Assunzioni hi-tech

In Puglia le aziende del software a caccia di 900 ingegneri

A Bari la Ernst&Young inserirà in organico altri 150 addetti entro dicembre 2021. La Fincons recluterà 200 persone tra il capoluogo della regione, Lecce e Bisceglie

di Vincenzo Rutigliano


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Negli ultimi anni la Puglia ha dimostrato un forte potere d'attrazione nei settori dell'Ict, aerospazio e tecnologie digitali

4' di lettura

La Puglia “California del software”?. Chiara Pertosa, presidente di Sitael (aerospazio e Iot) del gruppo Angel di Monopoli, ne è convinta. La regione ha un forte appeal in tema di investimenti nell’Ict e nelle tecnologie digitali, e i numeri lo confermano. A cominciare dal capoluogo di regione. A Bari la Ernst&Young ha aperto da poche settimane un nuovo competence center: dopo i primi 50 tra ingegneri e neolaureati assunti a dicembre scorso in ambito Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics), altri 150 professionisti verranno reclutati entro dicembre 2021. E tutti si occuperanno, nella “EY Business Solution” - questo il nome del competence center - di trasformazione digitale.

La Fincons - fondata nel 1983 da Michele Moretti, ingegnere barese, e cresciuta sino a diventare una multinazionale della consulenza informatica con quartier generale in Svizzera - assumerà altri 200 professionisti. Sono tutti destinati al delivery center di Bari (sta sorgendo un building nella zona dell’aeroporto nel quale confluiranno 2 vecchie sedi), alla sede di Lecce e a quella, di nuova apertura, prevista a Bisceglie, nella Bat, per i primi giorni di febbraio. I nuovi assunti si aggiungeranno ai 700, tra tecnici ed ingegneri, che il gruppo già occupa sia in Italia (Milano, Verona, Roma, Catania), che in Svizzera, a Monaco di Baviera, Londra, New York e Los Angeles e presto anche a Parigi.

Insieme alla Fincons, anche in Auriga - soluzioni software per i principali gruppi bancari italiani, 34.000 Atm gestiti, 28 milioni di fatturato nel 2018 e 320 dipendenti - prevedono per quest’anno altre 30 assunzioni. La spa barese, nata nel 1992, ha uffici anche a Mosca, Singapore, in Australia, e le nuove assunzioni sono in linea con un programma occupazionale in continuo aumento da 4-5 anni.

Pure Exprivia di Molfetta, nel barese (620 milioni di fatturato),spa quotata al segmento Star di Borsa italiana e uno dei più grandi player a livello internazionale come system integrator, annuncia per il 2020 un fabbisogno di almeno 250 addetti, all’esito del turn over, che però potrà soddisfare per 200: «Siamo indietro di 50», dice Domenico Favuzzi, presidente e ad del gruppo.

La barese Planetek (elaborazione dati satellitari, aerei e da droni e monitoraggio continuo della superficie terrestre), cerca 20 addetti, di cui 16 per la Planetek Ellas. Nella Sitael di Mola di Bari che occupa 400 addetti, verrà testato, a giugno, il primo satellite commerciale small realizzato con componenti tutte prodotte in house. Per sostenere questi e altri progetti vi sono 150 posizioni lavorative in selezione, che porteranno a 1.300 il numero degli occupati di tutto il gruppo Pertosa (compreso MerMec e Blackshape).

A Lecce la Links di Giancarlo Negro (consulenza in soluzioni di Ict) prevede per il 2020 altre 100 assunzioni che si aggiungeranno ai 500 addetti occupati tra Bari, Roma, Milano, Firenze e Sondrio. I nuovi occupati seguiranno i 200 assunti nel 2019 il cui inserimento è stato preceduto da formazione aziendale interna. Ed altre 2 multinazionali dell’Ict - nomi top secret - stanno studiando Lecce per possibili investimenti che avrebbero un impatto occupazionale di almeno 1.500 addetti.

Per la messa a regime di queste assunzioni c’è però un ostacolo:la carenza di profili professionali specifici dell’Ict. Servono ingegneri, ingegneri informatici, informatici, programmatori, analisti, progettisti di software. Il sistema formativo non regge la richiesta, i laureati in ingegneria e informatica non sono sufficienti, mancano i corsi di laurea che producano gli esperti più ricercati, per esempio nel cloud o nell’Iot (Internet of things, Internet delle cose). Con conseguenze su competitività delle imprese e opportunità legate alla trasformazione digitale.

Il sistema universitario regionale fa quel che può: è qualificato e competente, ma per attivare nuovi corsi e assumere altri docenti vi sono «vincoli alle immatricolazioni nel nostro sistema e io - ammette Stefano Bronzini, rettore dell’università statale di Bari - non posso raddoppiare il numero delle classi come vorrei e metto 8 mesi per assumere le persone da impegnare su ricerca e formazione». Visto dalle imprese il problema è molto serio. Si ricorre a lauree affini a quelle necessarie con specializzazione successiva nelle accademy interne. Così la Macnil-Zucchetti (sicurezza satellitare per auto e flotte aziendali) aprirà un vivaio digitale il 24 gennaio. La Fincons ha la sua IT business school con sedi a Bari e Vimercate dove colma il gap formativo per le professionalità che non richiedono il livello universitario. E per i laureati? «A parte Bari e Lecce - spiega Marcello Finocchiaro, responsabile del delivery center barese - cerchiamo di attrarre verso la Puglia quelli delle università di Napoli, Benevento, Pescara, o sollecitiamo il rientro di professionisti, già da tempo a Milano, e a Bari da noi ce ne sono già molti».

E se non basta si ricorre allo “scouting” dei manager e dipendenti del gruppo per cercare risorse professionali nella loro rete di conoscenze e di relazioni. Senza contare gli incentivi salariali con retribuzioni superiori a quelle contrattuali. Servono però anche manager per le aziende più strutturate, «e portarli al Sud è più difficile», ammette Vincenzo Fiore di Auriga, società che per i diplomati fa scouting anche all’Itis Panetti di Bari. Lecce è un caso emblematico: i laureandi iscritti, nel 2020, all’ultimo anno della magistrale di ingegneria informatica sono solo 23 e a un carrier day organizzato a novembre dalla università salentina c’erano 17 aziende informatiche interessate. «La domanda è il doppio dell'offerta» - spiega il dg dell’ateneo, Donato De Benedetto. Anche in Links la formazione è interna, nell’accademy, ed è a totale carico dell’azienda. «Se fossero già formati ne assumerei altri. I fondi regionali perciò devono sostenere questa formazione specialistica e dare premialità per l’assunzione finale», conclude Negro.

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