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In fondo al mare e dentro le montagne: ecco i data center più “cool” del mondo

I data center sono la componente fisica di una società sempre più digitale e spesso trovano posto in location all'apparenza estreme per rispondere a bisogni di spazio e risparmio energetico

di Gianni Rusconi


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4' di lettura

Sono i “cervelli” delle grandi tech company, i magazzini dove vengono stivati ed elaborati milioni di gigabyte di dati aziendali e personali. I data center sono la componente fisica di una società sempre più digitale e spesso trovano posto in location all'apparenza estreme per rispondere a bisogni di spazio e risparmio energetico. Kingston Technology, che a queste sale macchine fornisce unità di archiviazione Ssd, ne ha selezionati cinque fra i più particoli del pianeta. Uno è in Italia.

Parola d'ordine: sostenibilità
I data center, secondo recenti stime, consumano circa 200 terawattora (TWh) all'anno, metà dell'elettricità utilizzata per i trasporti in tutto il mondo e solo l'1% della domanda globale di elettricità. E producono lo 0,3% delle emissioni complessive di carbonio. L'impatto ambientale e il fabbisogno energetico delle sale macchine non è comunque esiguo e aumenterà progressivamente nei prossimi anni (si stima di di circa 15 volte entro il 2030, per arrivare a pesare nella misura dell'8% della domanda globale di energia prevista). La corsa per rendere quanto più possibile “green” i data center è scattata da tempo e gli esempi virtuosi non mancano, vedi il centro dati finlandese di Google, i cui server del centro finlandese sono raffreddati con l'acqua del Mar Baltico.

Aruba, Bergamo

Aruba – Ponte San Pietro
La sua peculiarità è presto detta: l'energia di cui ha bisogno è interamente proveniente da energie rinnovabili, autoprodotta o, se necessario, prelevata dalla rete certificata. Il Global Cloud Data Center della società toscana sito alle porte di Bergamo non è solo il più grande d'Italia ma anche un esempio di sostenibilità unico nel suo genere. Sviluppato su un'area complessiva di 200.000 m², l'intera struttura (data center, magazzini e altre unità operative) recupera l'energia necessaria per la sua alimentazione dall'acqua del vicino fiume Brembo e da migliaia di pannelli fotovoltaici che ne rivestono le pareti. L'impianto di raffreddamento geotermico ad alta efficienza è alimentato da fonti di origine certificata, a cui si aggiungono la centrale elettrica di proprietà.

Banhof – Stoccolma
Un ex bunker atomico, posto a circa 30 metri sottoterra a pochi chilometri da Stoccolma: Pionen White Mountains è una creatura di Banhof, un provider di servizi Internet svedese, che ha riconvertito una struttura ormai dismessa trasformandola in un immenso data center letteralmente scavato nella roccia e completato da elementi in vetro e acciaio. La sostenibilità di questo impianto, utilizzato in passato da Wikileaks come centrale operativa, è anche scenografica: cascate, led multicolori, piante ovunque e nebbiolina artificiale inclusa. Come in un film di spionaggio.

Pionen White Mountains

Switch – Las Vegas
Si chiama SuperNap ed è considerato uno dei più potente data center degli Stati Uniti e sorge non lontano dalla capitale del gioco d'azzardo, nel deserto che circonda la famosa Death Valley. Siamo in Nevada e nel sottosuolo dove sorge la server farm, alimentata al 100% da energia rinnovabile, corre la “dorsale” in fibra ottica dei principali operatori telco del Paese, che rende questa zona (mai interessata da catastrofi naturali come terremoti, uragani e tifoni) na delle più interconnesse del Nord America.

Switch

Kolos - Ballangen
Si è spinta fino al circolo polare artico la norvegese Kolos per insediare il suo data center, poi acquisito dalla canadese Hive Blockchain per il mining di criptovalute e comunque destinato a diventare uno dei campus tecnologici più grandi al mondo. L'obiettivo dichiarato è infatti quello di mettere in esercizio un impianto da 1 Gigawatt di potenza, in un'area di circa 600mila metri quadri. Per farlo ha scelto un'ex cittadina mineraria (le attività di estrazione sono cessate da anni) situata nei pressi di un fiordo, dove le basse temperature possono raffreddare naturalmente le macchine e dove l'energia idroelettrica prodotta da dighe e impianti eolici certo non manca. E poco importa che la particolare conformazione del terreno abbia costretto gli architetti a inedite soluzioni costruttive, che vanno decisamente oltre il design delle classiche server farm.

Kolos - Ballangen

Microsoft - Isole Orkney
Al largo della Scozia, nella punta più estrema del Regno Unito. È qui ha preso vita il Project Natick del colosso di Redmond per installare e gestire un data center ad altissima efficienza energetica. I 900 server sono stivati in un cilindro bianco di oltre 12 metri di lunghezza, costruito in Francia dal gruppo Naval e in grado di rimanere inabissato per circa cinque anni. Il raffreddamento garantito dalle gelide acque del Mare del Nord e la riduzione della corrosione, resa possibile dal fatto di poter eliminare interamente l'ossigeno e la maggior parte del vapore acqueo sono i suoi plus principali.

Microsft Project Natik cloud data center

Un'altra collocazione inusuale è quella scelta da Microsoft con Project Natick. L'idea è di mettere il datacenter in fondo al mare, vicino alle isole Orkney, al largo della Scozia. Qui ci sono e temperature ideali per il raffreddamento dei server, e l'approvvigionamento energetico dovrebbe essere fornito mediante turbine che sfrutterebbero il moto ondoso o il flusso delle maree.

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