ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùRapporto invecchiamento Inapp

In Italia Baby Boomers più occupati e meno poveri delle generazioni precedenti

Siamo il paese con più over 65 nell’Europa a 27 (23,5%). Gli over 50 rappresentano ormai il 38,5% degli occupati. La povertà assoluta per questa fascia di età si è dimezzata in meno di vent’anni (dal 15% del 2002 al 7,6% del 2020) e sono sempre più uno dei riferimenti principali per il sistema di welfare “informale”

di Andrea Carli

Italia 2021, nascite ai minimi e popolazione in calo

4' di lettura

Un Paese, l’Italia, sempre più a trazione over 65, e sempre meno focalizzato su percorsi ed esigenze dei Millennials (la generazione dei nati tra il 1981 e la fine degli anni ’90) e della Generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012). Fra febbraio 2020 e aprile 2021 - si legge il Rapporto nazionale sull’attuazione del Piano di azione internazionale di Madrid sull’invecchiamento, realizzato dall’Inapp e presentato oggi, giovedì 5 maggio - il numero di quanti lavorano è sceso di 814.000 unità (-3,5%). In questo contesto gli ultracinquantenni sono rimasti quasi stabili. La pandemia non ha rallentato il processo di invecchiamento della società italiana, la cui età media è ora di 46 anni (contro i 44,9 del 2017). La popolazione in età da lavoro (15-64 anni) è scesa a quota 63,7%, mentre la fascia 0-14 rappresenta il 12,8% del totale. Con un indice di vecchiaia salito da 165,3 nel 2017 a 178,4 nel 2020, l’Italia è attualmente lo Stato membro dell’Europa a 27 con la più alta percentuale di over 5.

Il Rapporto, realizzato dall’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche nell’ambito del supporto tecnico-scientifico fornito al Ministero del lavoro e delle politiche sociali (Ministero che agisce come focal point nazionale per l’invecchiamento), sarà presentato in occasione della Conferenza ministeriale della United nations economic commission for Europe (Unece) sull’invecchiamento, in programma a Roma dal 15 al 17 giugno con la collaborazione del Governo italiano.

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Dal 2010 partecipazione di over 55 al mercato del lavoro cresciuta di 11 punti percentuali

A partire dal 2010, la partecipazione della popolazione più anziana (over 55) al mercato del lavoro è cresciuta di 11 punti percentuali con un andamento costante per entrambi i generi; la percentuale di quanti sono esenti dal rischio di povertà si è ulteriormente ampliata (da 88,5 del 2010 a 92,4 del 2020, secondo l’Active Ageing Index); un numero sempre più ampio di anziani vive in soluzioni di vita autonoma e indipendente (+3,31%) e in condizioni di salute in costante miglioramento; la percentuale di anni in buona salute sull’aspettativa di vita dopo i 55 anni è cresciuta per entrambe i generi di 9,1 punti, nonostante l'impatto della pandemia.

Generazioni più “anziane” protagoniste del welfare “informale” (o fatto in casa)

In un contesto di trasformazione delle strutture familiari, in Italia le generazioni “più anziane” continuano ad essere uno dei riferimenti principali per il sistema di welfare “informale”, sia supportando i redditi dei nuclei familiari, sia nella cura di nipoti o altri bambini (+4,3% rispetto al 2010) e in misura più contenuta nella cura di altri anziani, o persone in condizioni di disabilità (spesso i coniugi).

ITALIA AL PRIMO POSTO
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Il primato dell’Italia nell’Europa a 27

Con un indice di vecchiaia salito da 165,3 nel 2017 a 178,4 nel 2020, l’Italia è lo Stato membro dell’Europa a 27 con la più alta percentuale di over 65, il 23,5% della popolazione, seguito da Finlandia, Grecia, Portogallo e Germania. Gli ultraottantenni sono il 7,6% del totale. La pandemia da Covid-19 non ha rallentato il processo di invecchiamento della società italiana, la cui età media è ora di 46 anni. In conseguenza di questa struttura della popolazione, l’indice di dipendenza degli anziani nel 2020 è stato pari al 36,4%, anche in questo caso il più alto di tutti insieme a quello della Finlandia. Secondo le proiezioni di Eurostat, al 2045 tale primato è destinato a rimanere, con una percentuale di ultrasessantacinquenni che fra gli uomini sarà del 30,3% e che fra le donne arriverà al 36,2%.

La crescita della partecipazione al lavoro

Come nel resto dell’Unione europea, è cresciuto in modo costante anche il peso della componente più anziana della forza lavoro sul totale degli occupati. Il peso degli over 50 sul totale della popolazione occupata italiana di 15 anni e più è cresciuto dal 21,6% del 2002 al 38,5% del 2020, 5 punti oltre la media UE27 (33,9%). In proporzione la crescita è stata maggiore fra le donne (+20 punti) che fra gli uomini (+ 15). Allo stesso tempo è cresciuta sul totale dei disoccupati la quota di uomini e donne over 45, arrivando nel 2020 a rappresentare rispettivamente il 33,4% e il 32% delle persone attivamente alla ricerca di un lavoro. Secondo Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp, «risulta evidente la necessità di coordinare e integrare tutte le politiche per l’invecchiamento, nelle diverse funzioni e nei diversi ambiti di intervento, in modo da favorire la realizzazione di azioni coerenti con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile».

L’effetto del pilastro pensionistico pubblico nel contenere il rischio povertà

Il pilastro pensionistico pubblico – si legge nel Rapporto - oltre ad aver contribuito ad una permanenza prolungata dei lavoratori e delle lavoratrici nel mercato del lavoro, a seguito del progressivo innalzamento dell'età pensionabile, ha favorito il contenimento del rischio di povertà al di sopra dei 65 anni. Fra il 2005 e il 2020, in questa fascia di popolazione, l'incidenza della povertà relativa è infatti rimasta più o meno costante (intorno al 5%) mentre la povertà assoluta ha fatto registrare una marcata diminuzione, dal 15% del 2002 a 7,6% del 2020. La percentuale di quanti sono esenti dal rischio di povertà si è ulteriormente ampliata (dall'88,5% del 2010 a 92,4% del 2020). Un numero sempre più ampio di anziani vive in soluzioni di vita autonoma ed indipendente (+3,31%) e in condizioni di salute in costante miglioramento; la percentuale di anni in buona salute sull'aspettativa di vita dopo i 55 anni è cresciuta per entrambi i generi di 9,1 punti, nonostante l'impatto della pandemia.


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