il metodo analogico

In lockdown i genitori riscoprono Bortolato: +60% di acquisti online

di Cristiana Gamba

3' di lettura

Tra Covid e didattica a distanza i genitori si sono trovati ad essere anche un po’ insegnanti. Lo sa bene la casa editrice Erickson, che ha rilevato un’impennata di richieste - il 60% in più rispetto allo scorso anno - di mamme e papà che hanno acquistato libri e materiale del metodo Bortolato.
Il dato, tuttavia, è parziale perché rileva solo le operazioni effettuate sul sito della casa editrice, probabilmente ciò che è accaduto nella realtà è un fenomeno assai più esteso. Il dato certo, invece, è che dal 1994, anno della prima pubblicazione del pedagogista e maestro Camillo Bortolato, oltre 2 milioni di bambini della scuola primaria hanno seguito il suo metodo. Ma di cosa si tratta?
Il metodo è basato sull’apprendimento analogico. È lo stesso Bortolato che lo spiega, e sul suo sito scrive: «È il modo più naturale di apprendere mediante metafore e analogie, come fanno i bambini che nella loro genialità imparano a giocare, a parlare o usare il computer ancor prima degli adulti». Le parole d’ordine sono maneggiare, manipolare le quantità mentre l’astrazione arriva solo in un secondo momento. La didattica è basata sulla visione d’insieme e sulle informazioni organizzate, nulla è parcellizzato e questo consente ai più piccoli di provare estrema soddisfazione nell’apprendere.
Scarno, essenziale, immediato. E anche di successo tanto da essere inserito da Ashoka Italia, la rete degli imprenditori sociali, nella mappa dell’Innovazione della Scuola italiana.
«Nell’ultimo periodo abbiamo riscontrato un particolare fermento attorno al metodo Bortolato, più degli anni scorsi – spiega Giuseppe Degara, coordinatore Metodo analogico in Erickson –. L’attenzione è come se si fosse riaccesa: abbiamo organizzato otto webinar con cui abbiamo raggiunto oltre 25mila persone tra insegnanti e genitori e i video sulla matematica, l’italiano e le scienze hanno raccolto più di 100mila visualizzazioni». Il tutto è successo in pieno lockdown, continua Nogara, «probabilmente perché libri e materiale si prestano ad essere usati in autonomia dal bambino. Sono costruiti in modo interattivo e con la didattica a distanza si sono dimostrati un utile strumento».
C’è poi il versante genitori. Mamme e papà, che si sono trovati a lavorare per mesi in smartworking affiancando i figli nel percorso scolastico e nei compiti a casa. E anche in questo caso la concretezza e la semplicità dell’approccio Bortolato sono state un prezioso alleato. «Nel metodo questi concetti sono centrali - continua Degara - soprattutto nei primi anni di scolarizzazione: Bortolato tenta di togliere l’eccesso di verbalismo, di spiegazione per fare in modo che il bambino si approcci più concretamente, attraverso gli strumenti in dotazione, ad alcuni temi che poi svilupperà successivamente».
Dietro al metodo ci sono 25 anni di sperimentazione nelle classi, e si è visto che per gli apprendimenti funzionali,cioè leggere, scrivere e fare di conto, l’approccio analogico esplica tutta la sua forza perché pone al centro il fare, il valore dell’esperienza che viene prima del sapere della disciplina.
La linea del 20 (immaginate una tastiera con venti tasti che si possono alzare e abbassare con le mani e con l’intelligenza del corpo) porta «a leggere, a vedere la quantità numerica in modo veloce e intuitivo e solo in seguito arriva la cifra scritta – spiega Degara -. In prima battuta il bambino ha di fronte un’esperienza concreta: partendo da analogie e associazioni arriverà alla costruzione astratta dei concetti e della disciplina». Ovviamente, l’approccio non è miracoloso pone solo al centro della didattica il bambino che accompagnato per mano dall’insegnante esplora gradualmente i livelli dell’astrazione.
«Bortolato sostiene che il bambino ha tale e tanta capacità di acquisire i concetti che non vale la pena diluire il sapere perché si rischia di fare peggio – spiega ancora Degara -. Per questo i numeri vanno presentati nella loro interezza fino al cento perché poi il resto altro non è che una replica di schemi che il bambino riesce a padroneggiare. È una soluzione semplice a temi complicati: partire dal bambino e da lì costruire un percorso. Lo sguardo d’insieme consente di vedere tutto, una panoramica del percorso da affrontare per poi ricalibrare e andare in profondità».
Efficace questo sì, lo dice l’esperienza di insegnati, alunni e genitori in tanti anni di pratica. Ma a chiamarlo rivoluzionario Degara non ci stà. O meglio «è rivoluzionario nel momento in cui propone una via più facile all’apprendimento. E qui cito lo stesso pedagogista che sostiene: io non ho inventato niente vorrei solo un approccio più diretto su alcuni questioni di didattica». Come in passato hanno fatto Montessori e Castelnuovo. Maestri geniali.

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