verso transizione 4.0

In Italia solo un’impresa su 4 sfrutta bene il tesoro dei dati

Solo il 26% delle nostre grandi aziende prende decisioni facendosi guidare dai big data aziendali. Quelle che lo fanno aumentano i profitti del 22%

di Antonio Larizza

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(Science Photo Library)

Solo il 26% delle nostre grandi aziende prende decisioni facendosi guidare dai big data aziendali. Quelle che lo fanno aumentano i profitti del 22%


2' di lettura

Una grande impresa su due, nel mondo, prende decisioni strategiche sfruttando dati aziendali creati, elaborati e utilizzati in tempo reale per raggiungere i propri obiettivi, anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. In Italia, lo fa solo un’organizzazione su quattro (26%): tutte le altre ignorano questa leva - o non sono in grado di attivarla - e rinunciano, ogni giorno, a un potenziale aumento del 22% della redditività e al 70% di entrate in più per dipendente. Questo è il vantaggio, in termini di performance, che si misura mettendo a confronto i bilanci delle aziende che si dichiarano “data-powered” con quelli dei competitor che ancora non sfruttano la scienza dei dati.

IL CONFRONTO
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La dimensione dello scarto tra le due scuole emerge dal report The data-powered enterprise: why organizations must strengthen their data mastery. Lo studio è stato condotto dal Capgemini research institute, il think-tank di Capgemini, società specializzata in servizi di consulenza, trasformazione digitale, tecnologici e per l’ingegneria.

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Business versus IT: i big data visti dai manager

Il report si basa sui dati di 1.004 aziende, di cui 80 italiane, con fatturato pari o superiore a un miliardo di dollari, raccolti intervistando sia i dirigenti dell’area business che quelli che operano in funzioni di information technology (IT) e data analytics. Proprio dal confronto tra le differenti visioni espresse dai due gruppi di manager emerge una delle informazioni più interessanti del report. Mediamente esiste, tra le due anime aziendali - business e IT - un divario marcato di percezioni e aspettative. Solo il 20% dei dirigenti dell’area business dichiara di «fidarsi completamente» dei dati aziendali di cui dispone. Mentre il 62% dei manager IT afferma convinto che «i dirigenti aziendali si fidano e fanno completo affidamento sui dati per il processo decisionale».

Ippoliti: serve un cambio di mentalità per i leader aziendali

Come sa bene chi dirige o lavora in un’azienda, queste differenti percezioni tra aree aziendali possono impedire l’avvio di processi di trasformazione digitale, di certo riducono la spinta innovativa di un’organizzazione. «La cultura manageriale orientata ai dati deve diffondersi ancor più velocemente e a tutti i livelli manageriali», avverte per questo Massimo Ippoliti, Chief Technology & Innovation Officer di Capgemini in Italia, che aggiunge: «È necessario un cambiamento di mentalità per i leader aziendali: devono abbracciare una cultura agile di sperimentazione e di realizzazione, se vogliono ottenere risultati concreti attraverso l’uso dei dati».

Tra le imprese americane e tedesche i «campioni» da imitare

Il report invita a guardare a quello che sta accadendo, sul fronte della capacità di monetizzare i dati aziendali, soprattutto nelle grandi imprese americane e tedesche. I settori dove si concentrano le imprese “data-powered” sono bancario (65%), assicurativo (55%) e Tlc (54%). Meno diffuso (43%), ma in crescita, l’uso dei dati nei settori commercio e produzione industriale. «Le aziende che riusciranno a monetizzare i dati, internamente e all’esterno di un ecosistema, saranno in grado di acquisire quote di mercato», assicura Ippoliti. Le altre dovranno inseguire.

Il ruolo dei big data nel piano Impresa 4.0

I big data sono una delle nove tecnologie abilitanti incentivate dal Piano Industria 4.0 del Mise per promuovere la digitalizzazione delle imprese. Il Piano, in scadenza a dicembre 2020, sarà sostituito dal nuovo piano biennale Transizione 4.0, che con la manovra 2021 dovrebbe poter contare su una dotazione di 24 miliardi di euro.

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