la repressione

In Iran sale il numero dei morti: secondo alcune fonti sono almeno duecento

La denuncia di Amnesty International mentre nel Paese continuano le manifestazioni massicce contro l’aumento del prezzo della benzina e l’accesso a internet è bloccato


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(Reuters)

2' di lettura

Il primo bilancio dopo tre giorni di proteste è gravissimo: in Iran sono oltre cento (per alcune fonti 200) i morti per la repressione governativa delle manifestazioni innescate dall’aumento dei prezzi del carburante. È quanto emerge da un report di Amnesty International. Secondo l’organizzazione per i diritti umani il numero delle vittime potrebbe essere anche molto più alto. Il Governo di Teheran non ha diffuso i dati sugli arresti né sui feriti e morti.

Le proteste iniziate venerdì
Le manifestazioni di piazza sono iniziate venerdì e si sono allargate a tutto il Paese coinvolgendo almeno cento tra città e centri minori. Pur non avendo dato un proprio bilancio delle proteste, il governo di Teheran ha smentito i numeri di Amnesty International. Qualche ora prima, del resto, un’agenzia delle Nazioni Unite aveva detto di temere che la repressione «ha ucciso un numero significativo di persone». Amnesty ha citato report credibili dall’Iran secondo i quali almeno duecento persone hanno perso la vita nelle ultime ore. Le aree più colpite sono le province occidentali di Kermanshah e la provincia sudoccidentale di Khuzestan, ricca di petrolio. Ci sono video online realizzati prima che l’accesso a internet venisse bloccato che mostrano le forze di sicurezza mentre usano armi da fuoco, accanto a gas lacrimogeni, per disperdere le proteste.

Senza accesso a internet
Le autorità iraniane hanno chiuso l’accesso al mondo esterno da sabato quando sono rimasti online soltanto i media statali e unicamente i funzionari governativi possono raccontare cosa sta accadendo in un Paese da 80 milioni di abitanti. La tv di Stato martedì ha mostrato immagini di corani bruciati fuori da una moschea nei sobborghi di Teheran insieme a immagini di manifestazioni a favore del Governo con il fine di demonizzare e minimizzare le proteste massicce in corso.

Oscurare le ragioni della protesta
Del tutto assenti dai mass media governativi sono invece le ragioni che hanno portato la gente a scendere in piazza. A suscitare la rabbia sono state in particolare l’aumento improvviso e cospicuo del prezzo della benzina che rappresenta per gli iraniani l’ennesimo colpo al tenore di vita in un Paese già provato da una crisi economica e valutaria senza precedenti. La decisione del presidente americano Donald Trump di uscire dall’accordo sul nucleare firmato nel 2015 dal suo predecessore Barack Obama ha colpito l’economia del Paese e imposto pesanti sanzioni.
Il rial, la moneta iraniana, è scambiato a 123mila per un dollaro rispetto ai 32mila necessari quando l’accordo del 2015 entrò in vigore. A nulla è servito che il presidente dell’Iran, il moderato Hassan Rouhani abbia giustificato l’aumento dei prezzi con la necessità di creare un fondo per dare sussidi alle famiglie più povere.

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