L’evoluzione della pandemia

In ospedale per altre malattie e positivo al Covid: uno su 3 è un «paziente-centauro»

Reparti in affanno e costretti a organizzare un’assistenza divisa in tre fasce: malati positivi da curare per Coronavirus, malati positivi ma senza sintomi Covid da trattare per altre patologie e pazienti non Covid. Fiaso: il 34% dei positivi in ospedale è ricoverato per altri motivi

di Barbara Gobbi

Coronavirus: il bollettino del 12 gennaio 2022

4' di lettura

Grazie alla campagna vaccinale che protegge dalle forme di malattia più gravi di Covid e con una pandemia che cambia faccia rapidamente, muta anche l'identikit dei pazienti coinvolti. Al dilagare della variante Omicron – che secondo l'Oms arriverà al galoppo a infettare la metà della popolazione della regione europea – è spuntato ormai nei reparti il paziente-centauro: metà con Covid, metà affetto da altre patologie e come tale da trattare in modo differente e in diversi setting assistenziali.

Il paziente «centauro»

Lo ha “scovato” la rete degli ospedali-sentinella di Fiaso, la Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere, che tiene le antenne dritte sul Covid “proprio per anticipare soluzioni organizzative e per capire dove stiamo andando, un po' prima che le cose succedano”, spiega il presidente Giovanni Migliore. Che continua: «Questa ondata di Covid è molto diversa dalle prime: grazie ai vaccini non siamo reclusi a casa e - finalmente - la gente esce, lavora e ha una vita sociale. Ma questo significa anche che tornano ad avere traumi o incidenti o che si ammalano come un anno fa, a causa della circolazione ridotta delle persone, non succedeva più. Questo ci richiede anche risposte diverse: se è vero che grazie ai vaccini abbiamo dimezzato ospedalizzazioni e terapie intensive occupate, è anche vero che la varietà dei pazienti Covid che vanno in ospedale ci obbliga a uno sforzo organizzativo maggiore».Perché oggi in ospedale arrivano pazienti Covid “classici”, cioè con patologia polmonare, pazienti non Covid che vanno seguiti e tutelati in percorsi “Covid free” e pazienti positivi ma senza patologia polmonare, con altre malattie concomitanti - i “centauri”, appunto – a cui va riservata un'organizzazione a se stante. E non sono pochi. La stima è di circa il 34%: oltre uno su tre che, spiegano dalla Federazione, viene ospedalizzato per curare tutt'altro, come traumi, infarti, emorragie, scompensi e tumori.

Loading...

L'indagine Fiaso

I dati emergono da uno studio fatto da Fiaso sui ricoveri di sei grandi aziende ospedaliere e sanitarie: gli Spedali Civili di Brescia, l'Irccs Ospedale Policlinico S. Martino di Genova, l'Irccs Aou di Bologna, il Policlinico Tor Vergata di Roma, l'ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino e il Policlinico di Bari. In tutto sono stati analizzati 550 pazienti ricoverati nelle aree Covid delle sei strutture, per un campione pari al 4% del totale dei ricoverati negli ospedali italiani. Sono 363 (il 66%) gli ospedalizzati con diagnosi da infezione polmonare, mentre 187 (il 34%) non manifestano segni clinici, radiografici e laboratoristici di interessamento polmonare. Quindi – rileva l'indagine - sono stati ricoverati non per il virus ma con il virus. Per lo più si tratta di pazienti arrivati in ospedale o al pronto soccorso per altri problemi e che, al momento del ricovero che prevede il tampone, risultano portatori dell'infezione da Sars-Cov-2 ma senza sintomi di malattia.

Diagnosi Covid occasionale

La diagnosi è dunque occasionale. La stragrande maggioranza, il 36% del totale dei ricoverati positivi ma senza sintomi respiratori, sono donne in gravidanza a cui serve assistenza ostetrica e ginecologica. Il 33% invece è fatto di pazienti che hanno subito uno scompenso della condizione internistica derivante da diabete o altre malattie metaboliche, da patologie cardiovascolari, neurologiche, oncologiche o broncopneumopatie croniche. Un 8% sono persone con ischemie, ictus, emorragie cerebrali o infarti e un altro 8% sono pazienti che devono sottoporsi a un intervento chirurgico urgente e indifferibile pur se “positivi”. C'è poi un 6% di individui che arrivano al pronto soccorso dopo incidenti richiede assistenza per traumi e fratture.

La priorità: riorganizzare l'assistenza

Sarà un piccolo esercito estemporaneo, destinato a disperdersi in breve tempo? Niente affatto, secondo Migliore “già oggi ci troviamo a ridondare reparti e personale per far fronte alle esigenze di un'assistenza tripartita e non c'è dubbio che il futuro sarà questo, almeno per i prossimi anni. Andrà organizzata un'assistenza diversa, ospedaliera e territoriale. Con la campagna vaccinale ridurremo notevolmente la circolazione del virus ma dovremo immaginare comunque percorsi che garantiscano la maggior sicurezza per i pazienti. Perché in una situazione che probabilmente diventerà endemica, troveremo sempre più pazienti che grazie ai vaccini non avranno sviluppato patologia polmonare importante ma che saranno comunque positivi, da trattare in percorsi dedicati”. Qualche struttura si è già mossa attivando competenze cliniche miste e un'assistenza interdisciplinare. Occorre pensare a reparti Covid per il cardiotoracico, per la chirurgia multispecialistica. Per l'ostetricia già in molti ospedali sono state realizzate aree Covid mentre a Brescia e Bari esistono anche ambulatori per la dialisi di pazienti positivi. A Bari-Fiera del Levante il padiglione dell'emergenza ha 150 posti letto in moduli da 16 letti, dove lavorano medici internisti, fisiatri, rianimatori, pneumologi, nefrologi.

Modello organizzativo per aree trasversali

“Qui – spiega Migliore - è stato sperimentato un modello organizzativo per aree trasversali integrate in cui i medici prendono in carico il paziente da subito e contribuiscono insieme al percorso di cura, migliorando le prestazioni ma anche il benessere lavorativo e organizzativo. Ci sono 8 posti letto di nefrodialisi e una sala operatoria e stiamo realizzando un ambiente ad hoc dove cardiologi e neurologi possano assistere pazienti con stroke o infarto del miocardio. Una soluzione organizzativa che risponde alla variabilità che di volta in volta si presenta: pazienti positivi al Covid, sia sintomatici che asintomatici per patologia polmonare”.

Personale da potenziare

Resta la variabile del personale, che pare non bastare mai: la stabilizzazione di circa 48mila sanitari “precari della pandemia” arrivata con la legge di Bilancio è “un primo segnale importante – sottolinea infine il presidente Fiaso – ma la vera scommessa è nell'abolizione dei tetti di spesa per gli operatori sanitari, che deve cedere il passo a una programmazione ragionata sugli standard di personale tale da garantire un'assistenza adeguata nei diversi setting tra territorio e ospedale, restituendo appropriatezza ai percorsi e facendo sì che ciascun paziente possa essere curato là dove ne ha bisogno”.


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti