INDUSTRIA

In Lombardia arriva il pessimismo

di Luca Orlando


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4' di lettura

A guardare il passato, ciò che è accaduto nel quarto trimestre, in fondo non c’è troppo da lamentarsi. Ma è lo sguardo in avanti a preoccupare, il peggioramento deciso delle aspettative delle imprese lombarde per il 2019, un anno visto in salita per produzione, domanda interna e commesse internazionali.

Il senso della frenata è peraltro evidente anche guardando i dati storici, che se in termini congiunturali vedono un progresso della produzione dell’1% dopo due trimestri in calo, su base annua certificano una crescita dell’1,9%, la metà rispetto a quanto realizzato nella prima parte dell’anno, il valore più basso dalla fine del 2016.

I dati raccolti nel monitoraggio trimestrale di Unioncamere Lombardia vanno tutti in questa direzione, segnalando una regione che viaggia ancora ad una velocità superiore rispetto alla media nazionale ma che inevitabilmente, trimestre dopo trimestre, perde slancio.

Nella media annua la produzione cresce del 3% (+0,8% la media italiana) , un dato in calo rispetto al +3,7% dell’anno precedente. Rallentamento visibile anche negli ordini interni ed esteri, che restano positivi (2,3 e 3,3%) ma con valori dimezzati rispetto a quanto accadeva all’inizio dell’anno. Una minore vivacità che manifesta qualche effetto anche in termini occupazionali, con un saldo negativo dello 0,3% tra ingressi e uscite, ma che soprattutto si trasla in una drastica riduzione delle attese future. In linea con quanto accade per l’indice di fiducia monitorato dall’Istat, in calo costante dallo scorso luglio, anche la rilevazione lombarda presenta un fenomeno analogo. Per la domanda interna il saldo tra ottimisti e pessimisti è in rosso ormai da tre rilevazioni ma ciò che più preoccupa è il cambiamento di umori in termini di produzione. Qui il saldo tra ottimisti e pessimisti è ormai quasi azzerato, toccando un punto di minimo mai registrato dal 2014. Nel quarto trimestre a prevedere un calo dei ricavi superiore al 5% è un quarto del campione, anche in questo caso il valore più elevato registrato dalla fine del 2016.

A segnalare un’inversione di rotta è anche il focus tematico dedicato agli investimenti, motore della ripresa nel biennio 2017-2018 in Italia così come in Lombardia. Decisivo l’apparato di incentivazione messo in campo dai precedenti governi, utilizzato in media dal 69% delle imprese industriali che hanno investito, con una preferenza per superammortamento, seguito da iperammortamento e credito d’imposta sulla ricerca.

    Nell’87% dei casi si è trattato di investimenti materiali in attrezzature, macchinari e fabbricati, per la parte restante in consulenze di ricerca, brevetti, software. Ad investire lo scorso anno è stato il 61% del campione, in lieve frenata rispetto all’anno precedente, risultato di valori estremamente variegati per classe dimensionale: l’87% per le aziende oltre i 200 addetti, il 45% per quelle tra 10 e 49.

    Valori comunque destinati a ridursi, se le attese delle imprese dovessero tradursi in modo lineare in scelte concrete. Alla fine del 2017 a prevedere investimenti per l’anno successivo era il 63% (a consuntivo il 61%) mentre ora questa stessa valutazione per l’orizzonte dei prossimi 12 mesi crolla al 54%; per trovare un valore più basso occorre tornare al 2013.

    I commenti

    Preoccupato per l’evoluzione congiunturale è Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, che chiede al Governo una decisa inversione di rotta nella politica economica. «Quanto più tarderà - chiarisce - tanto più pesanti dovranno essere gli sforzi per tentare il recupero». Bocciato ancora una volta il reddito di cittadinanza, perché «gli interventi assistenziali non sono la soluzione», mentre per rilanciare il paese occorre guardare altrove, tenendo conto che le scelte del Governo non vanno al momento nella giusta direzione. «A preoccupare - scandisce Bonometti - per il 2019 è un fattore determinante per chi fa impresa: la fiducia, che nell’immediato si ripercuote su occupazione e investimenti». Sblocco delle 400 opere pubbliche già finanziate, eliminazione dell’ecotassa sulle auto, rafforzamento dell’autonomia regionale in difesa della competitività dei territori e abbattimento del cuneo fiscale sono alcune delle priorità indicate per tornare a crescere.

    Affondo sul Governo che evidentemente non può vedere allineato il Governatore regionale, che infatti ha un visione meno negativa del quadro attuale. «Valuto con moderato ottimismo - spiega Attilio Fontana - i segnali di crescita fatti registrare dalla Lombardia. La nostra regione, con le sue imprese, sta puntando su innovazione, tecnologia e digitalizzazione, elementi che ci consentono di fronteggiare un momento storico poco favorevole, sia a livello nazionale, sia internazionale».

    «In termini prospettici - aggiunge il presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio - la crescita del comparto manifatturiero lombardo nel 2019 lascia trasparire qualche difficoltà, legata da un contesto nazionale ed internazionale dominato da rischi di revisione al ribasso, ad un mutato clima di fiducia e alle mutate prospettive per gli investimenti, previsti in peggioramento. È pertanto opportuno mantenere alta l’attenzione sulle comuni strategie di intervento legate alla competitività».

    L’accordo

    Strategie che d’ora in poi potranno basarsi anche su una collaborazione inter-regionale, come previsto dal recente accordo siglato tra le Unioni regionali delle Camere di Commercio di Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, protocollo d'intesa che ha proprio l'obiettivo di supportare l'economia dei territori a cogliere le opportunità offerte da una dimensione territoriale più ampia e dall’integrazione delle strategie.

    Una macro-area che comprende 30 Camere di commercio e più di 2 milioni di imprese attive iscritte ai registri camerali, che genera 750 miliardi di valore aggiunto (il 48% del totale nazionale) e 290 miliardi di export, i due terzi del totale Italia. L’accordo è finalizzato all'integrazione operativa di attività e progetti di qualità di ogni singolo sistema camerale regionale e a una collaborazione strutturata e permanente con le Regioni di riferimento, per una progressiva omogeneizzazione delle politiche regionali a sostegno della competitività delle imprese in ambito di area vasta interregionale.
    Collaborazione che poggerà su quattro ambiti di intervento prioritari: studi e monitoraggio dell'economia, servizi e progetti per l'internazionalizzazione, progetti e opportunità europee, servizi associati e semplificazione.

    Per sviluppare il percorso di collaborazione si prevede di organizzare almeno una volta all'anno un incontro tra i presidenti delle unioni regionali per individuare le tematiche di intervento e altrettanto tra i Segretari Generali delle Camere di commercio. Sarà inoltre attivato un comitato di coordinamento ristretto, composto dai segretari generali della quattro Unioni regionali, che avrà lo scopo di programmare la realizzazione delle azioni concordate e la verifica dei risultati raggiunti.

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