eurozona

In Germania nel 2019 la crescita si ferma a +0,6%

L’aumento del Pil, in linea con le attese, è risultato il più debole dal 2013 a causa delle tensioni commerciali e della crisi dell’automotive

di Roberta Miraglia


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Olaf Scholz e Angela Merkel

2' di lettura

Nell’anno appena concluso la Germania ha visto l a crescita più debole dal 2013, chiudendo con un aumento del Pil del solo 0,6 per cento. Il dato, pubblicato da Destatis, l’istituto nazionale di statistica, conferma le difficoltà della prima economia dell’Eurozona alle prese con un panorama internazionale profondamente cambiato soprattutto sul fronte del commercio, il motore principale dell’espansione tedesca. Nel 2018 il tasso di crescità era stato dell’1,5 per cento.

Il surplus di bilancio e il rallentamento
La decelerazione dell’economia non è riuscita per il momento a convincere il Governo di Grande Coalizione a mettere in discussione il principio che impedisce al Paese di contarre nuovo debito (lo Schwarze null), decisione che, in una situazione di stagnazione, aiuterebbe a rilanciare l’economia. Così per il quinto anno consecutivo, nel 2019 il bilancio tedesco ha registrato un surplus, questa volta da record: 13,5 miliardi di euro. Il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, commentando il surplus ha mostrato di prendere in considerazione, più che in passato, la possibilità di aumentare la spesa pubblica, soprattutto in infrastrutture. Martedì il suo Governo ha annunciato un grande piano di investimenti per la rete ferroviaria che metterà sul piatto 86 miliardi di euro in un arco temporale di dieci anni. Resta da vedere se le promesse di investimenti in infrastutture, scuole, ospedali e lotta al cambiamento climatico verranno mantenute.

Cresce poco ma cresce da dieci anni consecutivi
Se lo 0,6% registrato da Destatis è l’espansione più debole da sei anni a questa parte, il commento di Albert Braakmann, di Destatis, guarda il bicchiere mezzo pieno e sottolinea: «Questo significa che la Germania è cresciuta per il decimo anno di fila, inanellando dunque il periodo più lungo di espansione dalla riunificazione».

La decelerazione dell’export
A indebolire la crescita, che rischia di avere conseguenze sull’intera Eurozona, sono stati i due motori dell’economia tedesca di questi ultimi decenni: export e automobile. Le vendite all’estero, riporta l’ufficio di statistica, sono aumentate a un tasso molto ridotto, lo 0,9% rispetto al 2,1 del 2018 mentre le importazioni sono cresciute dell’1,9% , quasi la metà del 3,6% registrato l’anno precedente. Questo significa che il commercio estero netto ha avuto un impatto negativo sulla crescita. Le ragioni dietro all’arretramento sono quelle più volte evidenziate nei mesi scorsi: il rallentamento globale dell’economia che ha inciso sulla richiesta di beni, soprattutto capitali, da parte delle economie più dinamiche, a cominciare dalla Cina; le dispute commerciali tra Stati Uniti ed Europa e tra Washington e Pechino; la paura di una Brexit disordinata, senza accordo, solo a dicembre scomparsa dai radar con il voto britannico che ha dato a Boris Johnson i numeri per approvare in Parlamento l’intesa con la Ue.

Il crollo dell’automotive
A preoccupare maggiormente è tuttavia la crisi profonda del più importante settore industriale della Germania, l’automotive, stritolato da scandali sulle emissioni, divieti di circolazione ed epocale transizione ai veicoli elettrici. Secondo Destatis il crollo della produzione di veicoli nel periodo gennaio-novembre 2019 è stato pari all’11,4 per cento. Un calo che si è pesantemente riverberato sulla produzione manifatturiera, scesa del 3,6 per cento.

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