merkelandia

In Germania voto pro-Ue: raddoppiano i Verdi, delude la destra di Afd

di Isabella Bufacchi

I leader in Europa, chi ha vinto e chi ha perso


3' di lettura

Va male l’unione Cdu/Csu, che conserva il posto di primo partito in Germania, ma non riesce ad arrivare al 30% e si ferma a un umiliante 28,9% (il 6,4 in meno rispetto al 2014). Va malissimo l’Spd che crolla al minimo storico 15,8% e diventa il terzo partito. Delude Afd, che cresce meno del previsto salendo dal 7% all’11%.

Sono solo i Verdi, fortemente europeisti e con un programma ecologico e sociale che è piaciuto molto ai giovani ma anche ai meno giovani, lo storico partito Bündnis 90/Die Grünen, ad avere motivo di festeggiare stasera per il risultato “straordinario e sensazionale”, così come definito dalla candidata Ska Keller, conseguito per ora alle proiezioni delle elezioni europee: un raddoppio, dal 10,7% del 2014 al 20,5%. La Linke arretra al 5,5% (-1,9%) e i liberali della Fdp arrivano al 5,4, crescendo del 2%.

A pezzi i partiti della GroKo
L’alta affluenza alle urne, cresciuta dal 48,1% di cinque anni fa al 59%, non ha aiutato ma anzi ha continuato a punire i partiti dell’establishment, Cdu/Csu e Spd al governo nella Grande Coalizione, che sono andati peggio delle elezioni federali del 2017 dove avevano già toccato il minimo dal Dopoguerra. Sebbene la Germania abbia un’economia in crescita da dieci anni e abbia piena occupazione e il tasso di disoccupazione al minimo storico dalla riunificazione del 1990, gli elettori tedeschi guardano al futuro con preoccupazione: il rischio di un’Europa meno unita è molto sentito e temuto in Germania, così come c’è consapevolezza e sensibilità per i grandi temi legati al cambiamento climatico e alla tutela dell’ambiente, alla necessità di ammodernare un Paese frenato dall’invecchiamento della popolazione.

Per l’Spd, ieri stesso c’è stata poi l’aggravante della scottante sconfitta nelle elezioni regionali nella città-Land Brema, roccaforte del partito per 73 anni e conquistata, seppur di misura, dalla Cdu. Un terremoto, in questo caso, sia pur circoscritto in una città storicamente povera e con solo 500mila votanti.

La leadership della socialdemocratica Andrea Nahles e di Annegret Kramp-Karrenbauer nella Cdu, dove ha preso il posto di Angela Merkel, appaiono ora ancor più in discussione e traballanti. Anche se un terremoto politico, con la caduta della GroKo in tempi ravvicinati, è poco probabile prima delle elezioni in autunno in tre importanti Länder nella ex-Germania dell’Est: Brandeburgo, Sassonia e Turingia.

Lo spostamento a destra della Cdu, che sotto la guida di Angela Merkel aveva virato a sinistra corrodendo il sostegno all’Spd, ha comunque consentito di arginare l’ascesa del partito di estrema destra Afd, rimasto lontano dai pronistici che lo vedevano al 15%: non è escluso che abbia giocato la sua parte, il video che ha fatto scoppiare lo scandalo nell’estrema destra in Austria e ha messo in ginocchio il governo di Sebastian Kurz.

Chi ha votato Die Grünen
Sono stati i giovanissimi uno degli aghi della bilancia in queste elezioni europee in Germania. Il 34% degli elettori nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni ha votato i Verdi (+16% rispetto a cinque anni fa) mentre questa stessa fascia è calata del 16% nella Cdu/Csu. Stando ai commentatori politici tedeschi, i verdi sono il partito che in questo momento è considerato dai giovani e dai giovanissimi la migliore garanzia non solo per la protezione dell’ambiente ma anche per garantire un futuro migliore alle prossime generazioni.

I verdi hanno preso 1.370.000 voti dall’Spd e 1.250.000 da Cdu/Csu, 620.000 dal partito di estrema sinistra Linke e 500.000 dai liberali Fdp.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti