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In Italia stretta in arrivo per i procuratori abusivi

Un decreto stabilisce la nullità del contratto di rappresentanza stipulato con l’atleta se l’agente sportivo non è iscritto in Italia nel registro nazionale

di Marcello Frisone

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Un decreto stabilisce la nullità del contratto di rappresentanza stipulato con l’atleta se l’agente sportivo non è iscritto in Italia nel registro nazionale


3' di lettura

È nullo il contratto di rappresentanza stipulato con l’atleta se l’agente sportivo non è iscritto in Italia nel registro nazionale. In attesa che il mondo dello sport possa ripartire anche dagli aspetti meno legati alla prestazione agonistica vera e propria, il decreto 24 febbraio 2020 del ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, dà una stretta ai procuratori “abusivi” nell’esercizio della loro attività nel nostro Paese.
La principale conseguenza che ne deriva è che sono salvi i contratti stipulati dagli atleti con le loro nuove squadre e verrebbe meno il pagamento delle commissioni pattuite con il procuratore “abusivo”. Non solo. L’agente sportivo che non è iscritto nel registro nazionale potrà domiciliarsi presso un collega invece in “regola”, ma deve agire d’intesa con lui. Ma andiamo per ordine.

Il decreto 24 febbraio 2020

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Come si accede alla professione

Il nuovo provvedimento (non ancora pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale») modifica il Dpcm del 23 marzo 2018 (previsto dalla legge di Bilancio del 2018) ed è, per quanto riguarda il calcio - lo sport con la maggior presenza di agenti sportivi -, sulla scia della riforma recepita dalla Figc inerente alla professione di agente sportivo (dicitura che prende il posto dell’ormai “vecchia” procuratore). Questo riordino aveva reintrodotto nel 2018 il superamento dell’esame di abilitazione (abolito dopo la deregulation della Fifa del 2015), ma nella “doppia” forma - con la prova presso il Coni e dopo alla Figc - quale presupposto per potersi iscrivere al relativo registro.

Le conseguenze per i non iscritti

Il decreto 24 febbraio 2020 prevede, come detto, la nullità dell’incarico assunto dall’agente sportivo, mentre la vecchia formulazione prevedeva la nullità anche dei contratti conclusi in forza di questo incarico come, per esempio, la conclusione, la risoluzione, il rinnovo, il trasferimento oppure il tesseramento presso una Federazione. Adesso, in pratica, si sanziona soltanto l’agente (con l’annullamento appunto del contratto di rappresentanza) finendo così per non penalizzare anche le squadre o gli atleti che hanno firmato l’accordo. Tutto ciò porta alla validità del contratto e alla probabile esenzione dal pagamento delle commissioni.

Chi può operare in Italia

Nel nuovo decreto vengono spiegate le condizioni e le modalità con cui gli agenti sportivi provenienti e abilitati da Paesi “non Ue” possono operare in Italia. Infatti, si prevede che questi procuratori debbano obbligatoriamente domiciliarsi presso un agente regolarmente iscritto sia nel registro nazionale, sia in quello della relativa federazione. I procuratori “esteri” devono agire di intesa con l’agente che li ospita, utilizzando il titolo riconosciutogli nel Paese di provenienza e la dicitura di «agente sportivo domiciliato». La stessa disciplina si applica a chi (cittadino italiano o di altro Stato Ue), pur abilitato a operare in un altro Stato membro Ue, non abbia superato prove equipollenti a quelle previsto dal decreto 24 febbraio 2020.

Come lavorare in Italia

Per lavorare nel nostro Paese, gli agenti sportivi italiani ed europei abilitati in un altro Stato membro della Ue dovranno presentare una richiesta di iscrizione (in un’apposita sezione) alla federazione nazionale della disciplina in cui intendono operare. Quest’ultima dovrà accertare sia l’abilitazione del soggetto in un altro Stato membro Ue, sia che abbia superato un esame equipollente a quello previsto nel decreto 24 febbraio 2020. Analoghe verifiche dovranno poi essere svolte dal Coni.
In passato, la federazione nazionale si limitava ad accertare che il richiedente fosse abilitato a operare nell’ambito della federazione del paese di provenienza, senza che fosse necessario aver superato un esame equipollente. «Il nuovo decreto – aggiungono gli avvocati Riccardo Giacomin e Leone Zilio dello studio legale Rodl & Partner - ha anche introdotto misure “compensative” consistenti, laddove ce ne fosse bisogno, nel superamento di una prova abilitativa o di un tirocinio di adattamento».

Riproduzione riservata ©
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    Marcello FrisoneRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, francese

    Argomenti: Sport-Risparmio-Finanza-Norme-Tributi

    Premi: 31 marzo 2017 - Menzione d'eccellenza giornalista economico al premio Loy, banking and finance award

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