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In pianura il polo del metano, vale metà del fabbisogno italiano

di Jacopo Giliberto

4' di lettura

Circa metà della capacità nazionale di stoccaggio. La Lombardia con i suoi sei impianti di stoccaggio è il polo italiano del metano. Nel sottosuolo della pianura si nascondono disponibilità per immagazzinare 8,5-9 miliardi di metri cubi di gas sui 17 miliardi di stoccaggi di cui dispone l’Italia, seconda in Europa per disponibilità dopo la Germania.

Ben poche persone hanno notato questi impianti. I serbatoi sono invisibili, sepolti sotto migliaia di metri di roccia: sono vecchi giacimenti in profondità nel sottosuolo, falde di roccia compatta imbevuta di idrocarburi che avevano sigillato il metano per milioni di anni; che sono stati sfruttati per estrarne il gas. Ed estratto il metano, quelle rocce solide possono essere impregnate nuovamente di gas, immettendolo ed estraendolo secondo i bisogni del mercato e le emergenze.

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Ecco i sei stoccaggi lombardi

Dove sono gli stoccaggi lombardi? Eccoli, elencati uno per uno in ordine rigorosamente alfabetico.

Bordolano, Snam, 1,2 miliardi di metri cubi nelle profondità fra Quinzano e Casalbuttano a cavallo tra le province di Cremona e di Brescia.

Brugherio, Snam, tra Monza e Milano, capacità 330 milioni di metri cubi.

Cornegliano, Ital Gas Storage (gruppo F2i), sull’argine della Muzza tra Lodi e l’autostrada, 1,3 miliardi di metri cubi.

Ripalta Cremasca, Snam, sotto al fiume Serio fra Crema, Montòdine e Castelleone, 2,01 miliardi di metri cubi.

Sergnano, Snam, nelle profondità sotto al fiume Serio tra Mozzanica e Pianengo dove l’alta provincia di Cremona si unisce alla bassa bergamasca, 2,24 miliardi di metri cubi.

Settala, Snam, nella bassa milanese tra la Rivoltana, Paullo e la tangenziale esterna, 1,68 miliardi di metri cubi.

Paure e polemiche

L’elenco ci dice che la società più attiva è la Stogit, del gruppo Snam, e che la provincia che ospita la maggior parte degli stoccaggi è quella di Cremona, seguita dal Milanese. Il ruolo della Snam è eredità degli investimenti che fece la società nei decenni lontani in cui era controllata dall’Eni, poiché diversi degli impianti elencati risalgono già agli anni ’60.

I più recenti sono quelli avviati a Bordolano e a Cornegliano Laudense, realizzati pochi anni fa. E come è quasi prevedibile, la realizzazione dei due impianti più recenti è stata accompagnata dall’immancabile protesta di comitati del no. Queste istallazioni saranno sicure? È una bomba sotto i nostri piedi? E se il metano dovesse uscirne? Perché proprio qui?

Ma i meccanismi della paura per ciò che non si conosce scattano anche per gli impianti antichi di decenni, presenti da sempre nel sottosuolo e, in superficie, con le centrali di pompaggio in mezzo alla campagna. La paura irrazionale emerge quando si viene a sapere di trovarsi sopra a uno di questi antichi giacimenti diventati serbatoi. Così è accaduto per lo sgomento di molti abitanti di Brugherio quando hanno letto le notizie recenti dei giornali sugli stoccaggi di gas, tema caldissimo, e si sono domandati: ma come, anche noi?

La paura della pressione

Gli stoccaggi italiani ora sono pieni al 95%, e si continua a iniettarvi metano, ma in questo periodo di parla di portare il grado di riempimento degli stoccaggi al 110%. Il fatto è che il gas è, appunto, gas. Cioè è comprimibile. Uno stoccaggio al 100% significa che vi viene iniettato tanto gas quanto ce n’era quando era ancora un giacimento, fino a raggiungere la pressione originaria di quando venne scoperto e perforato la prima volta. Questa pressione storica cambia da stoccaggio a stoccaggio. Geologi e ingegneri minerari assicurano che ve ne può spingere anche il 30% in più senza alcun problema, poiché il gas in più risospinge via l’acqua di falda che si era infiltrata al suo posto, ma gli abitanti di Brugherio e Cologno Monzese erano insorti terrorizzati quando sotto i loro piedi si voleva sperimentare una sovrappressione del 107%.

A che cosa servono

Questi depositi sotterranei vengono riempiti di gas quando la domanda è scarsa e l’offerta è meno cara, cioè in genere d’estate, e vengono vuotati quando la domanda è più alta e i prezzi sono più muscolosi, cioè in genere d’inverno. Nella frase appena letta è ripetuta due volte la locuzione “in genere” perché quest’anno il mercato del gas non ha seguito l’andamento e gli stoccaggi hanno cambiato leggermente lo scopo, diventato meno commerciale e più strategico.

La domanda di metano decollata con una salita ripida subito dopo la crisi sanitaria del 2020, e gli sconquassi che l’invasione russa ha generato non solamente sulla martoriata Ucraina ma anche nel mercato del gas, hanno cambiato lo scenario.

Quest’estate il metano sul mercato europeo ha sentito i prezzi più infiammati, decine di volte superiori al normale, mentre le politiche di accaparramento e immagazzinamento Germania e Italia hanno spinto i listini del gas ancora più in alto. Quest’estate i depositi italiani sono stati riempiti con i prezzi più furibondi della storia e verranno vuotati al contrario quando il metano costerà meno, cioè con vendite sottocosto e in perdita. Inoltre, l’accumulazione estiva di metano ha avuto un valore non più commerciale ma eminentemente per fare scorta strategica in visto di probabili mancanze di gas sul mercato.

Stoccaggi futuri in Lombardia

Per ora non sono previste realizzazioni di nuovi depositi di gas in Lombardia. I programmi parlano della Romagna (Alfonsine, in provincia di Ravenna) e dell’Abruzzo (Fiume Treste, nelle vicinanze di Chieti). Però diversi vecchi giacimenti lombardi di metano sono stati candidati per accogliere in futuro stoccaggi.

Ecco qualche esempio. Anni fa venne candidato a ospitare un deposito il giacimento di Voltido, alle porte di Piadena (Cremona). Bagnolo Mella, nella bassa bresciana verso Offlaga e Manerbio, potrebbe ospitare uno stoccaggio di dimensioni decisamente compatte, stimato in circa 90 milioni di metri cubi. Romanengo, nel Cremasco tra Soncino e Crema, potrebbe arrivare a 270 milioni di metri cubi.

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  • Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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