Asia

In Myanmar continuano le proteste contro il colpo di stato. Sui social la campagna Bang Your Pot

La giunta militare ha aumentato la repressione, ordinato il blackout della rete. Chi protesta rischia fino a 20 anni di carcere

La campagna social per il Myanmar

2' di lettura

Dal colpo di stato del primo febbraio in Myanmar, l'ex Birmania, dopo che la giunta militare ha arrestato la leader eletta Aung San Suu Kyi, il presidente Win Myint e i componenti del governo democratico continuano le proteste in diverse città. La giunta militare nel weekend ha aumentato le azioni di repressione, ordinato il blackout di internet per isolare il paese e reso più facile per le autorità arrestare le persone che protestano contro il colpo di stato. Polizia e soldati birmani hanno sparato e lanciato lacrimogeni sui civili durante una manifestazione di protesta contro il golpe a Mandalay, città del nord del Myanmar.

Secondo il portale Frontier Myanmar, vi sono stati anche spari a caso all'interno delle case. Immagini apparse sui social media mostrano persone ferite da quelle che sembrano pallottole di gomma. Non è chiaro se siano state usate anche munizioni vere e se vi siano morti. Alcuni video postati su Twitter mostrano soldati che marciano per le strade di Mandalay agitando bastoni. Frontier Myanmar riporta anche diversi arresti.

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La giunta militare minaccia fino a 20 anni di carcere per chi si oppone al golpe. Un comunicato diffuso dal sito dei militari, riferisce la Bbc, avverte che quanti impediranno alle forze armate di compiere il loro dovere potranno essere puniti con pene fino a 20 anni di carcere. Sono previste multe e carcerazione da tre a sette anni per chi alimenta la paura, esorta alla rivolta in pubblico e incita all'odio contro i militari “con parole, sia pronunciate che scritte, segni o rappresentazioni”. L'annuncio dei militari arriva mentre mezzi corazzati dell'esercito sono apparsi in diverse città del Myanmar, dove centinaia di migliaia di persone, nonostante la repressione dei militari, continuano a manifestare contro il golpe, chiedendo la liberazione di Aung San Suu Kyi e degli altri leader democratici arrestati. Le proteste continuano.

Myanmar, armi e blindati non fermano le proteste

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La gente la sera, dalle 20, batte le pentole dalle case come segno di protesta. Un vecchio rito popolare contro il maligno che è stato trasformato in atto di ribellione e di protesta contro il colpo di stato. Sui social network per attirare l'attenzione e sensibilizzare l'opinione pubblica occidentale sulla lotta per la democrazia del popolo birmano è partita la campagna “Bang Your Pot”. L'idea è quella di chiedere alla gente di battere le pentole a casa con gli amici, in piazza o dove si vuole e poi postare un breve video sui social, condividerlo nelle chat scrivendo da dove, indicando la nazione, la città e così via.

Questo il testo girato dal comitato organizzatore della protesta via social a favore del popolo birmano: “BANG YOUR POT – Unitevi a noi nel sostegno al popolo birmano, BATTETE LE VOSTRE PENTOLE e mandate in giro il vostro video, postate su tutti i social che potete e inoltrate il messaggio nelle chat. Scrivi la tua città e metti la tua bandiera se vuoi! Insieme facciamo sentire la nostra voce e diamo CORAGGIO a questo fantastico popolo che sta lottando per la libertà e la democrazia rischiando ogni giorno la propria vita. Non dimenticare gli hashtag:
#Savemyanmar #fightfordemocracy
#justiceformyanmar
#civildisobediencemovement

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