ARCHITETTURA

«In laboratorio ricuciamo i confini tra Gorizia e Nova Gorica»

Parte la terza edizione dell'iniziativa curata dalle università di Trieste e Lubiana: gli studenti elaboreranno soluzioni per creare unità tra le due città. Tra i progetti la riqualificazione di Casa Rossa

di Giovanni Sparti

Nucleo urbano unitario. Gorizia e Nova Gorica sono città contigue. In foto, una giovane donna attraversa la linea di confine che separa l'Italia dalla Slovenia

4' di lettura

È stata presentata a Gorizia la nuova edizione del Go/N. Go RRRLab International, un laboratorio di architettura in cui si sperimenteranno strategie per attuare una “ricucitura” urbanistica fra due città separate da un confine: Gorizia e Nova Gorica.

A differenza del più noto caso di Berlino, qui siamo in presenza di due città contigue appartenenti a due nazioni diverse, Slovenia e Italia, ma l’idea è quella di creare unità, di promuovere un nucleo urbano unitario (una “città transfrontaliera conurbata”), anche in vista dell’importante appuntamento di Gorizia/Nova Gorica Capitale Europea della Cultura 2025. Si tratta quindi di un obiettivo decisamente “sfidante”. Proprio per questo il laboratorio di architettura cercherà di elaborare soluzioni che creino unità tra le due città. Il cuore dei lavori di progettazione del laboratorio è costituito dal paradigma RRR (Re-think, Re-use, Re-cycle), che sta alla base delle loro sperimentazioni architettoniche di riqualificazione e rigenerazione urbana. Le due città rimarranno comunque in due stati diversi, ma già oggi, pur se in modo confuso e non programmato, rappresentano, urbanisticamente, l’una la prosecuzione dell’altra e viceversa. E da un paio d’anni questa sfida è stata appunto raccolta anche dal Corso di Architettura dell’Università di Trieste a Gorizia, che forte ora anche della collaborazione con l’ateneo “gemello” di Lubiana ha messo in pista il suddetto Laboratorio, coordinato da Giovanni Fraziano per il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Trieste e, per l’Università di Lubiana, da Spela Hudnik. L’iniziativa è stata attivata su proposta degli assessorati all’Università e all’Urbanistica del Comune di Gorizia e grazie al finanziamento del Consorzio universitario di Gorizia.

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Diamo ora uno sguardo più da vicino alle proposte progettuali sviluppate dal Laboratorio (e che verranno realizzate dalle istituzioni coinvolte). Si è deciso di partire dalla parte sud, da uno dei siti confinari più sensibili: il piazzale di Casa Rossa. L’intervento denominato “Vuoti a rendere - La Terza Città” ha come fine la ricucitura dei due lembi del confine italo-sloveno: un nuovo quartiere che non solo unirà i due lati fisicamente, ma che avrà la capacità di rinforzare il concetto di “comunità eterogenea inclusiva”. Il progetto vuole affermarsi come una nuova “Terza città” per tutte le persone che, una volta giunte da altri paesi, potranno avere la possibilità di inserirsi attivamente nella comunità esistente. La proposta è quella di creare alloggi, servizi comunitari, spazi lavorativi, piazze, e luoghi di culto.

Sulle sponde del fiume Isonzo ci imbattiamo nel progetto “Start&Go”, il quale si sviluppa principalmente nei quartieri di Straccis e Piedimonte. Nel quartiere di Piedimonte, nuove strutture adibite a start-up mirano a ridare vita all’ex-area produttiva industriale di un tempo, ampliando anche le giovani aziende attive ad oggi. Sulla sponda opposta invece, a Straccis, ci si propone di creare luoghi dedicati allo svago dei cittadini.

Menzioniamo poi il progetto “Quinto atto: Teatro urbano”, il quale si pone come obiettivo la riqualificazione del parco locale al fine di supportare la nuova funzione di Villa Frommer: uno sfondo per spettacoli e realizzazioni legate al mondo della musica e del teatro. All’interno del parco si troveranno un piccolo villaggio (per ospitare visitatori della città e della vicina Slovenia) e un secondo teatro posizionato vicino al nuovo ingresso. Entrambi questi progetti sono pensati anche in ottica dell’evento “Capitale Europea della Cultura 2025”.

Proseguiamo poi verso nord-est, incontrando il Piazzale della Transalpina. “Unzip the border”, uno dei due progetti lì svolti, è una proposta che vuole superare il concetto di confine di stato, creando un “trait de union” tra la città di Gorizia e Nova Gorica: il fine ultimo è rendere permeabile un limite molto forte, un limite dato dalla linea ferroviaria che attraversa tutto il goriziano per addentrarsi poi in Slovenia. Il legante tra le due città vuole essere il Piazzale della Transalpina stessa (con la relativa stazione) coadiuvata da una nuova passerella attraversante i binari, la quale rafforza maggiormente il collegamento con il centro di Nova Gorica. Il secondo lavoro sulla Transalpina, chiamato “Parallel Cities – Transalpina Nord”, è un progetto a scala urbana che si propone come attivatore del confine, accentrando funzioni e flussi essenziali per le due città.

Si arriva infine al punto più a nord della mappa: Salcano. Un paesino che si interpone tra la fine della città e l’inizio di grandi sistemi ambientali. Con il progetto “Tales from Solkan: a new landscape scenario“, i progettisti hanno voluto intervenire con piccole architetture puntuali in punti strategici del luogo, al fine di ridefinire un nuovo orizzonte visivo e percettivo del paesaggio di Salcano. Gli sforzi più consistenti sono stati concentrati sulla rifunzionalizzazione e parziale rinaturalizzazione della cava di Salcano: con un linguaggio industriale, quasi anonimo ma radicato fortemente al luogo, il progetto organizza e predispone una infrastruttura rivolta allo svolgimento di grandi eventi musicali, spettacoli o eventi legati agli sport estremi.

«Il laboratorio, attivato due anni fa, è diventata un’esperienza consolidata per gli studenti di Architettura che vengono a studiare in città», spiega l’assessore all’Università Chiara Gatta. Secondo il presidente del Consorzio Universitario di Gorizia, Paolo Lazzeri, «è importante rilevare che l’idea progettuale portata avanti dal Laboratorio di Architettura coinvolgendo, oltre al Comune di Gorizia, anche l’Università di Lubiana e in prospettiva altre facoltà dell’area, è portatrice di una collaborazione internazionale di matrice culturale mitteleuropea».

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