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In Francia addio al telefono fisso. Ecco che cosa può accadere in Italia

di Andrea Biondi

In Francia addio al telefono fisso. Che cosa può accadere in Italia


3' di lettura

Il caro vecchio telefono in Francia sta per andare in pensione. Il conto alla rovescia è iniziato e, come sempre accade in occasione di passaggi tecnologici chiave – c'è anche una data spartiacque: il 15 novembre 2018. Da quel giorno in Francia non sarà più possibile abbonarsi al telefono fisso nella modalità storica, quella con la presa nel muro, per intenderci. L'ex monopolista Orange (erede di France Telecom) punta così a migrare tutto sul VoIP (Voice over IP), cioè la telefonia su protocollo Internet.

Ci vorranno anni per completare il passaggio, perché sul fisso tradizionale in Francia ci sono ancora 9,4 milioni di utenze su 20 milioni in totale. Ma la notizia anticipata da “Le Parisien” è di quelle che segnano un passaggio epocale. I nuovi abbonati si vedranno proporre un box collegato a Internet per avere il telefono fisso. Per i già abbonati sul fisso le sostituzioni proseguiranno fino alla fine del 2023.

Di certo la questione della sostituzione della rete Rtg (la rete commutata pubblica) con il Voip va nella direzione della modernizzazione di rete e usi, ma anche verso un risparmio di costi non indifferente. E questa è sicuramente la molla che rende il tema trasversale fra i Paesi europei.

Anche in Italia Telecom ha iniziato a pensarci in maniera fattiva. Un prova evidente arriva a metà 2017 quando l’azienda telefonica rende noto che dismetterà 6mila centrali di trasmissione (su 10.500 totali) entro il 2024, per completare la transizione verso i servizi Full IP basati sulle reti in fibra ottica e risparmiare così sui costi energetici e immobiliari.

Dal punto di vista tecnologico il passaggio è fondamentale per la realizzazione della rete di accesso in fibra di nuova generazione integralmente basata sulle più evolute e tecnologie full IP. Insomma dei servizi tradizionali sui quali si basa la rete storiche in rame (la telefonia classica per esempio) quello cui si va a tendere è una rete in grado di supportare anche servizi IP Internet protocol come oggi, per esempio, Skype o Google Voice o anche la messaggistica Ip. Questa sarà la comunicazione del futuro. E dal punto di vista tecnologico la dismissione delle vecchie centrali risponde a questa esigenza nel tentativo di creare una rete più efficiente e performante.

Decrescita dei servizi tradizionali, spinta degli Ott, nuove tecnologie stanno spingendo in questa direzione. I dati dell’ultimo Osservatorio trimestrale Agcom indicano una discesa delle line in rame dai 20,12 milioni del marzo 2014 ai poco più di 14 milioni di accessi a marzo 2018. Questo avviene in un quadro in cui il complessivo delle reti fisse è in aumento da sei trimestri consecutivi, ma solo perché il dato viene spinto dalla crescita degli accessi broadband.

Insomma, quel che è sicuro è immaginare un futuro in cui il concetto di telefono “solo voce” andrà inevitabilmente a sparire, con comunicazioni in cui i dati permetteranno modalità di comunicazione integrate (video e voce ad esempio, ma anche accompagnati da altri dati). Opportunità. Ma c'è da fare i conti con una sostituzione tecnologica che andrà a impattare su nuclei deboli, anziani. Questo è il lavoro sul quale Telecom in questo processo dovrà essere impegnata con le Authority. Alle quali, dall'altra parte, gli “operatori alternativi”, i concorrenti diretti di Telecom, fanno riferimento perché la trasformazione della rete non si trasformi in un vantaggio competitivo per l'ex incumbent.

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