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In Lombardia perdite per quattro aziende su dieci

Pil regionale giù di 12 punti nel primo semestre. Male i ricavi per tre aziende su quattro, il 40% stima un 2020 in perdita, il quadruplo del 2019.

di Luca Orlando

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(Adobe Stock)

Pil regionale giù di 12 punti nel primo semestre. Male i ricavi per tre aziende su quattro, il 40% stima un 2020 in perdita, il quadruplo del 2019.


3' di lettura

Quattro aziende su dieci chiuderanno l’anno in perdita, una quota quadrupla rispetto al 2019, il massimo di sempre. L’emergenza Covid spiazza anche l’economia più solida del Paese, quella lombarda, che paga dazio alla crisi in tutti gli indicatori, come evidenzia l’aggiornamento congiunturale della sede di Milano della Banca d’Italia.

Dopo un crollo-monstre del Pil del 12% nel primo semestre, superiore al deficit accumulato tra 2008 e 2014, il recupero del periodo successivo, per quanto robusto, non è stato in grado di colmare il gap, con una produzione che a fine settembre rimane ancora cinque punti al di sotto dello stesso periodo 2019, giù del 12,3% nella media dei primi nove mesi dell’anno.

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Crollo che colpisce in particolare calzature, tessile e abbigliamento (qui i cali sono tra il 18 e il 28%) ma che seppure con intensità diversa non risparmia nessun comparto: il migliore, l’alimentare, nei primi nove mesi cede comunque il 2,6% in termini di output.

La rinnovata incertezza medico-sanitaria getta ora altra sabbia negli ingranaggi della ripresa, congelando molti dei piani di investimento. Progetti 2020 già visti al ribasso del 10% dalle aziende nella rilevazione di marzo-aprile, ora rivisti ulteriormente in calo da quasi la metà del campione sondato da Bankitalia, panel che quanto a nuovi programmi per il 2021 ipotizza al momento stabilità, senza rimbalzi in arrivo.

Esito del resto comprensibile alla luce dei risultati attuali, con il 75% delle imprese a vedere un calo delle vendite nel primo semestre, per oltre un quinto con frenate che superano il 30% del fatturato 2019. Clima cambiato ad agosto, con metà delle imprese in grado di recuperare i livelli precedenti, risultato brillante ma per nulla “solido” guardando alle nuove restrizioni imposte dalla seconda ondata del virus.

Altro effetto evidente è la contrazione della liquidità, a cui le aziende hanno ovviato attingendo a nuovi prestiti bancari, anche attraverso le garanzie pubbliche.

Sono state 190mila le operazioni avviate in questa modalità in regione tra marzo e settembre, dossier che hanno fornito al sistema lombardo 18 miliardi di euro di risorse. In parallelo si vede quindi impennare la curva dei prestiti, a lungo in frenata negli ultimi anni: da un calo del 2,6% nel 2019 si è passati ad un progresso di oltre sei punti nel mese di settembre, ultima tappa di una accelerazione avviata a marzo per le imprese maggiori, con un lieve ritardo per le realtà di minori dimensioni.

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In termini occupazionali l’impatto è mitigato dal blocco dei licenziamenti, anche se il saldo tra attivazioni e cessazioni di contratti, attivo per 117mila unità nel primo semestre 2019, è in rosso di 38.500 persone ora. La frenata del tasso di disoccupazione, crollato ad un improbabile 4,4%, è in realtà risultato del balzo degli inattivi o “scoraggiati”, con le persone in cerca di lavoro a crollare del 25%. Se il sistema ha comunque retto (l’occupazione cede l’1,3%) lo deve all’utilizzo massiccio degli ammortizzatori sociali, con un utilizzo di ore di Cassa integrazione progressivamente ridotta dopo il picco di marzo e aprile ma comunque in medie 20 volte oltre i livelli dello scorso anno.

«Cosa deve cambiare? Per invertire la rotta - spiega il direttore della sede di Milano della Banca d’Italia Giuseppe Sopranzetti - deve anzitutto ritornare la fiducia».

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    Luca Orlandoinviato-caporedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese

    Argomenti: Imprese, meccanica, innovazione, export, macchinari, Industria 4.0, robot

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