno, essiccate al 3% per durare a lungo» . Nonostante la difficile annata Annibali non intende rallentare gli investimenti programmati in New Factor: dopo i 5 milioni investiti tre anni fa per le linee di essiccazione e sgusciatura ci sono altri 2 milioni nel 2021/22 per realizzare una nuova cella frigo a 0-4 gradi da 1.000 mq e nuovi impianti 4.0 di prima lavorazione nell’azienda di San Martino di Forlì.

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