Innovazione

In «Magna Graecia» il vino bio, dinamico e in barrique

Tecniche ecosostenibili e recupero dei vitigni autoctoni per l'azienda di Vincenzo Granato a Spezzano (Cs) - Coltivazioni in montagna, collina e pianura

di Donata Marrazzo


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A Spezzano (Cs) nel parco della Sila i vigneti di famiglia con antichi palmenti ora di Vincenzo Granato

3' di lettura

Dieci anni, o poco più, per farsi impresa, anzi cantina. Per passare da un negozio di vini sfusi, chiamato «A grutta i Baronè», a una vera azienda vitivinicola, «Magna Graecia», fra le più interessanti del panorama regionale. Dieci anni per recuperare il vigneto di famiglia, reinnestarlo e farne un campo di vitigni autoctoni – Magliocco, Guernaccia Nera, Pecorello – con antichi palmenti e un’area sperimentale dedicata alla coltivazione del Traminer aromatico.

Siamo a Spezzano, nel parco nazionale della Sila a pochi chilometri da Camigliatello, rinomata località sciistica in provincia di Cosenza. Una parte delle colture si sviluppa a valle del paese, a circa 450 metri di altitudine. Il resto, 17 ettari, si espande nella zona di Frascineto, centro arbëreshë - comunità di origine albanese - che conserva la lingua, le tradizioni e le funzioni religiose del rito bizantino, dentro il parco del Pollino. A Vincenzo Granato, che rappresenta la quarta generazione in vigna, la laurea in ingegneria gestionale, conseguita all’università della Calabria, più un anno di specializzazione in California, è servita a rielaborare tutti i passaggi necessari a produrre vino di qualità. A brevettare, tra l’altro, una particolare macchina refrigerante che gli consente di avere il controllo delle temperature durante la fase di vinificazione e di maturazione delle uve, con un risparmio energetico del 50 per cento. E a lanciare sul mercato Magna Graecia.

Tutto il settore enologico, nella regione, da qualche anno è diventato più competitivo. Soprattutto da quando la Calabria ha riscoperto la sua identità di terra del vino, «Enotria» come la chiamavano i Greci: circa 11mila ettari di superficie coltivata a vite di cui il 29% in montagna, 15% in collina, 56% in pianura. E il 51% è a vite a regime di coltivazione biologica. Gli addetti del settore, poi, sono 13mila. Nel 2018 quasi 4 bottiglie su 10 - il 38% della produzione regionale - erano Dop o Igp, per un totale di circa 145mila ettolitri. La produzione si concentra soprattutto sui rossi e i rosati (75%) rispetto ai vini bianchi. Il giro d’affari supera i 100 milioni di euro con un aumento dell’export (+3% nel 2018 verso Usa, Germania e Regno Unito).

Uno scenario di mercato che ha spinto Granata a rimboccarsi le maniche. «Ho iniziato a potare le piante a guyot (un sistema che permette di modificare e migliorare la crescita della pianta e dei suoi frutti, n.d.r.) per preservare la vite rendendola più longeva e di qualità anche a scapito della resa. Ho nutrito il terreno con favino, lupino e scarti della tostatura del caffè prelevati da una torrefazione vicina. Ho diviso il terreno in base ai diversi metodi di arricchimento e di potatura. E ho aggiunto feccia e vinaccia chiudendo il cerchio della mia economia: produco vino in modo ecosostenibile».

Da ogni pianta raccoglie meno di un chilo di uva. Un ettaro rende 50 quintali e uva di qualità, ad alta gradazione anche per i bianchi e i rosati. La produzione è di 50mila bottiglie. L’export verso Stati Uniti e Giappone è appena cominciato. Il fatturato in crescita, lo scorso anno si aggirava intorno ai 500mila euro.

«Al Sud è difficile produrre vini leggeri – spiega l’imprenditore – ma noi assecondiamo il territorio, prendiamo ciò che la natura ci restituisce». Così fra meno di un mese, dall’uva appassita sui graticci e affinata in modo dinamico in barrique nascerà VI Secolo, Magliocco in purezza, la prima Dop di Magna Graecia. «I nostri tempi ci portano fuori dal mercato e usciamo in ritardo. Ma preferiamo seguire i ritmi della vinificazione naturale». Il suo Baronè Rosso, da uve di Guernaccia Nera, è stato medaglia d’oro nel 2017 al “Concours Mondial de Bruxelles”.

Da buon innovatore, ora Granata sperimenta il Traminer aromatico su terroir calabrese. Ma non ci anticipa nulla. Accenna solo a un nuovo progetto per Frascineto: «Un’impresa agricola etica e sostenibile, rispettosa dei tempi e della fatica di chi lavora nelle vigne, con strutture a disposizione delle famiglie».

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