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In Italia arriva la rivoluzione Esg spinta da banche, energia, servizi

Tra i 200 Leader della sostenibilità Sole 24 Ore-Statista tante Pmi globali e tutti i big che rendicontano in Italia, come Cdp, Enel, Eni, Ferrari, FS, Generali, Intesa SanPaolo, Marcegaglia Steel, Pirelli, Poste italiane, Unicredit, webuild

di Laura La Posta

 In vetta alla classifica delle città sede dei Leader della sostenibilità 2022 si conferma Milano (nella foto, il quartiere green di CityLife con la torre Generali, fra i big del ranking)

3' di lettura

La rivoluzione Esg è arrivata anche in Italia. Dopo anni di entusiastiche dichiarazioni di principio ma strategie poco organiche sui temi dell’ambiente, del sociale e della governance (Environmental, social, governance), le società italiane più grandi e quelle di dimensione globale sono ora compatte nel fissare obiettivi tangibili da raggiungere per rallentare i cambiamenti climatici e agire in modo più equo, trasparente e solidale.

La svolta è fotografata dalla ricerca e dalla lista dei Leader della sostenibilità 2022, l’iniziativa lanciata l’anno scorso dalla società di analisi internazionale Statista e dal Sole 24 Ore. Neanche la pandemia da Covid-19 ha dunque fermato la valanga verde avviata dalla grande finanza mondiale, che nella discontinuità in corso vede opportunità di crescita epocali. E la guerra in Ucraina, con la temuta chiusura da parte della Russia dei rubinetti del gas, contribuirà ad accelerare la corsa verso l’energia da fonti rinnovabili o nuove come l’idrogeno e verso la mobilità elettrica.

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Rispetto alla ricognizione del 2021, alla sua prima edizione, sono ora attivi sul fronte Esg quasi tutti i big e le principali Pmi globali dell’industria, della finanza, del settore servizi, con politiche di sostenibilità finalmente complete e trasparenti e un chiaro riferimento ai 17 Obiettivi Onu di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030. Non solo: moltissimi stanno rendicontando le loro performance Esg nei Rapporti di sostenibilità (o nelle Dichiarazioni non finanziarie allegate al bilancio o nei bilanci integrati), benché al momento la compliance normativa sia obbligatoria solo per le società più grandi o di interesse pubblico. Infine, il segno della svolta è l’aver legato a obiettivi Esg la retribuzione dei manager, l’emissione di bond o i tassi di interesse sui prestiti.

Questo è il segnale della vera svolta: ora agire in modo più etico conviene. Ecco perché le migliori società dell’elenco si sono lanciate in promesse in realtà difficili da mantenere: diventare entro qualche anno carbon neutral o net zero o climate positive. Vale a dire compensare le emissioni, azzerarle o addirittura ripulire l’ambiente cancellando la propria impronta ecologica. Obiettivi indubbiamente ambiziosi, molto più avanti di quelli approvati nelle varie conferenze internazionali Cop, da Kyoto a Parigi a Glasgow.

Solo vuoti “Blah, blah, blah” come li ha definiti l’iconica ecologista Greta Thunberg? Di certo, inducono a sperare sia gli ingenti fondi del Pnrr, per il 37% riservati al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità, sia i grandi passi avanti nelle sperimentazioni dell’idrogeno, dei veicoli elettrici e del carbon storage (il “sequestro” di CO2 nel sottosuolo o in materiali inerti).

La lista dei 200 Leader della sostenibilità 2022 fotografa queste dinamiche, che non riguardano solo le grandi aziende ma anche un movimento di piccole e medie imprese in svolta ecologica. Una trasformazione indotta da crisi di mercato dei prodotti e metodi di produzione tradizionali o sollecitata dai loro clienti internazionali, dai consumatori, da eredi dei fondatori appassionati di benefit corporation e B Corp, da manager ambiziosi o da startupper e investitori che cavalcano l’onda dell’impact investing.

«Le 200 aziende più sostenibili e trasparenti nella rendicontazione in Italia solo la punta dell’iceberg della nostra analisi - spiega Marco Paciocco, Team lead di Statista per i progetti con l’Italia -. Abbiamo individuato 1.500 aziende potenzialmente rilevanti e considerato anche le candidature delle imprese che hanno risposto al bando online (soprattutto Pmi, che costituiscono un terzo della lista finale). Il team di ricerca ha analizzato oltre mille tra bilanci di sostenibilità, report integrati e relazioni finanziarie, raccogliendo circa 22mila dati pubblici su una quarantina di indicatori. Il punteggio finale è la somma degli score nelle aree della sostenibilità ambientale, sociale ed economica».

Fra i Leader della sostenibilità 2022 - la lista è nel sito del Sole 24 Ore e nel Rapporto del 18 maggio - sono numerose le società dei settori più regolamentati, a partire dalle banche (14,5% delle presenze). Come Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banca Etica, Banca Generali, Banco Bpm, Bnl, Credem, Crédit Agricole, FinecoBank, Gruppo Sella, Illimity, Mediobanca, Mediolanum. Seguono le imprese del comparto energia (11%), ad esempio Enel, Eni, Erg, Terna, Snam, Italgas, NWG Italia Società Benefit, Gruppo Hera.

Bene le assicurazioni, come la star Generali, Sara Assicurazioni, Helvetia Italia, Unipol. Tra le società tlc in primis Gruppo Tim e Vodafone Italia. Tra i big dell’industria, ad esempio, Gruppo Piaggio, Barilla, Ferrari, Illy, Lavazza, Mapei, Marcegaglia Steel e Pirelli. Eccellenti le partecipate statali, a partire da tutto l’universo Cassa depositi e prestiti, da Poste italiane e Ferrovie dello Stato fino al Gestore dei servizi energetici-Gse. Tra le Pmi spiccano le B Corp Reti Società Benefit, Way2Global (fondata da Laura Gori) e la più gettonata dagli investitori impact Treedom, oltre all’avellinese Sciuker Frames. «Tutte società solide a livello finanziario e riconosciute per il loro impegno verso l’ambiente, la comunità e in particolare verso clienti o consumatori», conclude Paciocco.

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