rapporto consob

In famiglia gli italiani «non parlano» di soldi

di Antonio Criscione

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(Wavebreak Media Ultra / AGF)


2' di lettura

Spesso con troppa - mal riposta - fiducia in se stesso, ma anche spesso con una sottovalutazione delle proprie possibilità. Due volti del risparmiatore / investitore italiano che emergono dal rapporto della Consob su “Conoscenze finanziarie, attitudini e investimenti delle famiglie italiane” presentato oggi a Roma. E se un tema centrale per l’accesso dei risparmiatori ai mercati è quello della fiducia , il sottosegretario all’Economia Massimo Bitonci, ha sottolineato l’importanza in tale direzione del ristoro previsto dal Governo per gli investitori truffati in occasione dei crack bancari degli ultimi anni. Bitonci nel corso del suo intervento ha poi aggiunto come le prossime misure previste nella legge di Bilancio su questo fronte riguarderanno circa 300mila soggetti e daranno un ruolo centrale all’Arbitro delle controversie finanziarie della Consob.

Un altro tema emerso nel corso della presentazione del rapporto Consob è la scarsa diversificazione dei portafogli. Il commissario Consob, Carmine Di Noia, ha evidenziato che occorre permettere agli investitori un ampio accesso ai mercati finanziari e consentire una più vasta possibilità di scelta.
Il rapporto Consob - giunto alla quarta edizione - sta progressivamente affinando le proprie capacità di analisi del mondo degli investimenti, offrendo strumenti sempre più sofisticati di conoscenza del mercato.

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Proprio a proposito di conoscenze il rapporto sottolinea che quelle finanziarie degli italiani rimangono basse. Per esempio se oltre il 70% sa cosa è una percentuale, si scende a poco più del 20% per il concetto di probabilità. Sulla relazione rischio-rendimento e sull’interesse composto le conoscenze risultano più elevate di quelle relative ad altri termini pure di uso comune come inflazione e mutui che si fermano intorno al 50%. Si scende al 9% quando si parla di relazione prezzo-interesse delle obbligazioni.
Come ha spiegato Nadia Linciano, capo dell’ufficio studi economici della Consob: «Meno di un italiano su due tiene una pianificazione finanziaria e risparmia in modo regolare. Questi comportamenti sono più frequenti al crescere delle conoscenze finanziarie e in presenza di alcune attitudini personali (ad esempio, propensione all'uso di informazioni numeriche, auto-efficacia, auto-controllo, abilità di calcolo); viceversa, l’ansia finanziaria (ossia la propensione a provare disagio nella gestione delle proprie finanze) è correlata negativamente».
Come si traduce questa scarsa conoscenza? In portafogli meno diversificati del dovuto. In più manca una pressione sociale sull’investitore perché abbia in materia finanziaria un atteggiamento corretto rispetto agli investimenti. In pratica è più comune che sia rimproverato un fumatore - come emerge dalla ricerca della Rilevazione Consob, Finer, Ocf, Università Roma 3, illustrata da Massimo Caratelli - che un investitore disattento. In famiglia di soldi non si parla. E c'è un ampio ritardo sugli investimenti socialmente responsabili: il 60 per cento ne ignora l'esistenza e un terzo, una volta capito di cosa si tratta, resta del tutto indifferente.
Uno dei punti maggiormente critici evidenziati dal rapporto è la considerazione della consulenza finanziaria che hanno i risparmiatori: il 50% non ha idea di cosa si tratti. E quanto alla remunerazione del servizio, circa l'80% degli investitori è convinto che la consulenza sia gratuita ovvero non in grado di dire se essa venga remunerata, mentre il 48% circa non è disposto a pagare per il servizio.

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