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In lode del dipendente pubblico. Altruismo, sana amministrazione e bene comune

Molti dei lavori e delle mansioni che rientrano nell'ambito del settore pubblico comportano attività volte all'aiuto e al supporto di cittadini in condizioni di bisogno e necessità.

di Vittorio Pelligra


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(Alexander Lupin - stock.adobe.com)

7' di lettura

Luca Medici, noto ai più come Checco Zalone, ha tanti meriti, ma anche alcune colpe. Tra queste, certamente, quella di aver recentemente caratterizzato in maniera così vivida e verosimile l'ethos del tipico dipendente pubblico da averlo impresso a caratteri di fuoco nell'immaginario dei suoi spettatori e degli italiani più in generale. Non è il primo, a dire il vero, ad aver distillato in questo modo i tratti tipici dell'impiegato pubblico italiano, nullafacente, raccomandato, assenteista e, al tempo stesso, arrogante con quei cittadini al cui servizio, in realtà, sarebbe chiamato dai suoi doveri e dalla sua missione.

Gli scandali dei furbetti del cartellino
Una narrazione che procede immutata da decenni, alimentata dagli scandali dei vari furbetti del cartellino, dalle ricorrenti notizie sull’inefficienza storica della pubblica amministrazione, dalle malversazioni che regolarmente vengono all’onore delle cronache, dai casi di familismo, nepotismo e corruzione che, come una malattia ormai cronicizzata, affliggono i vari settori della sanità e della scuola, le regioni e i comuni, gli enti pubblici e i ministeri tutti.

La scarsa efficienza della pubblica amministrazione
Ma che ci dice questa narrazione della reale situazione del tipico dipendente pubblico italiano? Ciò che sappiamo con certezza è che, l'efficienza della pubblica amministrazione in Italia è scarsa. Ne fanno le spese, innanzitutto le imprese che, secondo alcuni studi, sono costrette a sostenere costi diretti legati ai rapporti con la pubblica amministrazione per oltre 57 miliardi. Se quella stessa cifra venisse investita in attività produttive potrebbero produrre circa a 20 miliardi di maggior valore aggiunto. Del resto, è noto che l'eccessivo carico burocratico, da una parte, e l'inefficienza della giustizia civile, dall'altra, rappresentino i principali ostacoli agli investimenti esteri nel nostro paese. Secondo l'ultima rilevazione dell'“International Civil Service Effectiveness Index” la qualità della pubblica amministrazione italiana si classifica 25ma tra quelle dei 38 paesi avanzati presi in considerazione. Otteniamo punteggi sopra la media per qualità degli appalti, dei servizi digitali e della gestione delle crisi e, invece, punteggi inferiori alla media per quanto riguarda fisco, corruzione e conflitti di interesse.

Il rapporto tra qualità della Pa e valori civici dei cittadini
Eppure, è importante sottolineare come questi fatti descrivano il funzionamento della pubblica amministrazione nel suo complesso, che è un fenomeno multidimensionale e non già la qualità, le motivazioni e le virtù dei dipendenti pubblici. A questo riguardo, per esempio, sappiamo bene che esiste una relazione molto forte tra qualità della amministrazione e valori civici dei cittadini. Cioè, se la pubblica amministrazione è inefficiente, una delle ragioni è legata all'atteggiamento di tutti i cittadini, non solo dei lavoratori di quel settore. Come sostiene Robert Putnam, infatti: «I cittadini nelle comunità con maggior senso civico si aspettano un governo migliore, e (in parte anche attraverso il loro maggiore impegno) lo ottengono. Se i decisori pubblici si aspettano che i cittadini siano esigenti e pretendano da loro senso di responsabilità, allora saranno maggiormente inclini a limitare i loro peggiori impulsi per evitare forme pubbliche di condanna» (Making Democracy Work, Princeton University Press, 1993).

Gli antidoti alla mala condotta dei dipendenti pubblici
La pressione dei cittadini attivi e impegnati agisce da antidoto alla mala condotta dei dipendenti pubblici. Gli studi empirici sull'efficienza di vari settori della pubblica amministrazione, dalla scuola alla giustizia civile, dalla sanità agli asili fino alla gestione dei rifiuti, ci dicono, poi, che questa aumenta all'aumentare della coscienza politica diffusa. Tanto maggiore il numero e la qualità dei cittadini attivi, partecipi ed informati, tanto più la loro pressione eserciterà un effetto positivo nel prevenire lo spreco di denaro pubblico da parte del settore pubblico e nel favorire l'aumento della sua efficienza.

Il problema del “free-riding”
Questo è un punto tutt'altro che banale, però, perché l'attivismo e l'impegno civico sono soggetti al cosiddetto problema del “free-riding”. Chi non paga il biglietto del bus, sa di poterlo fare perché tanto il servizio di trasporto sarà comunque garantito dai biglietti degli altri viaggiatori e quindi lui starà meglio potendo usufruire del trasporto senza, però, sostenerne i costi. Ma se tutti ragionassero nello stesso modo, la gestione del servizio non sarebbe più sostenibile e, così, anche il “furbo” scroccone rimarrebbe appiedato. In simili situazioni la ricerca esclusiva del proprio interesse personale produce esiti nei quali tutti, anche i furbi staranno peggio, sia individualmente che socialmente.

L’importanza della fiducia nei propri concittadini
Analogamente la scelta di comportarsi come cittadini attivi ed informati è soggetta alla stessa logica: una società civile attiva e responsabile protegge tutti i cittadini dagli eccessi della politica e dall'inefficienza della pubblica amministrazione, ma allo stesso tempo comporta fatica e costi per chi si impegna. In questo modo la tentazione del “free-riding” potrebbe portare molti verso un atteggiamento di individualismo disinteressato e apatia civica che, alla fine, avrebbe effetti controproducenti per singoli e comunità. Non basta, quindi, la protezione dei propri interessi come movente all'impegno civico, ci vuole altro: motivazioni intrinseche, senso civico e, soprattutto, una buona dose di fiducia nei propri concittadini.

Le radici dei diversi atteggiamenti verso la sfera pubblica
Mentre da un punto di vista normativo e etnico l'Italia è, tutto sommato, un territorio omogeneo, molto maggiori sono le differenze per quanto riguarda la storia passata e l'evoluzione delle vicende politiche che hanno segnato le principali aree del Paese nel lontano passato. Alla ricerca delle radici dei diversi atteggiamenti verso la sfera pubblica che si osservano nelle regioni del Nord e in quelle del Sud, per esempio, si è arrivati alla storia che queste grandi macro-regioni hanno attraversato mille anni fa: da una parte esperienze di autogoverno di piccole città stato caratterizzate da rapporti orizzontali e cooperativi incentrati sulla logica di mercato e del mutuo vantaggio; dall'altra, invece, un'esperienza caratterizzata da un governo totalitario, verticale e gerarchico, fondato proprio sull'annientamento dei rapporti orizzontali, costruito sul conflitto e sull'esercizio del potere. Quelle remote esperienze hanno segnato la divergenza delle diverse traiettorie di sviluppo sociale, politico ed economico che hanno caratterizzato le varie aree del paese, in maniera determinante, e ancora oggi lasciano, profonda, la loro impronta.

i pregiudizi sui dipendenti pubblici
D'accordo, dunque, che la qualità dell'amministrazione è legata a filo doppio alla qualità e al senso civico dei cittadini. Che dire, invece, dei dipendenti pubblici? Tutti Checco Zalone, eroi del posto fisso ad oltranza, della nulla-facenza e della strafottenza elevate a discipline olimpiche? Ebbene i dati sembrano dipingere un quadro piuttosto differente. Molti dei lavori e delle mansioni che rientrano nell'ambito del settore pubblico comportano attività volte all'aiuto e al supporto di cittadini in condizioni di bisogno e necessità. Sono i medici e gli infermieri, le forze dell'ordine, gli assistenti sociali, i vigili del fuoco, ma anche gli insegnanti, i magistrati, i ricercatori, solo per fare qualche esempio. Chi sceglie di fare questi lavori? Che caratteristiche hanno e che motivazioni, soprattutto, determinano tale scelta? Potrà sembrare sorprendente, ma questi lavori non attraggono tutti indistintamente; sono preferiti in maniera particolare da persone che hanno una spiccata inclinazione all'aiuto, persone più altruiste e maggiormente disposte a mettersi a servizio dell'interesse comune e non solo del proprio interesse individuale. Il confronto con coloro che lavorano nel settore privato mette in evidenza, in questo senso, una sostanziale differenza di atteggiamenti e disposizioni.

Lavoratori pubblici più altruisti
Questo dato, agli occhi dell'italiano di oggi, pregiudizialmente ostile a tutto ciò che è pubblico, spesso imbevuto di una falsa retorica efficientista e facile preda dell'ideologia meritocratica, può apparire paradossale. Eppure, è esattamente ciò che mostrano le indagini internazionali. Non solo, ma studi recenti rilevano che i lavoratori del settore pubblico mostrano una maggiore disponibilità a fare ciò che ritengono utile per la società, assieme ad un livello di soddisfazione rispetto alla loro occupazione, maggiore, e ad una più forte determinazione nell'esercitare impegno e dedizione sul posto di lavoro. I dati raccolti su più di 30 mila lavoratori di 50 nazioni differenti, in tutti i continenti, convergono nel mostrare che il livello di altruismo individuale dei lavoratori e l'orientamento al bene comune delle amministrazioni pubbliche si rinforzano a vicenda e che fanno aumentare le probabilità che le persone più altruiste scelgano di lavorare per il settore pubblico. Tale effetto di allineamento tra “vocazione” individuale e disponibilità all'impegno è, inoltre, rinforzato dalla credibilità e dalla qualità della classe politica nazionale che fa aumentare, a sua volta, la probabilità che i lavoratori più altruisti scelgano la pubblica amministrazione di un livello compreso tra il 6% e il 25% (Dur, R., Zoutenbier, R., 2014. “Working for a Good Cause”, Public Administration Review, 74(2), pp. 144-155).

No alle difese d’ufficio
Non si confondano queste considerazioni con una difesa d'ufficio del dipendente pubblico medio; esse piuttosto vorrebbero rappresentare un monito a chi la pubblica amministrazione la progetta e la dirige. Il dato sulle motivazioni dei lavoratori, in questo caso, è fondamentale, perché in un settore come quello pubblico, ad alta intensità di lavoro più che di capitale, la performance complessiva delle organizzazioni non può che essere strettamente legata alla produttività dei lavoratori e quindi alla loro disponibilità ad esercitare un “effort” elevato; ad impegnarsi cioè, in tutte le dimensioni rilevanti dell'occupazione.

Valorizzare incentivi e motivazioni
Tradizionalmente, poi, il settore pubblico ha utilizzato molto raramente la leva dell'incentivo estrinseco, dei bonus, dei pagamenti condizionati alla performance, dei profili di avanzamento di carriera ripidi, etc.. Per questo la qualità delle motivazioni intrinseche dovrebbe considerarsi un bene ancora più importante. Infine, la comprensione della natura delle motivazioni dei lavoratori è fondamentale per una efficace progettazione organizzativa che voglia farsi capace di valorizzare al massimo la “vocazione” dei lavoratori mettendoli nelle condizioni di perseguire nel migliore dei modi quelle finalità pubbliche che li hanno spinti verso la scelta lavorativa. In questo senso sarebbe indispensabile lavorare attentamente sul tema della coerenza tra le aspirazioni altruistiche dei singoli dipendenti e le finalità complessive delle organizzazioni, così come sulla congruenza tra i valori individuali e quelli delle amministrazioni pubbliche, in modo da facilitare e favorire una auto-selezione dei “tipi” più altruisti verso occupazioni ad alto impatto sociale. Al momento, invece, sembra piuttosto, che il valore aggiunto prezioso delle motivazioni altruistiche sia generalmente trascurato e disperso. Dovremmo concentrarci maggiormente sulla «costruzione di organizzazioni capaci di tirare fuori il meglio da ciascuno di noi», come auspicava qualche anno fa il Nobel per l'Economia, Elinor Ostrom. Non solo per ottenere performance più efficienti, ma soprattutto lavoratori più realizzati e cittadini più felici.

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