ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùl’impegno dei produttori

In Europa stop alle vendite di camion a gasolio dal 2040

È l’impegno assunto da un’alleanza di sette produttori europei, tra cui anche Iveco. Sul mercato finiranno esclusivamente modelli a zero emissioni: elettrici, a idrogeno o a combustibili alternativi

di Sissi Bellomo

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3' di lettura

Stop ai Tir inquinanti a partire dal 2040. È l’impegno assunto da sette produttori europei, che hanno deciso di anticipare di dieci anni il traguardo di interrompere la vendita di camion con motore a combustione. Invece dei modelli diesel, il gasolio è il combustibile tuttora più utilizzato, saranno promossi modelli alimentati a batterie, a idrogeno o con carburanti alternativi, in ogni caso sempre a zero emissioni. Anche il gas dovrebbe quindi uscire di scena.

L’alleanza – di cui fa parte anche Iveco, con Daimler, Scania, Man, Volvo, Daf e Ford – prevede di investire tra 50 e 100 miliardi di euro per lo sviluppo di nuove tecnologie, ha anticipato al Financial Times Henrik Henriksson, ceo di Scania e presidente della sezione veicoli commerciali dell’Acea, l’associazione delle case automobilistiche europee, che coordina l’iniziativa in collaborazione con il Potsdam Institute for Climate Impact Research.

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I trasporti pesanti sono considerati una delle roccaforti del petrolio, nonché uno dei settori che finora hanno resistito di più alla decarbonizzazione. Secondo un rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia (ormai un po’ datato, perché risale al 2017) il traffico pesante su gomma è responsabile di circa un quinto della domanda petrolifera globale: 17 milioni di barili al giorno, pari grosso modo alla produzione dell’intero Nord America.

I Tir generano il 7% delle emissioni di CO2 legate all’energia e oltre un terzo di quelle dei trasporti, con una tendenza ad espandersi (tra il 2000 e il 2016 l’hanno fatto al ritmo del 2,6% all’anno).

Rispetto alle auto, i camion hanno imboccato in ritardo la strada della transizione energetica, ma qualche progresso comincia finalmente a vedersi. A trainare è la Cina, ma anche gli Usa e l’Europa ora stanno accelerando. L’Aie di recente ha osservato che nel Vecchio continente le vendite di camion elettrici sono raddoppiate nel 2019 (anche se il totale è di appena 750 immatricolazioni, concentrate per l’80% in Germania, a fronte di un totale di 6,6 milioni di autocarri medi e pesanti in circolazione).

Molte case stanno comunque sviluppando nuovi modelli, anche a idrogeno, che prevedono di lanciare a breve sul mercato. E la settimana scorsa i ministri dei Trasporti della Ue hanno dato luce verde a un piano per ridurre i pedaggi autostradali ai mezzi a zero emissioni, in modo da promuoverne la diffusione.

«Non sarà una sola tecnologia a farla da padrona – prevede Henriksson di Acea– Ne saranno sviluppate diverse in parallelo e ciascuna prenderà piede in tempi diversi. Se ci sediamo ad aspettare che emerga la tecnologia perfetta nel frattempo bruceremo il mondo».

Acea insiste tuttavia nel chiedere alla Ue un maggiore impegno per agevolare la decarbonizzazione dei trasporti, con una carbon tax più pesante per penalizzare i veicoli inquinanti e con interventi per accelerare la creazione di stazioni di rifornimento “alternative”.

L’anno scorso, ricorda Acea, in tutta Europa c’erano meno di 200mila punti di ricarica pubblici per le auto elettriche, contro un obiettivo Ue di 3 milioni entro il 2030. Tre quarti si trovavano in soli quattro Paesi (Olanda, Germania, Francia e Regno Unito, che ormai è in uscita dalla Ue) e appena uno su sette consentiva la ricarica veloce.

Per l’idrogeno il quadro è ancora meno roseo: le stazioni nel 2019 erano in tutto 137 e in sedici Paesi Ue non ce n’era nemmeno una.

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