assobiomedica: possibile ridurre i contagi del 30%

In ospedale 700mila infezioni l'anno e spesa da 1 miliardo. La ricetta per ridurre i contagi del 30%

di Rosanna Magnano

(ML Antonelli / AGF)

3' di lettura

Ogni anno 700mila pazienti sono colpiti da un'infezione ospedaliera e 7mila sono i decessi causati da questo fenomeno con un aggravio triplicato dei costi per complicanze dovute al post-ricovero e una spesa sanitaria pari a un miliardo. È questo il conto da pagare in termini umani ed economici secondo le stime di Assobiomedica illustrate in occasione della Giornata mondiale dell'igiene delle mani, istituita dall'Organizzazione mondiale della Sanità il 5 maggio. Le infezioni correlate all'assistenza (Ica) più frequenti nel nostro Paese sono quelle respiratorie (24%), seguite da quelle del tratto urinario (21%), le infezioni del sito chirurgico (16%) e, infine, dalle infezioni del sangue confermate dal laboratorio (16%).

La sentenza della Cassazione 11994/2017

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La ricetta per abbattere il contagio
Per affrontare il problema, l'industria del biomedicale propone una ricetta in cinque punti che potrebbe abbattere il contagio del 30%: definire linee generali d'intervento nei luoghi di assistenza sanitaria e adottare programmi con indicatori di risultato; favorire il rispetto delle linee guida basate sull'evidenza scientifica; diffondere programmi di formazione per i professionisti sanitari e per i pazienti; favorire l'adozione di soluzioni tecnologiche che aiutino la prevenzione e il controllo delle infezioni e dell'antimicrobico resistenza; incoraggiare tutti gli operatori dei luoghi di assistenza a monitorare il tasso delle infezioni e sensibilizzarli sull'importanza di rendere tali dati disponibili a tutti i cittadini.

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«È importante che le strutture sanitarie – ha dichiarato il presidente di Assobiomedica, Luigi Boggio - effettuino un cambiamento decisivo in questo senso e comincino ad adottare misure virtuose per ridurre il fenomeno delle infezioni correlate all'assistenza sanitaria sia per la tutela della salute dei pazienti che per la sostenibilità del sistema sanitario. Ci auguriamo che il Piano contro i batteri multiresistenti del Ministero della Salute introduca sistemi di prevenzione e monitoraggio delle infezioni che arginino il problema: dalla formazione del personale medico-sanitario all'introduzione di tecnologie innovative costo-efficaci, dalla riduzione dei rischi attraverso un adeguato livello di pulizia e igiene degli ambienti ospedalieri alla definizione di politiche sulla prevenzione dei rischi. È infatti necessario intervenire quanto prima sia sui diversi livelli organizzativi sia su strumenti e mezzi utilizzati dagli operatori sanitari, che grazie alla collaborazione e al lavoro interdisciplinare, permettano di ridurre il tasso di infezioni correlate all'assistenza sanitaria e contrastare l'antimicrobico resistenza».

Il modello Step

I passi da fare seguono il modello “Step – Staff, Technology, Environment, Process” (Medtech Europe, 2016) proposto a livello europeo per combattere le infezioni correlate all'assistenza, che può rappresentare la chiave di volta per la gestione contestuale il doppio problema infezioni-antibioticoresistenza.
Il modello “Step”, infatti, propone di agire in modo mirato su quattro categorie di risorse presenti in tutti i contesti di assistenza sanitaria, ovvero: Staff (formazione del personale), Technology (introduzione di tecnologie innovative costo-efficaci), Environment (riduzione dei rischi ambientali attraverso un adeguato livello di pulizia e igiene), Processes (definizione di politiche sulla prevenzione dei rischi).

Italia tra i Big five Ue per l'antibiotico resistenza
I dati italiani sulla prevalenza delle Ica, sottolinea Assobiomedica, sono in generale in linea con quelli europei, pari a circa il 6%. Ma per alcuni specifici tipi di infezioni, si rileva una frequenza più elevata rispetto al valore che si riscontra in alcuni paesi d'Europa (European Center for Disease Control, 2013), come ad esempio quelle correlate all'uso di catetere intravascolare.
Siamo invece in una situazione ben più grave rispetto ai partner europei sul fronte della antibiotico resistenza. Nell'Ue ogni anno si stimano 25mila morti per infezioni causate da batteri resistenti agli antimicrobici, su un totale di circa 400mila casi complessivi. In Italia lo stesso fenomeno è ancora più drammatico a causa della diffusione di microrganismi multi-resistenti con una frequenza significativamente maggiore rispetto ad altri Paesi europei come, ad esempio, l'Mrsa (Meticillin-resistant Staphylococcus aureus). Nel nostro Paese, si registra una percentuale di resistenza Mrsa compresa tra il 25% e il 50%, rispetto a una resistenza inferiore al 25% nei paesi che, insieme all'Italia, costituiscono i cosiddetti Big Five (Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna).
Il fenomeno della resistenza è attribuibile anche all'elevato ricorso agli antibiotici: la prevalenza di pazienti con almeno un trattamento antibiotico è pari al 44% in Italia, contro una media europea del 35 per cento. E anche in questo caso la geografia penalizza i pazienti del Centro e del Sud Italia, dove il fenomeno dell'antibiotico resistenza risulta più diffuso rispetto al Nord.

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