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In Liguria chiuso quasi l’88% delle imprese artigiane

Secondo Confartigianato Liguria sono 43.009 le imprese artigiane attivenella regione e solamente 5.316, pari al 12,36%, riescono oggi a operare. L’associazione chiede un intervento ad hoc al Governo

di Raoul de Forcade

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Secondo Confartigianato Liguria sono 43.009 le imprese artigiane attivenella regione e solamente 5.316, pari al 12,36%, riescono oggi a operare. L’associazione chiede un intervento ad hoc al Governo


2' di lettura

È chiuso l’87,64% delle imprese artigiane liguri. Questo il pesante effetto delle misure governative per frenare l’epidemia di coronavirus, sulle piccole realtà della Liguria.

A fare il punto della situazione, analizzando dati di Infocamere-Movimprese, è la territoriale di Confartigianato, che chiede al Governo le risorse necessarie per garantire liquidità straordinaria alle aziende.

Secondo quanto rileva l’associazione, dunque, sono 43.009 le imprese artigiane attive in Liguria e solamente 5.316, pari al 12,36%, riescono oggi a operare secondo i codici individuati ne dpcm di lockdown dell’Italia.


«Ma molte di queste – sottolinea Luca Costi, segretario generale di Confartigianato Liguria – lavorano con fatturati vicini allo zero. Ad esempio, soffrono molto i tassisti che non hanno più di uno i due clienti al giorno».

Le imprese liguri appartenenti a tutti i settori produttivi (commerciali e di servizi), aperte nella regione sono, invece, complessivamente 28.885 su 135.777. In base alle disposizioni dei decreti emanati dal Governo, tra i maggiori settori artigiani ancora operativi ci sono le industrie alimentari, con 1.045 imprese in attività, e quelle dei trasporti merci, con 2.504 unità.

Chiuse gran parte delle attività artigiane dei servizi, dall’acconciatura all’estetica, già a partire dalle prime restrizioni governative. «La Liguria – dice Costi - soffre un altissimo numero di chiusure proprio perché la maggior parte delle sue imprese artigiane lavora nei servizi. La provincia di Imperia, addirittura, è quella, in Italia, col maggior numero di aziende di servizi nell’artigianato».

Sono 1.738, poi, le imprese liguri che, fino a venerdì scorso, si erano rivolte al Fondo di solidarietà dell'artigianato per ottenere la cassa integrazione per i loro circa 5mila dipendenti, che otterranno l’80% del proprio stipendio. «Numeri –afferma Costi - che riteniamo destinati ad aumentare rapidamente, visto anche che l’80% dei dipendenti dell’artigianato sono operai che non possono svolgere anche mansioni di smart working».

Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria, chiosa: «Sono questi i numeri impressionanti del coronavirus in Liguria. Il protrarsi delle misure restrittive, insieme al calo generalizzato dei consumi, rischia di provocare un effetto domino che potrebbe falcidiare interi settori produttivi, con molte imprese che hanno chiuso e che potrebbero non aprire più».

Oggi , prosegue Grasso, « viene prima di tutto la salute e, a ruota, le misure di aiuto immediate per tutti i settori, tra cui i ristori, la cassa integrazione e le sospensioni delle scadenze. Dobbiamo però subito pensare al domani e trovare le risorse necessarie per garantire una liquidità straordinaria per le imprese, con tassi a livello zero o quasi e a lunga scadenza».

È necessario, aggiunge Costi, «a fronte di banche che sono pronte a offrire liquidità ma con restituzioni a 12-18 mesi, che il Governo intervenga. Oltre ai ristori, deve mettere a disposizione soldi garantiti dallo Stato che possano essere utilizzati subito dalle imprese artigiane e restituiti a lunga scadenza, anche di 10 anni o più».

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