sanità

In Pronto soccorso un milione di pazienti l'anno staziona in attesa di ricovero

di Barbara Gobbi


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2' di lettura

L'attesa per un posto letto può durare 12 ore, ma anche giorni interi. Dopo il triage, dopo le ore e ore che soprattutto nei grandi ospedali metropolitani passano, in attesa di una prima visita o degli esami necessari alla diagnosi, non è ancora finita. Completato l'iter di pronto soccorso, tremila pazienti ogni giorno aspettano di essere ricoverati. Magari in barella, o sdraiati in corridoio su lettighe di fortuna.

L'ultima stima del sovraffollamento nelle strutture d'emergenza in Italia arriva dalla Simeu, la Società della Medicina d'emergenza-urgenza, che in occasione della Settimana nazionale del Pronto soccorso, dal 13 al 21 maggio, torna a lanciare l'allarme su quella che è la "bestia nera" di pazienti, personale e manager sanitari: il collo di bottiglia tra Pronto soccorso e reparti.

L'istantanea del 13 marzo
La rilevazione Simeu ha fotografato una giornata-tipo, lunedì 13 marzo scorso, senza picchi influenzali né ondate di calore. Alle 14 di quel giorno, erano 1.500 i pazienti in attesa di ricovero in 243 ospedali da Nord a Sud della Penisola. Strutture significative, che da sole cumulano il 52% degli accessi (11 milioni di pazienti). La stima delle persone in attesa in tutta Italia è presto fatta: se nelle strutture-campione sono 1.500, in tutta Italia si arriva a tremila. Che in un anno intero significa oltre un milione di pazienti.

Lo stato dell'arte
Anni di proposte organizzative non hanno cambiato sostanzialmente la realtà del sovraffollamento. Come spiega la presidente Simeu, Maria Pia Ruggieri: «La Società italiana della medicina di emergenza urgenza – afferma - da anni impegnata nella definizione di modelli organizzativi-strutturali per migliorare l'efficienza del sistema dell'emergenza, ha già elaborato una proposta dettagliata per affrontare la situazione, individuando una serie di punti fondamentali su cui è necessario un impegno comune delle istituzioni, delle aziende ospedaliere e delle singole strutture, contenuto nel "Policy Statement sul Sovraffollamento dei Pronto Soccorso" di novembre 2015. Ora torniamo a sollecitare un intervento congiunto per la salvaguardia del sistema sanitario nazionale».

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Le richieste dei cittadini
A sollecitare soluzioni che facilitino la vita sanitaria e il ricovero, quando necessario, dei pazienti, è Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. Che ricorda: « Il Pronto soccorso è l'unico presidio del servizio sanitario nazionale attivo h24 e sette giorni su sette, sempre pronto a rispondere al bisogno di salute della collettività, un servizio nel quale i cittadini ripongono molta fiducia nonostante in alcuni casi i disagi dovuti alle attese, un servizio che tra l'altro si fa carico ogni giorno anche di alcune inefficienze che esistono all'interno degli altri reparti ospedalieri e nei servizi sanitari territoriali. Il Ps va sostenuto, rafforzato e migliorato garantendo l'attivazione in tutti i Ps dell'Osservazione breve intensiva (Obi) con posti letto dedicati, ad oggi non attiva in molte realtà, una migliore e più trasparente gestione dei posti letto degli altri reparti ospedalieri, una più attenta politica del personale e l'adozione da parte di tutte le strutture sanitarie della Carta dei Diritti al Pronto soccorso».

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