criminalità

In manette le “zarine” dei casalesi: maxi-operazione della Dda di Napoli

di Marco Ludovico

2' di lettura

Katia, 34 anni; Teresa, 26 anni; Orietta, 42 anni. E' il vertice decisionale e strategico, tutto al femminile, della fazione Bidognetti del clan dei Casalesi, decapitato stamattina all'alba in un'operazione congiunta Dia, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza. Il gip del tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della procura partenopea, ha disposto 31 ordini di custodia cautelare.

Katia e Teresa sono figlie di Francesco Bidognetti, detto “Cicciotto ‘e mezzanotte”, arrestato nel 1993 e in carcere a L'Aquila in regime di 41 bis, storico fondatore del clan dei Casalesi insieme a Francesco Schiavone, ribattezzato “Sandokan”. Orietta Verso è la nuora di “Cicciotto”: ha sposato il figlio Raffaele, chiamato “o Puffo”. Tutte incensurate, Katia e Teresa ora sono in manette mentre Teresa, in stato di gravidanza, è ai domiciliari. Gravissime le accuse: associazione per delinquere di tipo mafioso, ricettazione, estorsione, tutti delitti aggravati per aver favorito il clan dei Casalesi.
Un solo uomo aveva accesso alle “zarine”: è Vincenzo Bidognetti - nessuna parentela con ‘Cicciotto e la sua stirpe - detto “o bellillo”, 31 anni, anche lui agli arresti. E' l'unico tra gli affiliati al clan camorristico in contatto con le tre donne, il solo autorizzato a riferire le indicazioni stabilite del vertice o a riportare i messaggi della manovalanza criminale. Le indagini sulla famiglia Bidognetti sono state svolte dal centro Dia di Napoli al comando del primo dirigente della Polizia di Stato, Giuseppe Linares.

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Katia desiderava perfino la morte della madre perché Anna Carrino, moglie in seconde nozze di Francesco Bidognetti, nel 2007 diventa collaboratrice di giustizia. La figlia più giovane di ‘Cicciotto - spietata fino a odiare senza limiti anche la sorella Teresa - in una intercettazione della Dia si sente mentre parla con il padre e dice di sua madre: “Che la possano uccidere lei e tutta la famiglia”. Le sorelle Bidognetti, secondo gli investigatori, distribuivano stipendi, assistenza economica e legale, e gestivano le informazioni dal carcere. A Orietta Verso un gruppo di irriducibili del clan Bidognetti ha versato somme ricevendo ordini e indicazioni anche provenienti dal carcere.
La risposta dello Stato contro la guerra in atto a Napoli non è da poco. Proprio il 24 gennaio tre ordigni in successione sono esplosi a Parete e Giugliano, nel feudo dei Bidognetti, davanti ad alcuni esercizi commerciali. Gli ordini di custodia cautelare sono stati eseguiti tra Casal di Principe e Parete, in provincia di Caserta, L'Aquila e Formia, in provincia di Latina.

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