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In Europa zona rosso scuro per contenere i focolai, tampone per chi va in Francia

La Ue non chiude le frontiere ma va verso una stretta sui viaggi non essenziali, mentre la Francia chiede da domenica il tampone a chi entra nel Paese

di Beda Romano

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel durante la teleconferenza dei 27

3' di lettura

BRUXELLES – Di fronte all’emergenza Covid l’Europa non chiude le frontiere, ma propone la creazione di una zona rosso scuro, per identificare e contenere i focolai più pericolosi, e decide una stretta sui viaggi non essenziali, auspicando il massimo coordinamento. Ma qualche Paese già si muove, con la Francia che ha annunciato che, a partire da domenica, per entrare nel Paese occorrerà un tampone molecolare negativo effettuato non meno di 72 ore prima.

La teleconferenza Ue

Alle prese con i timori di una nuova ondata di epidemia virale, possibilmente segnata da varianti del virus più pericolose e letali, i Ventisette sono alla ricerca di un equilibrio tra disincentivi ai viaggi tra i Paesi membri e al tempo stesso la tutela del mercato unico e della libera circolazione. L'obiettivo non è facile da raggiungere in un contesto nel quale peraltro la pandemia sta colpendo gli Stati membri in modo diverso tra loro.

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I capi di Stato e di governo dell'Unione hanno tenuto nella sera di giovedì 21 gennaio una riunione in teleconferenza, la nona della serie da quando il mondo è stato colpito da un'epidemia virale. Prima dell'incontro, la cancelliera Angela Merkel aveva chiesto una armonizzazione delle scelte a livello nazionale pur di evitare una chiusura delle frontiere come avvenne nella primavera scorsa. La Francia aveva proposto nuovi «controlli sanitari», mentre il Belgio aveva lanciato l'idea di imporre divieti temporanei ai viaggi non essenziali.

Frontiere aperte, restrizioni sui viaggi

«Siamo convinti che le frontiere debbano rimanere aperte – ha detto in una conferenza stampa dopo l'incontro il presidente del Consiglio europeo Charles Michel –. Al tempo stesso siamo anche convinti che ci possa essere una stretta ai viaggi non essenziali, in uno spirito di cooperazione e di coordinamento». Spiegava un diplomatico a incontro ancora in corso: «La sfida è di mantenere in vita il mercato unico, inteso in un significato più ampio di quello strettamente economico».

Zone rosso scure: test obbligatori e quarantena

In questo senso, durante la stessa conferenza stampa, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha proposto di creare una quarta zona nell'Unione europea per i paesi dove l'epidemia è più grave, da aggiungere alle zone verdi, arancioni e rosse. Dalle zone di coloro rosso acceso, i test sarebbero obbligatori alla partenza e la quarantena sarebbe necessaria all'arrivo. Una proposta verrà presentata lunedì. Il tentativo è di scoraggiare quanto possibile i viaggi non essenziali.

La situazione non è facile. I dati sanitari sono ambigui; in alcuni casi migliori, in altri peggiori. Su una popolazione di 100mila persone, in Finlandia si contano 31 casi di infezione, in Portogallo fino a 684. La preoccupazione è che le nuove varianti del virus possano peggiorare bruscamente le cose. Fanno paura le immagini provenienti dal Brasile, per esempio.

Nel frattempo, l'Europa deve fare i conti con i ritardi sul fronte delle vaccinazioni.Da un lato, molti paesi si stanno dimostrando lenti a vaccinare. Dall'altro, la società Pfizer ha annunciato ritardi di produzione. Infine, l'Agenzia europea dei medicinali tarda a dare il benestare al terzo vaccino: AstraZeneca, che dovrebbe aggiungersi agli altri due sieri già autorizzati nell'Unione europea, Pfizer e Moderna.

No (per ora) al certificato vaccinale

I Ventisette hanno promesso di fare nuovi sforzi per velocizzare le vaccinazioni. Bruxelles vorrebbe che il 70% della popolazione adulta fosse vaccinata entro fine estate.Sempre giovedì sera i Ventisette hanno discusso anche di certificati vaccinali per facilitare i viaggi, così come proposto nei giorni scorsi dal governo greco. Per molti paesi è però ancora troppo presto ideare questo tipo di certificato. Dello stesso avviso è stata la signora von der Leyen, che teme surrettizie discriminazioni tra i cittadini europei. Intanto i governi hanno trovato un accordo sul riconoscimento reciproco di test antigenici e molecolari.

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