Industria

In esposizione la storia dell’olivo e le tecniche per utilizzarlo

di Raoul de Forcade

 La riproduzione di un frantoio a trazione animale nelle sale del museo

2' di lettura

Diciotto sale, oltre 650 reperti tra lucerne, lumi ad olio, vasi, ampolle e oliere di varie dimensioni e provenienze, alcuni di grande valore; una ricca biblioteca sul tema dell’olivo e alcuni percorsi espositivi studiati per i visitatori. È l’offerta messa in campo dal Museo dell’olivo Carlo Carli di Imperia, uno fra i più curiosi musei aziendali d’Italia, con una particolare caratteristica peculiare: quella di essere allestito all’interno di una palazzina in stile liberty nella quale, negli anni ’30, si trovavano gli uffici della Fratelli Carli, la storica impresa olearia che ha realizzato nel 1992 lo spazio museale.
Si tratta di una struttura espositiva privata, interamente finanziata dall’azienda, aperta al pubblico e alla comunità locale per celebrare uno degli elementi portanti del territorio: l’olivo appunto. Nei suoi ormai 30 anni di esistenza, il museo ha registrato 720mila visitatori, per la metà stranieri (soprattutto tedeschi, inglesi e francesi), con un 30% rappresentato da scolaresche. Negli ultimi anni, spiegano alla Carli, si è registrato un sensibile incremento anche degli ospiti extraeuropei, principalmente da Usa e Canada, ma anche da Paesi dell’Est, in particolare Russia e Lituania.
La Fratelli Carli dalle origini, che rislagono al 1911, vende direttamente al consumatore e consegna a domicilio i propri prodotti in Italia e all’estero. Recentemente ha aperto anche una propria catena retail con 18 empori, distribuiti in diverse città italiane del Nord Italia (il più a Sud è a Bologna). L’azienda è guidata dalla famiglia Carli, arrivata alla quarta generazione e coinvolta sia nei ruoli di vertice sia nelle attività operative. Oggi conta circa 350 dipendenti, 140 automezzi per le consegne, 1,5 milioni di ordini (gestiti ogni anno tra Italia, Francia, Austria, Germania, Svizzera e Usa) per un fatturato di 160 milioni di euro.
Dal 2019 la Fratelli Carli è una società benefit. Non sorprende, dunque, l’attenzione rivolta all’attività museale. Il reperto più prezioso della collezione è una lekythos-oinochoe corinzia, ossia un piccolo vaso in terracotta verniciata, che conteneva oli e unguenti profumati, realizzata tra il 550 e il 525 avanti Cristo. Molto importante è anche una particolare lucerna con doppio beccuccio in ceramica, databile tra il 200 e il 100 avanti Cristo. Nel museo si trovano poi alcune ricostruzioni di ambienti dell’antica produzione olearia, come il frantoio a trazione animale (detto, in dialetto, gumbu).

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